07 Mar, 2025 - 14:00

In vista dell'8 marzo, l'appello di Cgil Umbria per combattere il Gender Gap

In vista dell'8 marzo, l'appello di Cgil Umbria per combattere il Gender Gap

In occasione della ricorrenza dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la segretaria generale della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio, e la segretaria regionale Stefania Cardinali, con delega alle politiche di genere, sono intervenute sul tema della condizione femminile in Italia e in Umbria fotografando una situazione non proprio rosea e chiedendo riforme in grado di cambiare la situazione.

Cgil Umbria: "Il gender gap è più vivo che mai"

Nonostante alcune eccezioni, sembra che la situazione non sia cambiata nel tempo. “Gli anni passano, ma le distanze fra i generi permangono - il primo messaggio delle segretarie Cgil - L’emancipazione femminile è un percorso a ostacoli, il gender gap è più vivo che mai e la violenza di genere continua a rappresentare una problematica sociale grave e diffusa. Alla luce di questo inquietante scenario, aumentare i salari, garantire un lavoro stabile e sicuro, attuare politiche di conciliazione vita-lavoro strutturali, e non basate sui bonus, rappresentano delle priorità per il futuro e la coesione sociale del Paese e dell’Umbria”.

Contrastare la violenza di genere - spiegano Paggio e Cardinali su uno dei temi più spinosi - richiede azioni complesse ed è necessario non solo potenziare i centri antiviolenza e i consultori, o introdurre l’educazione sessuale ed affettiva a partire dalle scuole, ma anche che le donne raggiungano una reale indipendenza economica, lavorativa e abitativa. L’aumento della partecipazione al mercato del lavoro delle donne sarebbe fondamentale per il sistema economico nazionale, ma a oggi (dati Istat maggio 2024), invece, il tasso di occupazione per gli uomini è del 70,9% mentre per le donne è fermo al 53,5%, con un differenziale del 17%”.

Donne con reddito più basso ma con più istruzione

“Uno studio della Cgil sul gender pay gap - fanno sapere inoltre le segretarie Cgil - indica che quasi la metà delle nuove assunzioni di donne negli ultimi due anni è a tempo parziale. Istat certifica poi che il reddito da lavoro è per le donne più basso, anche a parità di ore lavorate, aggirandosi intorno al 25% nel privato e al 17% nel pubblico. Tutto ciò si riversa sulla donne anziane che vanno in pensione più tardi e più povere, con un gap di genere del 36%".

"Al contrario - ribadiscono Paggio e Cardinali - per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) che tra i laureati (59,9%), ma questo non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Se poi pensiamo al tema dei bassi salari umbri, problema grave e noto per tutta la forza lavoro regionale, questo diventa drammatico per le donne umbre (-6,3% rispetto alla media nazionale e -10.9% rispetto al Centro Nord) confinandole in una condizione di grave penalizzazione”.

Paggio e Cardinali: "La crisi demografica è determinato dalla condizione economica"

Mentre cresce l’allarme per la crisi demografica - evidenziano Paggio e Cardinali - non si affrontano i nodi strutturali che lo determinano tra i quali la condizione economica delle donne e delle coppie in età fertile: oggi la spesa media per sostenere un figlio da 0 a 18 anni è intorno ai 140mila euro, ma la retribuzione dei cittadini italiani tra i 25 e i 44 anni di età non raggiunge in media i 30mila euro annui lordi".

"Le donne - ricordano le due segretarie Cgil - continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura, tema che riguarda non solo la condizione di maternità, ma anche quello della disabilità e della non autosufficienza delle persone anziane delle quali sono quasi esclusivamente le donne a farsi carico”.

Questi temi - concludono Paggio e Cardinali - saranno in parte affrontati dai cinque Referendum 2025 previsti a primavera e perciò, di fronte a questa drammatica situazione, andando a votare avremo una grande occasione per far fare un importante passo in avanti al nostro Paese, in tema di diritti, emancipazione e giustizia sociale”.

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Emanuele Landi
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