22 Jul, 2026 - 13:19

Violenza di genere, la Regione Umbria coinvolge Comuni, scuole ed enti di formazione: nuovo piano per prevenzione, educazione e autonomia delle donne

Violenza di genere, la Regione Umbria coinvolge Comuni, scuole ed enti di formazione: nuovo piano per prevenzione, educazione e autonomia delle donne

Rafforzare la prevenzione, investire sull'educazione, coinvolgere le istituzioni del territorio e sostenere concretamente il percorso di autonomia delle donne vittime di violenza. Sono questi i pilastri del nuovo Programma regionale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, illustrato dalla Regione Umbria nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte la presidente Stefania Proietti, l'assessora regionale Simona Meloni e la presidente dell'Assemblea legislativa Sarah Bistocchi.

Tra le principali novità annunciate figura il coinvolgimento, per la prima volta, di Comuni, scuole ed enti di formazione all'interno di uno specifico bando regionale destinato a finanziare iniziative di prevenzione e sensibilizzazione contro la violenza di genere e ogni forma di discriminazione.

L'obiettivo è costruire una rete sempre più capillare sul territorio, capace di intervenire non soltanto nella gestione delle situazioni di emergenza, ma soprattutto sul piano culturale, educativo e sociale, promuovendo un cambiamento che parta dalle nuove generazioni e coinvolga l'intera comunità regionale.

Un nuovo approccio fondato sulla prevenzione

Il programma presentato dalla Regione si inserisce in una strategia che punta a rafforzare gli strumenti di contrasto a un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali del Paese.

L'intenzione dell'amministrazione regionale è quella di superare una logica esclusivamente legata all'intervento successivo agli episodi di violenza, investendo invece in maniera strutturale sulle attività di prevenzione. Per questo motivo il nuovo bando allargherà il numero dei soggetti coinvolti, chiamando direttamente a collaborare amministrazioni comunali, istituti scolastici ed enti di formazione professionale.

La scelta nasce dalla convinzione che il contrasto alla violenza di genere non possa essere demandato esclusivamente ai servizi sociali o ai centri antiviolenza, ma richieda una partecipazione attiva dell'intero sistema educativo e istituzionale.

Attraverso progetti condivisi sarà possibile promuovere percorsi di sensibilizzazione, iniziative culturali, attività formative e campagne informative rivolte ai giovani, alle famiglie e agli operatori.

Comuni, scuole ed enti di formazione al centro del nuovo bando

Per la prima volta saranno quindi coinvolti direttamente i territori, chiamati a elaborare progetti innovativi finalizzati a prevenire la violenza e a contrastare stereotipi, discriminazioni e disuguaglianze. L'iniziativa mira a favorire la nascita di una rete stabile tra istituzioni pubbliche, mondo della scuola, sistema formativo e realtà associative, affinché il tema della parità di genere diventi parte integrante delle politiche educative e sociali regionali.

Le scuole, in particolare, saranno considerate uno degli ambiti prioritari nei quali sviluppare percorsi di educazione al rispetto, alla cultura della parità e alla prevenzione dei comportamenti violenti. Parallelamente, i Comuni potranno promuovere iniziative di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e rafforzare la collaborazione con i servizi territoriali già attivi nel sostegno alle vittime.

Simona Meloni: "Il contrasto passa per l'educazione e la formazione"

Nel presentare il nuovo programma, l'assessora regionale Simona Meloni ha sottolineato come la prevenzione rappresenti l'elemento centrale della strategia regionale.

"Il contrasto passa per l'educazione, per la formazione, per progetti importanti e innovativi ma soprattutto dall'emancipazione economica della donna" ha annunciato l'assessora nel corso della conferenza stampa. Un concetto che amplia il tradizionale approccio al tema della violenza di genere, collegandolo non soltanto agli aspetti culturali e sociali, ma anche alla capacità delle donne di raggiungere un'effettiva indipendenza economica.

Secondo la Regione, infatti, l'autonomia lavorativa rappresenta uno degli strumenti più efficaci per consentire alle vittime di interrompere situazioni di abuso e ricostruire il proprio percorso di vita.

Integrazione al Reddito di libertà per le donne escluse

Tra le misure illustrate durante la presentazione figura anche un intervento destinato a sostenere le donne che non hanno potuto beneficiare del Reddito di libertà, il contributo economico nazionale rivolto alle vittime di violenza. L'assessora Meloni ha annunciato la volontà della Regione di integrare tale misura attraverso una specifica convenzione con l'INPS.

"Facciamo quindi una integrazione al reddito di liberà con una convenzione con l'Inps per integrare le donne restate fuori dalla graduatoria. Pensiamo infatti che il tema del lavoro connesso alle donne, anche quelle vittime di violenze e molestie, sia centrale per essere reintegrati nella società e per emanciparsi da situazione di forte difficoltà. Che spesso non sono di violenza fisica in senso lato ma di rischio e pericolo per le donne".

La misura punta quindi a colmare le situazioni rimaste escluse dai finanziamenti disponibili, garantendo un ulteriore sostegno economico alle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

L'autonomia economica come strumento di libertà

Uno dei messaggi emersi con maggiore forza durante la presentazione riguarda il legame tra indipendenza economica e possibilità di sottrarsi ai contesti di violenza.

Molte donne, infatti, incontrano difficoltà nell'interrompere relazioni abusive proprio a causa della mancanza di un'autonomia lavorativa o reddituale.

Per questo motivo il nuovo programma regionale dedica particolare attenzione anche alle politiche attive del lavoro, ai percorsi di formazione professionale e alle opportunità di reinserimento occupazionale. La Regione intende promuovere interventi che consentano alle donne di acquisire competenze, accedere a percorsi formativi e rafforzare le proprie possibilità di inserimento nel mercato del lavoro, favorendo così un'effettiva emancipazione personale.

Un lavoro di rete tra istituzioni

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche la presidente della Regione Stefania Proietti e la presidente dell'Assemblea legislativa Sarah Bistocchi, a testimonianza della volontà di affrontare il tema attraverso un'azione condivisa tra i diversi livelli istituzionali.

La collaborazione tra Giunta regionale, Assemblea legislativa, amministrazioni locali, scuole e sistema formativo rappresenta uno degli elementi qualificanti del nuovo programma, che punta a costruire una rete permanente capace di intercettare precocemente le situazioni di fragilità e promuovere una cultura fondata sul rispetto reciproco e sulla parità di genere.

Un cambiamento culturale che parte dall'educazione

La Regione Umbria individua dunque nell'educazione uno degli strumenti principali per contrastare la violenza di genere nel lungo periodo.

L'idea alla base del nuovo programma è che la prevenzione debba iniziare fin dall'età scolastica, attraverso percorsi capaci di promuovere il rispetto delle differenze, l'uguaglianza tra uomini e donne e il rifiuto di ogni forma di discriminazione e sopraffazione.

Parallelamente, il sostegno all'autonomia economica delle donne viene considerato un elemento indispensabile per favorire percorsi concreti di emancipazione e reinserimento sociale.

Con il coinvolgimento diretto di Comuni, scuole ed enti di formazione, la Regione punta quindi a rafforzare una rete territoriale sempre più estesa e coordinata, nella convinzione che il contrasto alla violenza di genere richieda un impegno condiviso e continuativo, che unisca prevenzione, educazione, sostegno economico e inclusione sociale in un'unica strategia di lungo periodo.

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Francesco Mastrodicasa
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