“Se non avessimo costruito quel dossier legale, oggi non parleremmo di condanna. È da lì che è partita la procedura che ha portato alla sentenza”. Sergio Cardinali, ex segretario nazionale della Filctem-Cgil e oggi assessore allo sviluppo economico, lo dice con la schiena dritta di chi ha attraversato uno dei più lunghi e difficili bracci di ferro sindacali degli ultimi anni: quello con Jindal Films, la multinazionale indiana che ha acquisito Treofan per poi smantellarla.
Il punto di arrivo - provvisorio - è la sentenza n. 53/2025 della Corte dei Conti dell’Umbria, che ha condannato Treofan Italy S.r.l., Manfred Kaufmann (amministratore di fatto) e Luigi Antonio Martinese (ex AD) a risarcire oltre 978mila euro per frode comunitaria e danno erariale. Soldi pubblici destinati a ricerca industriale e cassa integrazione, spesi male o incassati senza titolo, mentre gli impianti italiani venivano chiusi e le produzioni delocalizzate all’estero.
Il cuore dell’illecito riguarda il finanziamento da 963.130 euro ricevuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca per un progetto svolto nello stabilimento di Battipaglia. In cambio, Treofan doveva garantire il mantenimento della sede produttiva fino al 2019. Invece, quella sede è stata chiusa nel marzo di quell’anno.
Le indagini hanno accertato che una quota significativa dei documenti rendicontativi – timesheet, ordini di servizio – era falsificata. In particolare, sono state documentate 11.452 ore di lavoro mai svolte, più di un terzo del totale. Ma non basta: nel 2020, pur avendo cessato l’attività, Treofan presentò una richiesta di annullamento della revoca del finanziamento, basata su informazioni ritenute “inesatte” e “false” dalla Procura contabile.
L’azienda ottenne il saldo del finanziamento, poi ritenuto indebito. Parallelamente, richiese anche Cassa Integrazione Ordinaria per Covid, nonostante in quel periodo la produzione - legata al settore degli imballaggi alimentari - fosse in aumento. La Corte ha ritenuto che l’interruzione dell’attività fosse legata non alla pandemia, ma a scelte strategiche di delocalizzazione verso stabilimenti di Brindisi, Belgio, Germania e Olanda.
Nel racconto di Cardinali, ci sono tutte le tensioni di quella vertenza: “Se fossimo stati tutti compatti fino alla fine, oggi avremmo ottenuto un risultato ancora migliore. Ma quella battaglia l’abbiamo cominciata noi, costruendo con i nostri legali il dossier da cui è partito tutto”. Il riferimento è alla Filctem-Cgil, che più volte si è opposta agli accordi separati proposti dall’azienda per chiudere la vertenza.
“A un certo punto si è rotto il fronte. Alcuni lavoratori, esasperati, hanno accettato la firma. Noi no. Perché quelle condizioni significavano lasciare tutto in mano all’azienda: reindustrializzazione finta, smantellamento dei macchinari, nessuna tutela vera”.
La frattura sindacale ha avuto un prezzo: “Jindal ha capito di aver vinto dividendo i lavoratori. Ma noi siamo andati avanti. Quando è arrivata la sentenza, è stato un momento importante. Perché ha riconosciuto che i fondi pubblici erano stati usati in modo scorretto. E ha confermato ciò che denunciavamo da anni”.
Secondo la Corte dei conti del'Umbria, i manager hanno agito con dolo, presentando documenti falsi per ottenere i fondi e per evitarne la restituzione. Treofan Italy e Kaufmann dovranno risarcire l’intero importo. Per Martinese, la condanna è parziale, avendo avuto un ruolo di secondo piano nella seconda fase.
Il sequestro conservativo dei beni è stato confermato. La sentenza riconosce alla sede amministrativa di Terni un ruolo centrale nella gestione della frode: da lì partivano le rendicontazioni, le comunicazioni con il Ministero, i rapporti con Invitalia.
Per Cardinali, questa è solo una tappa. “Abbiamo ottenuto un primo risultato. Ma il vero obiettivo è riportare il lavoro a Terni, dove gli impianti sono fermi da anni. Quei macchinari non devono essere smantellati. C’è ancora tempo per costruire un futuro”.
E conclude: “Forse poteva andare meglio. Forse. Ma almeno oggi nessuno può dire che ci siamo inventati tutto. È solo l’inizio”.