Potrebbe sembrare la trama di un film di Indiana Jones e invece è tutto vero ed è accaduto proprio in Umbria. Al centro della vicenda c'è una bolla papale risalente alla fine del Seicento e trovata in vendita tra i banchi del mercato antiquario mensile a Campello sul Clitunno. Un documento prezioso che i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia hanno recuperato e consegnato all'Arcidiocesi di Pesaro, al cui vescovo era originarimante indirizzato.
L'operazione era partita ormai sei anni fa. Nel 2018 durante i controlli al mercato di Campello, il documento era stato posto in vendita su una bancarella. I successivi accertamenti, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto e condotti con l’ausilio della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche, hanno poi consentito di
confermare l’autenticità del ritrovamento. Si trattava di un importante reperto di cui è stato riscontrato l’indiscutibile valore culturale sancito dalla normativa di riferimento e che pertanto, doveva rientrare nella disponibilità della collettività.
Il documento consiste in una lettera, datata 8 maggio 1673, indirizzata
al Vescovo di Pesaro o al suo Vicario Generale, da parte di Papa Clemente X. Il pontefice salì al soglio di Pietro nel 1670, indicendo anche un Giubileo straordinario per la propria elezione, e svolse il suo incarico fino alla morte avenuta il 22 luglio 1676. Nella missiva concedeva l'autorizzazione a celebrare messe nel luogo in cui dieci anni prima avvenne un omicidio.

La curiosa vicenda ha avuto il suo epilogo mercoledì 28 gennaio 2026. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia hanno restituito la bolla papale all’Arcidiocesi di Pesaro, alla presenza dell’Arcivescovo.
La restituzione del manoscritto, di rilevante interesse storico, assume anche un forte valore simbolico, restituendo alla comunità di Pesaro un tassello autentico, una tesimonianza della propria storia ecclesiastica e sociale risalente a tre secoli e mezzo fa.
L’attività svolta rientra nei compiti istituzionali del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che ha competenza esclusiva nel settore e svolge controlli costanti su tutto il territorio nazionale, rappresentando un ulteriore segnale dell’azione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale svolta dall’Arma dei Carabinieri, a presidio della memoria storica e dell’identità culturale del Paese. Dando anche un rapido sguardo al sito dei Carabinieri che si occupano della tutela del patrimonio, è pieno di notizie proprio come quella di cui sopra.
L'Italia che è la nazione che conserva il più consistente patrimonio culturale sull'intero pianeta, nel corso dei secoli è stata spesso la vittima di ruberie e trafugamenti di opere d'arte. Dai casi più noti di Napoleone e i nazisti, passando per le razzie di tombaroli, negli anni se ne sono viste di tutti i colori. E non ci sono soltanto i privati che entrano in possesso di beni che dovrebbero essere pubblici. A volte sono anche istituzioni straniere che in un intrico di passaggi, vendite e appropriazioni, si ritrovano con opere che appartengono di diritto all'Italia.
Senza voler andare lontano, un caso emblematico è quello della biga etrusca di Monteleone di Spoleto. Un manufatto di inestimabile valore che si trova attualmente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e di cui sia il Comune umbro che il Governo italiano, chiedono da tempo la restituzione.
Il carro da parata, integro e interamente in bronzo, rappresenta un unicum nel panorama archeologico. Venne ritrovato casualmente nella campagna di Monteleone nel 1902 da due contadini, nella necropoli in località Colle del Capitano e acquistata dal Met l'anno successivo. La richiesta di restituzione in questo caso particolare è considerata legittima e le trattive sono tuttora in corso.