08 Mar, 2026 - 16:00

Arrone, pensionata smaschera la truffa del finto maresciallo: due arresti dopo il tentativo di raggiro

Arrone, pensionata smaschera la truffa del finto maresciallo: due arresti dopo il tentativo di raggiro

Un piano studiato nei minimi dettagli, una telefonata studiata per seminare paura e convincere la vittima a consegnare soldi e gioielli. Ma questa volta la truffa non è andata come previsto. Ad Arrone, piccolo centro della provincia di Terni, una pensionata ha dimostrato sangue freddo e lucidità, riuscendo a sventare il tentativo di raggiro orchestrato da due malviventi e facendo scattare l’intervento dei Carabinieri.

Quella che sembrava la classica truffa del “finto maresciallo” - un raggiro purtroppo sempre più diffuso e spesso rivolto alle persone anziane - si è trasformata in un fallimento per i due criminali. Grazie alla prontezza della donna e alla rapidità delle forze dell’ordine, i responsabili sono stati individuati e arrestati subito dopo il tentativo di colpo.

La truffa del finto maresciallo: il piano e il sangue freddo della pensionata

La vicenda è iniziata con una telefonata apparentemente ufficiale. Dall’altra parte della linea, uno dei due malviventi si è presentato come un maresciallo della Guardia di Finanza. Con tono deciso e preoccupato, l’uomo ha informato la pensionata di un presunto episodio che la riguardava direttamente.

Secondo quanto raccontato dal truffatore, l’automobile della donna sarebbe stata rubata e utilizzata da alcuni criminali per compiere una rapina. Una notizia scioccante, costruita proprio per creare confusione e timore. Subito dopo, il falso militare ha spiegato che la situazione avrebbe potuto avere conseguenze giudiziarie molto serie.

Per evitare problemi con la giustizia e per coprire le presunte spese legali necessarie a chiarire la vicenda, alla pensionata è stato chiesto di preparare una somma di denaro e alcuni oggetti di valore, in particolare gioielli. Il piano prevedeva poi il passaggio di un incaricato che avrebbe ritirato il denaro direttamente presso l’abitazione della donna. Uno schema purtroppo già visto molte volte, che spesso riesce a ingannare le vittime proprio sfruttando lo shock emotivo e la paura di essere coinvolti in un procedimento penale.

Questa volta, però, qualcosa non ha funzionato.

La pensionata, infatti, nonostante la pressione della telefonata, ha mantenuto la calma. Senza far sospettare nulla all’uomo al telefono, ha finto di credere alla storia raccontata e ha confermato che avrebbe preparato quanto richiesto. Ma nello stesso momento ha deciso di fare la cosa più importante: ha contattato il numero di emergenza 112 per segnalare quanto stava accadendo.

La chiamata ha permesso ai Carabinieri di intervenire rapidamente. I militari si sono recati nei pressi dell’abitazione della donna e hanno predisposto un controllo dell’area in attesa dell’arrivo dei truffatori.

Poco dopo, i due malviventi si sono presentati nel luogo indicato per ritirare il bottino. Quando hanno capito che qualcosa non andava e si sono accorti della presenza delle forze dell’ordine, hanno tentato di allontanarsi rapidamente. La fuga, però, è durata pochissimo.

I Carabinieri sono riusciti a bloccarli immediatamente, portando a termine l’operazione e procedendo con l’arresto dei due uomini, entrambi pregiudicati originari della Campania.

Cosa rischiano i due arrestati secondo la legge

Dal punto di vista giuridico, i due malviventi dovranno ora rispondere davanti all’autorità giudiziaria di diversi reati che potrebbero comportare conseguenze penali rilevanti.

Il principale capo d’accusa riguarda il reato di truffa aggravata. Il codice penale italiano, all’articolo 640, punisce chiunque, mediante artifici o raggiri, induca qualcuno in errore per procurarsi un profitto ingiusto con altrui danno. Nel caso specifico, la truffa è resa ancora più grave dal fatto che il raggiro è stato progettato ai danni di una persona anziana e utilizzando la falsa qualifica di appartenente alle forze dell’ordine.

La legge prevede infatti aggravanti quando il reato viene commesso con abuso di qualità o con la simulazione di un’autorità pubblica. Fingere di essere un maresciallo della Guardia di Finanza, come avvenuto in questo caso, rappresenta un elemento che può incidere pesantemente sulla valutazione del giudice.

Inoltre, negli ultimi anni il legislatore ha rafforzato le norme per contrastare le truffe agli anziani, proprio perché queste categorie di vittime sono considerate particolarmente vulnerabili. Quando la truffa viene tentata o realizzata nei confronti di persone anziane o comunque in condizioni di fragilità, la pena può essere aumentata. In linea generale, la truffa aggravata può comportare pene che arrivano fino a diversi anni di reclusione, oltre al pagamento di sanzioni pecuniarie. Nel caso in cui venga dimostrata la presenza di un’organizzazione o di un sistema abituale di truffe analoghe, la posizione degli indagati potrebbe aggravarsi ulteriormente.

Un altro elemento che verrà valutato dagli inquirenti riguarda il tentativo di truffa. Anche se il denaro non è stato consegnato grazie all’intervento della vittima e delle forze dell’ordine, il reato rimane comunque configurabile nella forma tentata. Il codice penale stabilisce infatti che il tentativo di reato sia punibile quando l’azione è stata avviata con atti concreti e diretti a commettere il delitto.

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Lorenzo Farneti
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