Il Giubileo Francescano sarà uno degli eventi di maggior portata del 2026 e non solo per l'Italia. Per l'ottavo centenario dalla morte del Poverello di Assisi, da tempo si sta lavorando a numerose iniziative con l'intento di celebrarne la presenza, il messaggio e la vita. Tra queste a breve aprirà i battenti alla Galleria Nazionale dell'Umbria la grande mostra dal titolo 'Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento' in programma dal 14 marzo al 14 giugno 2026. Oggi a Roma la presentazione alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha ripercorso i presupposti dell'evento e rimarcato il legame indissolubile che unì il Santo all'artista e determinò quella rivoluzione cui fa riferimento il titolo.
"Accostare alla figura di Francesco quella di Giotto significa rendere plastico, visibile, quasi tattile il senso di quella rivoluzione culturale che nel Trecento prende forma nel cuore dell’Umbria e si irradia all’Europa - ha affermato il ministro -. Così come Francesco trasforma il rapporto dell’uomo con il creato, riconoscendo la sacralità della natura, Giotto, con il tratto del suo pennello, restituisce carne e umanità al divino, inscrivendo l’eterno nel volto degli uomini. È congrua la scelta della parola 'rivoluzione' nel suo vero significato di 'eterno ritorno', di movimento circolare capace di far tornare un astro alla posizione originaria. Solo accogliendo questa prospettiva potremmo attraversare e leggere le eccezionali opere dell’esposizione, così come l’eredità lasciata da San Francesco. Un’eredità che finalmente appartiene alla coscienza nazionale" sottolineando anche dal prossimo 4 ottobre quella di San Francesco torna ad essere festività per l'intero Paese.
La mostra vede la curatela Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi che hanno predisposto un percorso espositivo suddiviso in otto sezioni. Il cuore dell'iniziativa è rappresentato dalla trasformazione epocale che con Giotto trovò compimento, ovvero il passaggio dallo stile bizantino, artefatto e stilizzato, alla nuova pittura figurativa fatta di realtà, passione e coerenza.
In esposizione ci saranno oltre 60 opere, realizzate da Giotto ma anche da Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi all'interno della Basilica francescana, in dialogo con quelle dei maestri del territorio che seppero imitare il loro esempio. Il percorso indagherà in un racconto ricco di fascino e corrispondenze, le relazioni che intercorsero fra Giotto e gli artisti della "fabbrica" francescana di Assisi, soffermandosi anche sui pittori di origine umbra, spesso meno noti.
Numerosi e prestigiosissimi i prestiti in campo. Due su tutti: la Madonna di San Giorgio alla Costa, concessa in prestito dalla Diocesi di Firenze, e il Polittico di Badia delle Gallerie degli Uffizi di Firenze quali preziose testimonianze della fase giovanile di Giotto. L'ideale completamento della mostra perugina, naturalmente, è negli affreschi dipinti dai protagonisti della mostra nella Basilica di San Francesco ad Assisi e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento.
La mostra sarà il punto di partenza per un'operazione di più ampia portata che toccherà l'Umbria intera. In cantiere c'è infatti la realizzazione di una guida sull’arte nella regione al tempo di Giotto e dei suoi seguaci. Tra giugno e ottobre prenderà il via un ampio palinsesto di eventi dal titolo 'Il Cantico e il creato. San Francesco tra arte, natura e spiritualità' dislocati in diversi luoghi del Ternano toccati dal passaggio di Francesco. In particolare verranno coinvolti l’eremo di Portaria a Cesi, lo speco di san Francesco e la chiesa di san Francesco a Narni, il Sacro speco francescano di Sant’Urbano, il convento e bosco di Stroncone, la chiesa di san Cristoforo e il convento e chiesa di Santa Maria delle Grazie a Terni, la chiesa e convento di San Francesco a Lugnano in Teverina e il borgo di Alviano.