I sindacati umbri di categoria Filctem-CGIL, Flaei-CISL e Uiltec-UIL tornano a far sentire la loro voce contro la chiusura del Posto di Teleconduzione di Enel Green Power a Terni. In una lettera inviata oggi – 26 agosto 2025 – al sindaco di Terni Stefano Bandecchi, al sindaco di Narni Lorenzo Lucarelli e a numerosi rappresentanti istituzionali regionali e nazionali, le organizzazioni sindacali ribadiscono la “netta contrarietà” alla decisione di Enel di sopprimere il presidio ternano e si dicono “deluse” dal recente via libera tecnico espresso dalla Regione Umbria sul caso.
Enel avrebbe infatti manifestato l’intenzione di chiudere definitivamente la centrale di telecontrollo entro il 1º ottobre 2025, nell’ambito di una riorganizzazione delle sue control room a livello nazionale.
I sindacati denunciano che tale scelta metterebbe a rischio un asset strategico del territorio – fondamentale per la gestione in tempo reale del polo idroelettrico ternano – oltre a comportare ricadute occupazionali e potenziali rischi per la sicurezza idrogeologica locale.
Nella lettera odierna le segreterie regionali e provinciali di Filctem, Flaei e Uiltec esprimono sconcerto per il documento inviato il 12 agosto scorso dalla Direzione regionale Ambiente e Protezione Civile, che di fatto approva sul piano tecnico la chiusura del Posto di Teleconduzione di Terni.
Questo atto amministrativo – sottolineano i sindacati – contraddice le rassicurazioni fornite nelle sedi di conciliazione dagli esponenti istituzionali umbri. Solo due mesi fa, infatti, la politica locale sembrava schierata in modo unitario contro la soppressione del centro di telecontrollo: il Consiglio Regionale dell’Umbria, il 18 giugno, aveva approvato all’unanimità una mozione bipartisan per chiedere a Enel di fare marcia indietro.
Anche la Provincia e il Comune di Terni avevano espresso ufficialmente parere contrario all’operazione. "Contrariamente alle dichiarazioni fatte, la richiesta di chiusura di Enel va avanti nonostante la presa di posizione unanime della politica", scrivono amaramente i sindacati, chiedendo a tutti i rappresentanti istituzionali in indirizzo di sostenere con forza la vertenza.
L’obiettivo è promuovere un intervento risolutivo presso Enel per fermare l’ennesima delocalizzazione di un asset industriale strategico del territorio ternano.
Le organizzazioni sindacali annunciano che martedì 5 settembre, a partire dalle ore 10:00, i lavoratori di Enel Produzione ed Enel Green Power del sito di Terni daranno vita a un presidio presso la sede del Posto di Teleconduzione, nel quartiere di Villavalle. Durante la manifestazione, aperta al pubblico e ai media locali, si terrà anche una conferenza stampa per informare sullo stato della vertenza. Le sigle Filctem, Flaei e Uiltec invitano tutti gli esponenti politici destinatari della lettera – dagli amministratori locali ai parlamentari umbri – a partecipare e a schierarsi al fianco dei lavoratori.
L’intento è scongiurare quello che definiscono “l’ennesimo processo di deindustrializzazione” in Umbria da parte di Enel, condotto secondo "la mera logica del profitto" e a discapito dell’interesse collettivo. I sindacati accusano l’azienda energetica di trascurare la messa in sicurezza del territorio, le ricadute occupazionali e la continuità del servizio elettrico regionale e nazionale pur di perseguire obiettivi di risparmio economico.
I rappresentanti dei lavoratori spiegano che la loro battaglia dura ormai da mesi. "Già dallo scorso anno avevamo allertato la Regione e i sindaci, perché si intravedeva la volontà di Enel di superare il Posto di Teleconduzione di Terni", racconta Ciro Di Noia (Flaei-CISL) in esclusiva a Tag24Umbria.
"Nei mesi scorsi ci sono stati diversi incontri e c’è stata una presa di posizione decisa sia delle organizzazioni sindacali sia della politica", prosegue Di Noia, ricordando la mozione unanime votata in Assemblea legislativa contro la chiusura.
Nonostante ciò, Enel ha confermato la volontà di procedere con la riorganizzazione, garantendo però che non ci saranno licenziamenti: i 13 addetti oggi impiegati al telecontrollo verrebbero ricollocati in altre mansioni all’interno del gruppo.
Una promessa che non tranquillizza i sindacati: "Una volta che queste persone verranno assorbite altrove, quei posti qui sul territorio di fatto si perdono", osserva Di Noia, sottolineando come l’operazione impoverirebbe comunque il tessuto occupazionale ternano.
Un altro fronte critico è quello della sicurezza territoriale. Il Posto di Teleconduzione di Terni, spiegano i sindacati, monitora costantemente gli impianti idroelettrici locali – inclusi dighe, bacini e sbarramenti – ed è in grado di intervenire tempestivamente in caso di emergenze come piene o alluvioni.
Avere personale esperto sul posto è fondamentale nelle situazioni di rischio idrogeologico, come emerso anche durante un recente incontro in Prefettura cui ha preso parte la Protezione Civile.
Enel, da parte sua, ritiene di poter gestire gli impianti da remoto, accentrando il controllo presso la sede di Montorio (Abruzzo), dove verrebbe trasferita la supervisione del polo ternano. I sindacati contestano questa soluzione: "A livello di sicurezza, una gestione a distanza significa comunque una risposta più lenta nelle situazioni di pericolo", avverte Di Noia in esclusiva a Tag24Umbria.
Il sindacato evidenzia infine un trend preoccupante di progressivo disimpegno industriale da parte di Enel in Umbria. "Stanno spogliando la regione di sedi direzionali e funzioni operative da tempo", denuncia Di Noia, ricordando che non è la prima volta che il territorio subisce tagli simili.
Vengono citati i casi della centrale termoelettrica di Bastardo e del centro di formazione Enel a Gualdo Cattaneo, entrambi in provincia di Perugia: impianti di grande importanza che sono stati chiusi o smantellati negli anni scorsi, malgrado le promesse di riconversione e i fondi stanziati per la riqualificazione mai realmente concretizzati. "Enel antepone il vantaggio economico a qualsiasi altra considerazione, senza pensare alle conseguenze occupazionali e persino alla sicurezza", affermano i sindacalisti.