06 May, 2026 - 21:00

Umbria, caccia e polemiche: è scontro sulle quote degli Atc regionali

Umbria, caccia e polemiche: è scontro sulle quote degli Atc regionali

Botta e risposta serrato in Regione sull'aumento delle quote degli Atc, ovvero gli Ambiti territoriali di caccia, nello specifico gli Atc 1 e 2, ovvero i due di Perugia. Da un lato i consiglieri leghisti Donatella Tesei ed Enrico Melasecche che nell'incremento vedono "l’ennesima conferma di un metodo di governo che sta penalizzando l’Umbria", dall'altro l'assessora regionale con delega alla Caccia, Simona Meloni che, afferma, "stiamo solo ratificando quanto deliberato dagli Atc".

Aumento quote Atc, Melasecche e Tesei: "Cacciatori trattati come bancomat"

"Un anno fa – spiegano Tesei e Melasecche in una nota congiunta - la sinistra in Regione ha imposto una stangata fiscale da 184 milioni di euro a carico di cittadini e imprese. Oggi lo schema si ripete: di fronte alle difficoltà, invece di amministrare meglio, si chiede ai cittadini di pagare di più. In questo caso a essere colpito è il mondo venatorio".

L'aumento, proseguono, non è la prima volta che viene prospettato "ma la precedente
amministrazione regionale di centrodestra si è sempre opposta, evitando di scaricare ulteriori costi sui cacciatori. Oggi, invece, la sinistra ha scelto consapevolmente di percorrere la strada dell’aumento". La caccia in Umbria è ancora un'attività largamente praticata e, sottolineano i consiglieri leghisti, i cacciatori per il territorio "sono una risorsa: pagano una licenza, contribuiscono economicamente al sistema e svolgono un ruolo concreto nella gestione faunistica e nel presidio del territorio" con gli aumenti in questione che equivarrebero a trattare i cacciatori "ancora una volta, come un bancomat". Un atteggiamento che, sostengono, non terrebbe conto dei "nodi veri" come "la gestione degli Atc, l’utilizzo delle risorse già disponibili, la mancanza di una programmazione seria". Nuove spese che, aggiungono, si sommano alla "manovra fiscale che colpisce tutti gli umbri".

L'auspicio, concludono Tesei e Melasecche è che sul tema si apra un "confronto serio" e che "l’aumento delle quote venga rivisto. Continuare a chiedere di pagare di più non è soltanto il segno di dell’incapacità amministrativa della sinistra, ma anche di una visione ideologica dell’ambientalismo, rigida e scollegata dalla realtà, che finisce ancora una volta per scaricare sui cittadini il peso delle scelte politiche" concludono.

Meloni: "Notizie false e senza fondamento"

L'assessora Simona Meloni ha voluto fare chiarezza, definendo false e infondate le notizie sull'aumento delle quote nei due Atc. Aumenti, ha evidenziato che "come da prassi, vengono decisi e proposti dagli stessi Ambiti territoriali di caccia e non dalla Regione". La Regione in questo caso "si limita a ratificare le proposte discusse e approvate all’interno dei comitati di gestione degli Atc, organismi nei quali sono rappresentate tutte le associazioni portatrici di interesse del settore: venatorie, agricole e ambientaliste". Meloni specifica poi che "le richieste di aumento sono arrivate da Atc costituiti durante la scorsa legislatura, al cui interno ci sono rappresentanti indicati dalla precedente amministrazione regionale".

"Nel caso specifico - ha osservato l'assessora - la Regione ha ricevuto due proposte, da parte dell’Atc 1 e dell’Atc 2, con aumenti votati e approvati dagli stessi Ambiti. Si tratta di adeguamenti che allineano il costo delle quote (51,65 euro) a quanto già in vigore nell’Atc 3 nel 2011. Parliamo, dunque, dell’aggiornamento di quote ferme dal 1995, oltre trent’anni".

L'Umbria, ha aggiunto, rimane comunque una delle regioni dove la spesa per singolo cacciatore è più bassa. Infine, ha spiegato che l'amministrazione regionale è al lavoro insieme agli Atc "per una riduzione complessiva dei costi a carico dei cacciatori, a partire dalla riduzione del costo delle fascette per la caccia di selezione" e che i maggiori introiti prodotti dalle quote "saranno destinati allo stesso mondo venatorio, attraverso interventi per il ripopolamento della selvaggina di piccola taglia come da loro richiesto, per la prevenzione e per il ripristino dei danni causati dalla fauna selvatica in aggiunta al cospicuo fondo ripristinato da questa Giunta regionale" ha concluso.

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Sara Costanzi
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