20 Mar, 2026 - 11:10

Presepe candidato a patrimonio dell'umanità. L'annuncio dal Mic nell'anno dell'ottavo centenario francescano

Presepe candidato a patrimonio dell'umanità. L'annuncio dal Mic nell'anno dell'ottavo centenario francescano

Era la notte di Natale 1223 quando a Greccio, sui monti sabini, San Francesco creò il primo presepe della storia. Fu il Poverello di Assisi a "inventare" quella che nei secoli è diventata una tradizione mondiale, simbolo di spirtualità ma anche di creatività e passione che si è sempre mantenuta viva attraverso i secoli. Proprio nell'anno in cui si celebra l'ottavo centenario dalla morte del Santo, dal Ministero della Cultura arriva un'importante proposta indirizzata direttamente all'Unesco: quella di riconoscere il presepe quale patrimonio immateriale dell'umanità. 

Una candidatura che si allaccia con Assisi, Spagna e Paraguay

Il progetto 'Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo' nasce per valorizzare "la creatività artistica, l’artigianato e la spiritualità popolare delle comunità presepiali, con contributi dell’Associazione Italiana Amici del Presepio e dei luoghi simbolo di Greccio e Assisi" spiega una nota del Mic.

Oltre ad Assisi e Greccio l'iniziativa vede anche un respiro internazionale con la partecipazione di Spagna e Paraguay. Sulla candidatura, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli ha dichiarato che la tradizione del presepe è "un elemento qualificante della identità culturale italiana, un collante sociale per le nostre comunità e una testimonianza eccelsa dell’artigianato artistico tradizionale".

Non solo presepe. Ci sono altri due dossier di candidatura

Insieme al presepe alla commissione Unesco dall'Italia arriveranno altre due proposte. Di diversa natura, entrambe fanno riferimento alle tradizioni locali legate al cibo. Un segnale di continuità vista che il 10 dicembre scorso la cucina italiana è entrata ufficialmente a far parte del patrimonio immateriale dell'Unesco.

La prima è 'Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella' sulla tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva. Un dossier che vede una stretta sinergia con lo Snodar, il Consorzio dei vini della Valpolicella e istituzioni accademiche.

L'altra è invece una candidatura multinazionale 'Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità' che vede il coordinamento della Svizzera con la partecipazione di Francia e Slovenia, per il Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia. Una proposta che raccoglie le pratiche alimentari tradizionali delle comunità alpine e apre a una virtuosa collaborazione internazionale nel segno della salvaguardia dei saperi locali.

Italia custode di tradizioni e cultura vanta il primato mondiale di patrimoni Unesco

L'Italia è il Paese con la maggior concentrazioni di patrimoni Unesco che in totale, con il riconoscimento della cucina dell'anno scorso, hanno toccato quota 61. Un primato mondiale, ha sottolineato Gianmarco Mazzi, sottosegretario di Stato alla cultura con delega all’Unesco.

"Il presepe - ha affermato  -, rappresentato da Francesco d’Assisi, ha dato origine a una tradizione che oggi celebra la creatività artistica e la spiritualità come valori universali. Il rito poi della messa a riposo delle uve della Valpolicella esprime il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva. Infine, il Governo con impegno continua anche a sostenere il pregio gastronomico dei territori Italiani, dalla cucina nazionale ai saperi delle Alpi".

Il presepe sarà candidatura prioritaria

L'altra buona notizia è che il Consiglio direttivo della CNIU ha indicato come candidatura prioritaria e preferenziale proprio quella del presepe poiché "rappresenta il fulcro di un percorso che valorizza la pluralità delle tradizioni italiane e, al tempo stesso, ribadisce la volontà del Paese di contribuire ai processi Unesco, sostenendo anche i percorsi dei Paesi e delle comunità emergenti, nella prospettiva di una diplomazia culturale inclusiva e attenta alla valorizzazione delle tradizioni condivise".

Ora al Mic si passerà alla preparazione dei dossier, un passaggio fatto di studi, approfondimenti, connessioni e relazioni che conferma "attraverso le candidature del 2026 l’impegno dell’Italia a rafforzare una cooperazione culturale improntata al dialogo e alla salvaguardia condivisa". 

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Sara Costanzi
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