I cinghiali sono sempre più numerosi in Umbria, tanto in campagna quanto nelle città. Con un tasso di riproduzione altissimo - che per alcune scrofe arriva anche a 15-20 figli l'anno - la loro è una presenza ingombrante che pone questioni cruciali sul fronte della sicurezza pubblica, della sanità e dell'economia. Gli ungulati non di rado causano incidenti stradali e, per nutrirsi, non esitano a devastare campi e coltivazioni, nel mezzo c'è la peste suina africana di cui rischiano di amplificare gli effetti. L'Umbria in questo scenario corre ai ripari e, proprio in questi giorni, la Giunta regionale ha approvato le nuove disposizioni riguardanti la caccia al cinghiale in forma collettiva, ovvero a squadre, avanzate dall’assessora con delega alla Caccia, Simona Meloni.
Il provvedimento, spiega una nota regionale, "si inserisce nel quadro delle misure regionali e nazionali per il contenimento della specie e per il contrasto alla diffusione della Peste suina africana, in coerenza con gli obiettivi fissati dal Piano d’azione nazionale 2026-2028".
Di fronte all'emergenza cinghiali "la Regione ritiene necessario rafforzare l’efficacia del contenimento attraverso una pianificazione più ordinata dei tempi, degli spazi e delle modalità di intervento". Tra maggio 2026 e aprile 2027 l'obiettivo, indicato dal Commissario straordinario, è di abbattere 32.500 capi.
La cifra di cui sopra scaturisce dall'analisi dei dati di prelievo relativi alla caccia al cinghiale in forma collettiva che hanno mostrato come non tutti i settori assegnati alle squadre vengano utilizzati regolarmente per le battute. Il provvedimento regionale prevede di rimodulare le superfici "con l’obiettivo di superare le sovrapposizioni tra le diverse modalità di prelievo e destinare spazi anche alla caccia in forma singola e alla girata".
Le superfici per le squadre verranno ridotte del 10 per cento, ma la "riduzione non si applicherà alle squadre che, per effetto della decurtazione, scenderebbero sotto la soglia dei 1.500 ettari complessivi". A gestire le proposte saranno i tre ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) chiamati ad individuare le aree idonee. Una riduzione che riguarda esclusivamente la gestione del cinghiale: non interverranno cioè limitazioni per le altre forme di caccia tradizionali.
Provvedimenti che, come spiegato dall'assessora Meloni, servono "a far convivere meglio le diverse forme di caccia al cinghiale, evitando interferenze che rischiano di ridurre l’efficacia complessiva del prelievo. Caccia collettiva, caccia singola e girata devono poter svolgere ciascuna la propria funzione dentro una pianificazione chiara, con spazi definiti e responsabilità verificabili".
Come funzioneranno concretamente i nuovi provvedimenti? Per la stagione venatoria 2026/2027 gli ATC "confermeranno gli stessi settori assegnati alle singole squadre nella stagione precedente, con le eventuali riduzioni, e non consentiranno l’iscrizione di nuove squadre" spiega la nota regionale. Questo per rendere stabile "il quadro territoriale nella fase di avvio delle nuove regole e consentire una valutazione più puntuale dei risultati raggiunti".
Il nuovo sistema prevede una misurazione precisa dei risultati ottenuti sul campo e per le squadre che non raggiungeranno gli obiettivi di prelievo stabiliti dagli Atc, "sono previste ulteriori sottrazioni di superficie nella stagione venatoria 2027/2028". Per avere uniformità nell'assegnazione dei settori, infine, gli ATC "dovranno procedere a una riorganizzazione del territorio settorializzato".
L'assessora Meloni ha definito le misure "un atto di responsabilità e programmazione" che ha lo scopo di "rendere più efficace il contenimento della specie, tutelare il comparto agricolo, contribuire alla sicurezza dei territori e rafforzare le azioni di prevenzione rispetto alla PSA. La Regione ha il dovere di costruire un sistema più ordinato, equo e funzionale".
"L’efficacia del sistema – ha aggiunto – dovrà essere misurata sui risultati. Chi ha territorio assegnato deve essere messo nelle condizioni di operare, ma deve anche contribuire concretamente agli obiettivi di contenimento. Vogliamo introdurre un criterio di equilibrio e responsabilità: utilizzare meglio gli spazi, valorizzare chi ottiene risultati e garantire pari dignità alle diverse modalità di prelievo".