Nel 2025 il primo femminicidio dell'anno è avvenuto in Umbria, a Gaifana, una frazione del Comune di Gualdo Tadino. Era il 5 gennaio, la vittima Eliza Stefania Feru, 29 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola nel sonno dal marito, Daniele Bordicchia che poi si è tolto la vita puntando la stessa arma contro di sé. Eliza lavorava da anni come operatrice socio-sanitaria al Serafico di Assisi, dove era stimata e benvoluta da tutti che la ricordano come un persona sempre sorridente e positiva. In sua memoria nel parco dell'Istituto è stata ora installata una panchina rossa con una targa e messa a dimora una pianta di ciliegio. Un gesto simbolico che a poco più di un anno da quella tragedia vuole essere anche un monito rivolto all'intera società.
Quello della panchina rossa è un progetto internazionale che ribadisce il rifiuto della violenza sulle donne. Un impegno che è lo stesso del Serafico "prendersi cura di ogni vita, in particolare di quella più fragile, accompagnando i nostri ragazzi a vivere una vita piena e riconosciuta nella sua dignità" si legge in una nota.
Il ciliegio è l'altro simbolo che accompagna la panchina "pensata per fermarsi, sostare, riflettere. Un luogo che vorremmo vedere pieno di persone capaci di interrogarsi e, un giorno, finalmente vuoto. Quando questo male non esisterà più".
La cerimonia di inaugurazione è stata preceduta da una tavola rotonda aperta ai giovani e alle scuole e dedicata al tema della violenza di genere. All'incontro, moderato dal giornalista Luca Ginetto, hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del mondo associativo e la famiglia di Eliza. Insieme al dolore e alla commozione anche la fermezza e la consapevolezza verso un obiettivo comune: la necessità della prevenzione che deve passare sul piano culturale ed educativo.
Francesca Di Maolo, direttrice del Serafico, ha ricordato la missione dell'Istituto nell'accompagnare "bambini e ragazzi con disabilità gravissime a vivere una vita piena. Ed è proprio per questo che affidiamo ai giovani un messaggio chiaro: l'amore non è possesso, ma libertà".
Presente anche il sindaco di Assisi Valter Stoppini che, facendo riferimento anche la propria esperienza da ex poliziotto, ha ribadito la necessità di rivolgersi alle giovani generazioni trasmettendo il valore del rispetto e della responsabilità verso l'altro. Dello stesso avviso anche don Giovanni Zampa, che ha parlato della panchina rossa come luogo di riflessione oggi ma anche segno inutile domani, quando questo male sarà sconfitto.
La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, già sindaca di Assisi, ha voluto lanciare un monito a vigilare sempre sulle forme della violenza, anche di quelle che passano attraverso la tecnologia, sottolineando come nessuno sia immune e invitando i giovani a non sottovalutare segnali e comportamenti.
L'Umbria lo scorso anno ha dovuto fare i conti con quattro femminicidi. Il primo, quello di Eliza Feru a gennaio mentre ad aprile ce ne sono stati altri due nel giro di poco: prima Ilaria Sula e poi Laura Papadia. A novembre, poco dopo il 25 quando si celebra la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro tutte le donne, è stata uccisa Stefania Terrosi. Tutte e quattro sono state assassinate da partner o ex partner, mostrando come la violenza contro le donne si sviluppi spesso proprio all'interno delle relazioni familiari e affettive.
Un fenomeno di fronte al quale anche la legge, seppur da pochissimo, è cambiata. Lo scorso 2 dicembre l'Italia infatti si è dotata di una legge contro il femminicidio, configurandolo per la prima volta come una fattispecie autonoma di omicidio, punito direttamente con l'ergastolo.