Il Viale della Rimembranza di Gubbio non è una strada qualsiasi. È un luogo della memoria, dedicato ai seicento e più giovani eugubini caduti nella Grande Guerra, un viale che dovrebbe ispirare raccoglimento, rispetto e dignità. Oggi, invece, si presenta come un percorso dissestato e pericoloso, più simile a un tracciato di addestramento militare che a uno spazio urbano civile.
Già nel marzo 2024 un articolo su queste stesse pagine aveva denunciato lo stato critico dei marciapiedi, in particolare nel tratto prima dell’edicola del Liceo, all’altezza del torrente Cavarello. A distanza di mesi, la situazione non solo non è migliorata, ma appare ulteriormente deteriorata, complice l’assenza totale di interventi strutturali.
Le buche sono profonde, estese e irregolari. Quando piove, si riempiono d’acqua trasformandosi in vere e proprie trappole invisibili. Il transito pedonale diventa impossibile, soprattutto per anziani, persone con disabilità o famiglie con passeggini.

“Non è un marciapiede, è un percorso di guerra”, commentano amaramente alcuni residenti. E l’ironia, in questo caso, si intreccia tragicamente con il senso stesso del luogo: un viale che ricorda la guerra sembra riprodurne i crateri, come se la memoria fosse stata trasformata in incuria.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la quasi totale assenza di illuminazione adeguata. Dopo il tramonto, il Viale della Rimembranza sprofonda nel buio. “Non si vede dove metti i piedi, devi farti luce con il cellulare o sperare nei fari delle auto”, racconta una cittadina.
Un dettaglio che colpisce è che il problema non è nuovo. La scarsa illuminazione era già presente negli anni Cinquanta e, a quanto risulta, non è mai stata risolta in modo strutturale. Decenni di segnalazioni, lamentele e promesse non hanno prodotto un sistema di illuminazione all’altezza di una via così importante.
Il buio non è solo un disagio: è un fattore di rischio. Favorisce cadute accidentali e, in prospettiva, può creare condizioni favorevoli a microcriminalità e molestie, soprattutto con l’arrivo della bella stagione.
È vero: molte strade di Gubbio soffrono di problemi analoghi. Vicoli con selciati sconnessi, sampietrini divelti, avvallamenti pericolosi. Chi scrive è stato testimone diretto della caduta di un’anziana signora davanti a Palazzo Ranghiasci-Brancaleoni, a pochi passi dal Palazzo dei Consoli. La donna riportò la rottura del bacino e quaranta giorni di immobilità.

Ma se queste situazioni sono gravi ovunque, lo sono ancora di più a Viale della Rimembranza, per il suo valore storico e morale. Qui l’incuria non è solo un problema urbano: è una mancanza di rispetto verso la memoria collettiva.
Va però detto, per correttezza, che alcuni interventi sono stati realizzati. Via Fabiani è stata recentemente ripavimentata, così come il primo tratto di via XX Settembre. Segnali positivi, che dimostrano come, quando esiste una volontà politica chiara, le opere siano possibili.
Proprio questi esempi rendono però ancora più evidente il contrasto con l’abbandono di Viale della Rimembranza, che continua a essere escluso da una manutenzione adeguata, nonostante le denunce pubbliche e la sua rilevanza simbolica.
Gubbio sembra spesso prigioniera di una immobilità cronica. Interventi importanti, come la ripavimentazione di Piazza Grande, rischiano di apparire isolati se per raggiungerli si devono percorrere strade dissestate, come via Ottaviano Nelli, ancora oggi un patchwork di toppe e asfalto irregolare.
Il Viale della Rimembranza ha bisogno di un intervento urgente e strutturale: rifacimento dei marciapiedi, drenaggio adeguato, illuminazione moderna e continua lungo tutto il percorso. Non si tratta di decoro, ma di sicurezza, dignità e rispetto della memoria.

Lasciare questo viale in condizioni così precarie significa accettare che l’incuria diventi la nuova normalità. E questo, per una città come Gubbio, non è degno della sua storia né del sacrificio dei seicento e più giovani che quel viale dovrebbe ricordare.