Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento dell'Umbria sul dimensionamento scolastico. Una misura arrivata a seguito della mancata applicazione da parte del governo regionale di quanto previsto dal Ministero dell'Istruzione e che riguarda anche altre tre Regioni italiane -Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna - guidate dal centrosinistra.
Da un lato ci sono i dettami del Pnrr che mira ad adeguare le direzioni scolastiche alla popolazione studentesca. Dall'altro la Giunta Proietti che con decisione ha sempre sostenuto che il dimensionamento sarebbe stato eccessivamente penalizzante per il territorio e sopratutto per le aree interne. La questione è intricata e dal piano amministrativo si è traslata su quello politico con la Giunta regionale che nel commissariamento ha visto la volontà di colpire i governi di centrosinistra con quella che la stessa Proietti ha definito "una scelta più politica che tecnica".
Il braccio di ferro tra Regione e Governo è andato avanti per mesi e ora che il commissariamento è ufficiale, è scoppiata la polemica. I consiglieri regionali di opposizione sono insorti e hanno puntato il dito contro Proietti e la sua Giunta con le accuse di inerzia e incapacità.
In una nota congiunta i consiglieri regionali di opposizione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria -Paola Agabiti, Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega Umbria), Andrea Romizi, Laura Pernazza (Forza Italia) e Nilo Arcudi (Tp-Uc) - parlano del tentativo da parte dell'attuale Giunta di "mascherare un’impostazione ideologica nella gestione di una materia amministrativa che avrebbe richiesto serietà, rispetto delle scadenze e assunzione di responsabilità".
Come specificato anche dal Mim nessun Istituto scolastico verrà chiuso, "il dimensionamento non compromette le autonomie scolastiche, ma riguarda esclusivamente la razionalizzazione delle dirigenze, come lo stesso Pd aveva ammesso in Consiglio regionale". Ripercorrendo la strada accidentata che ha condotto al commissariamento, i consiglieri sostengono che l'assessore regionale all'Istruzione Fabio Barcaioli, avrebbe volontariamente ignorato i tempi indicati dal Governo - che nel frattempo aveva accordato anche una proroga al 18 dicembre - accelerando solo quando ormai troppo tardi.
Parlando di "una gestione irresponsabile che ha portato inevitabilmente al commissariamento" hanno voluto ricordare come il dimensionamento scolastico sia stato introdotto nel 2022 dal ministro dell’Istruzione del Governo Draghi nell’ambito delle riforme legate al Pnrr. "L’attuale Governo - proseguono - ha scelto invece la via della collaborazione istituzionale, concedendo strumenti e proroghe per permettere alle Regioni di rispettare la legge". Il tutto, si legge ancora, mentre dal Mim per l'Umbria sono state stanziate "ingenti risorse all’edilizia scolastica e bonus per le famiglie, oltre a deroghe mirate ai numeri minimi di studenti per classe, pensate per le zone del cratere, per garantire la formazione delle prime classi e contrastare lo spopolamento, oltre al rafforzamento delle risorse per docenti e personale ATA".
A smentire "definitivamente" la narrazione della Giunta e del PD "secondo la quale il Governo avrebbe voluto punire le regioni amministrate dalla sinistra" c'è che, spiegano i consiglieri, il dimensionamento in Umbria ha interessato principalmente i Comuni amministrati da centrodestra e civici, "che oltretutto sono stati i più collaborativi con la Regione". "Le bugie della sinistra - concludono - vengono ancora una volta smentite dalla realtà dei fatti: se l’Umbria è arrivata al commissariamento, la responsabilità è solo dell’ignavia e dell’incapacità della Giunta regionale".
Sulla questione è intervenuto anche il deputato e segretario della Lega Umbria, Riccardo Augusto Marchetti con una dura replica in cui addita le inadempienze della sinistra mentre, sostiene, il ministro "Valditara lavora con rigore per tutelare la scuola" ribadendo che "nessun istituto verrà chiuso".
Marchetti in una nota accusa la presidente Proietti e la sua Giunta di falsità protrattasi al punto di "denunciare inesistenti complotti politici col solo obiettivo di mascherare la loro inerzia amministrativa". Il parlamentare specifica che il commissariamento, contrariamente a quanto sostenuto da Proietti e Barcaioli, "non è una scelta politica, ma la logica conseguenza del rifiuto delle Regioni ad adempiere a un obbligo vincolante del Pnrr".
"Si tratta - aggiunge - di una riorganizzazione amministrativa necessaria a non perdere risorse europee. Nessun istituto verrà chiuso: questa riforma si limita ad adeguare la rete scolastica al calo demografico, scongiurando le chiusure dei plessi". Marchetti afferma che la riorganizzazione voluta dal Mim in ottemperanza a quanto previsto dal Pnrr, sia stata cavalcata dalle Giunte di centrosinistra come terreno di battaglia politica: "Non si può invocare l’autonomia solo per fare battaglie contro il centrodestra e poi protestare quando il centralismo, che difendono, impone un adempimento obbligatorio. Ipocrisia pura".