Il 45enne afgano, accusato di aver sequestrato ed abusato sessualmente di una ragazza straniera a Perugia la scorsa estate, è stato condannato a 6 anni di carcere.
Ecco la svolta sullo stupro di Perugia. Il cameriere afgano, accusato di avere sequestrato, picchiato e stuprato una studentessa straniera 21enne, ha ricevuto la condanna a 6 anni di reclusione dal giudice per le indagini preliminari, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero.
Arriva, quindi, un punto fermo sulla drammatica vicenda avvenuta all’interno di un locale di via Pinturicchio nella notte tra il 13 e il 14 luglio dello scorso anno. La giovane sarebbe stata picchiata e abusata sessualmente più volte.
La giovane straniera, da poco arrivata a Perugia, si era rivolta al 45enne dietro la prospettiva di trovare un lavoro. Il cameriere le avrebbe dato appuntamento per quella sera, facendole credere che stava per aprire un nuovo ristorante (che era ancora "in costruzione") invitandola a visitare il cantiere, magari per un lavoro futuro che le avrebbe potuto offrire.
Un incontro che si trasformò in un vero e proprio incubo per una giovane 21enne, originaria della Mongolia. La ragazza l'avrebbe seguito in questo locale (tipo bar) in disuso ma quando la ragazza, dopo aver iniziato la conversazione, tentò di uscire dall'edificio si accorse che la porta era stata chiusa a chiave e il 45enne, a quel punto, avrebbe avvicinato a palpeggiarla.
Nonostante i tentativi di divincolarsi e di scappare, l'uomo avrebbe afferrato la ragazza e sbattuta a terra, impedendole di gridare, coprendole la bocca con le mani e costringendola ad avere più rapporti sessuali durante la notte.
La ragazza, però, nonostante la violenza subita, sarebbe riuscita ad attivare la telecamera del suo cellulare, riprendendo alcune fasi dell'aggressione, prima di potersi liberare e darsi alla fuga al mattino, quando l'uomo si è addormentato. La ragazza, poi, avrebbe raccontato tutto in fase di incidente probatorio.
Dopo qualche giorno, la vittima sporse denuncia alle autorità, presentandosi poi presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove le furono diagnosticate delle lesioni guaribili entro un mese, avendo riportato alcune ferite ed ecchimosi.
L'uomo fu incastrato dalla corrispondenza del suo Dna con quello del materiale biologico trovato nell’ex bar dismesso e sui vestiti della ragazza. Nel tardo pomeriggio del 3 agosto, il personale della squadra mobile rintracciò il cittadino afgano e lo condusse presso la casa circondariale di Perugia Capanne, da dove l’imputato ha seguito il processo in collegamento video.