L'Umbria è una delle quattro Regioni italiane commissariate per non aver adempiuto agli obblighi sul dimensionamento scolastico. Insieme al cuore verde d'Italia ci sono infatti anche la Toscana, la Sardegna e l'Emilia-Romagna - tutte amministrate dal centrosinistra - che hanno subito la stessa sorte con l'intervento di un commissario nominato dal Ministero che sta provvedendo agli accorpamenti che ancora mancano all'appello.
Il dimensionamento, che in principio poteva sembrare un passaggio meramente amministrativo con l'adeguamento delle direzioni scolastiche alla popolazione studentesca presente sul territorio, è diventato in realtà campo di scontro politico. Da un lato il governo umbro che ha sempre chiesto al Mim di tener conto delle specificità della regione, dove spesso la scuola rappresenta l'unico presidio pubblico, soprattuto nei piccoli centri rurali. Dall'altro il governo Meloni che deve far quadrare i conti visto che il dimensionamento è previsto nel Pnrr - già dal 2022, con Draghi presidente del Consiglio - e la sua eventuale mancata attuazione metterebbe a rischio le risorse europee già erogate.
Due gli accorpamenti a cui l'Umbria si è opposta, che hanno fatto scattare il commissariamento oltre ad accesi scontri praticamente in ogni sede. Così tra botta e risposta, proteste, solidarietà e attacchi, nel frattempo il direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, Ernesto Pellecchia, è stato nominato commissario ad acta e ha provveduto a far quadrare i conti, almeno su carta. Il 28 gennaio scorso è stato confermato un accorpamento a Gubbio, salvata Terni ma, a sorpresa, è arrivata Città di Castello che in questi giorni è in piena rivolta. E ora anche i sindacati, carte alla mano, alzano la voce.
I sindacati FLC CGIL Umbria, CISL Scuola Umbria e UIL Scuola Umbria, in una nota congiunta a firma rispettivamente di Moira Rosi, Caterina Corsaro e Loretta D’Aprile, spiegano che sul perocrso del dimensionamento la loro è stata una partecipazione attiva e operativa. Una presenza ai tavoli istituzionali dove, ribadiscono, "hanno mantenuto un costante contatto con i lavoratori per rilevarne i bisogni, fornire risposte ma anche divenirne interpreti portando proprio in quei tavoli le istanze dei territori". Prima il presidio del 23 gennaio, poi l'incontro con tutti i soggetti istituzionali coinvolti nel dimensionamento e, ancora, le assemblee sindacali organizzate la scorsa settimana, tutti passaggi che, chiariscono, "non saranno l'ultima espressione della volontà di queste sigle sindacali di 'esserci'".
Ed è qui che arriva l'affondo perché Cgil, Cisl e Uil denunciano che nelle sedi istituzionali è stato negato il diritto alla partecipazione alle realtà coinvolte nel dimensionamento, definendola una "situazione paradossale". Si tratta di territori, spiegano, "che oggi si trovano a dover subire un dimensionamento senza che gli sia stato garantito di essere parte attiva nel processo partecipativo necessario per poter operare scelte oculate e soprattutto per non dover organizzare il proprio futuro 'in extremis"'.
Una decisione, insomma, che sembra calata dall'alto e di fronte alla quale, sostengono le organizzazioni sindacali, non si può tacere. "A quei territori - annunciano - offriremo il nostro sostegno, dopo aver effettuato un'analisi legale dei documenti presentati per il ricorso, valutando un possibile intervento a favore di quel diritto che è stato negato".
"Questo - conclude la nota congiunta - non sarà l'ultimo nostro obiettivo: vigileremo e continueremo ad essere voce dei lavoratori, delle loro scuole, dei loro territori".
Intanto si attende l'esito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica che la Regione Umbria ha presentato lo scorso novembre. Un atto, aveva spiegato l'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, arrivato dopo aver provato a dialogare col Mim da cui però "non abbiamo mai ricevuto risposte".