Laura Santi si è spenta nella giornata del 21 luglio. La Procura della Repubblica di Perugia valuterà le vicende legate al suicidio assistito della giornalista, 50enne, che era affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla ma, per ora, non sembrerebbe orientata ad aprire un fascicolo specifico.
La Procura della Repubblica di Perugia non parrebbe orientata ad aprire un fascicolo specifico sulla morte di Laura Santi, secondo quanto risulta all'ANSA.
Sembrerebbero, infatti, essere stati rispettati i parametri stabiliti dalla Corte costituzionale. L'Ufficio guidato da Raffaele Cantone, inoltre, sarebbe stato avvisato in anticipo di quanto stava accadendo ma su questo particolare non ci sono conferme.
La Procura aveva seguito la vicenda, già nei mesi scorsi, attraverso due distinti procedimenti aperti su esposti presentati dalla stessa Santi.
Laura Santi si è spenta nella giornata del 21 luglio: la giornalista perugina è la prima persona in Umbria (e la nona in Italia) ad ottenere il via libera preliminare all’accesso legale al suicidio assistito.
Laura Santi ha, perciò, potuto scegliere di porre fine alle proprie sofferenze direttamente in Umbria, senza dover affrontare il viaggio della speranza in Svizzera che aveva preso in considerazione nei mesi scorsi.
E' stata libera di scegliere. Sono passati due anni dalla sua richiesta per l'accesso al suicidio assistito, oltre a due denunce, altrettante diffide, un ricorso d'urgenza e un reclamo per ottenere una risposta da parte della azienda sanitaria umbra.
Già nell’agosto scorso, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia, aveva voluto incontrare Laura Santi nella sua casa, presentandosi semplicemente come “don Ivan”. Lei, atea convinta, aveva accettato il confronto con trasparenza e rispetto. "Buongiorno Ivan, rispondo delimitando subito il campo. Io sono atea, sbattezzata, membro dirigente dell’associazione Luca Coscioni e mi piace De André. Comunque va bene, vediamoci", aveva scritto. Quel giorno, l’uomo in clergyman che gira in motorino ha bussato alla porta di una donna che lottava per il suo diritto a morire.
"Abbiamo parlato della mia vita, delle mie sofferenze, delle mie battaglie. Ha soprattutto ascoltato. Non ha fatto riferimenti alla Chiesa, al Vaticano, a Dio. 'Chi sta fuori da queste sofferenze – mi ha detto – deve inchinarsi a voi. Noi non dobbiamo mettere bocca su cosa fate, come vivete, come non vivete. Io non posso stare dentro i vostri vestiti o dentro le vostre scarpe. Io non posso nemmeno immaginare quello che prova lei'", aveva raccontato la giornalista perugina.
Per Laura Santi, fu un gesto raro e umano: "Ho avuto l’impressione di un uomo libero, molto umile e profondo. Non ha cercato di convincermi o di dissuadermi dal fare qualche cosa. Mi ha abbracciata, mi ha passato la borraccia, si è seduto e mi ha ascoltata".