07 Feb, 2026 - 15:00

Via del Popolo, tra dissuasori e cavalli: a Gubbio la protesta diventa “far west” e riaccende il dibattito sul decoro urbano

Via del Popolo, tra dissuasori e cavalli: a Gubbio la protesta diventa “far west” e riaccende il dibattito sul decoro urbano

Due cavalli “parcheggiati” in via del Popolo, verso l’incrocio di via Vantaggi. Non è l’inizio di un film western girato tra le pietre medievali di Gubbio, ma la scena che si sono trovati davanti, venerdì 6 febbraio, cittadini e passanti. Una protesta ironica e provocatoria contro i dissuasori installati dal Comune per impedire la sosta delle auto.

Dopo aver visto che, nonostante le barriere, qualche automobilista aveva comunque trovato il modo di parcheggiare, qualcuno ha deciso di alzare il tiro: legare due cavalli proprio a quei dissuasori. Un gesto che ha fatto il giro dei social e delle chiacchiere in città, tra risate, perplessità e inevitabili polemiche.

C’è chi si è chiesto come l’abbiano presa a Palazzo Pretorio, e chi ha domandato, non senza una punta di ironia, “se esista un’ordinanza anche per i cavalli”. Resta il nodo, mai del tutto chiarito, su chi abbia deciso e con quali atti ufficiali il posizionamento di quei dissuasori e se il sindaco Vittorio Fiorucci fosse pienamente al corrente di una vicenda che sta facendo discutere più del previsto.

Dissuasori contro staccionata “far west”

La scena dei cavalli legati ai dissuasori ha ispirato anche un piccolo esperimento visivo: grazie all’intelligenza artificiale, qualcuno ha immaginato di sostituire le barriere metalliche con una staccionata di legno in stile Far West, cow boy compresi. Il risultato? Paradossalmente più “armonico” con l’immagine dei cavalli, ma altrettanto straniante nel contesto di una città medievale.

Il confronto tra i due tipi di “recinzione” è diventato così una metafora: da un lato il dissuasore moderno, funzionale ma spesso percepito come invasivo; dall’altro una staccionata rustica, suggestiva ma evidentemente fuori contesto. In mezzo, una domanda che resta sospesa: che cosa intendiamo davvero per decoro urbano?

Il decoro e la città medievale invasa dalle auto

È innegabile che il decoro vada rispettato. Ma se guardiamo con onestà il centro storico, dobbiamo anche chiederci: che decoro c’è in una città medievale invasa dalle automobili? Ormai il nostro occhio si è abituato a considerare le auto come parte dell’arredo urbano, quasi fossero panchine o lampioni. Eppure non lo sono.

Le carrozzerie lucide sotto le facciate in pietra, i parabrezza che riflettono torri e palazzi storici, le file di veicoli sotto archi e logge: tutto questo snatura inevitabilmente la percezione della città. Il dissuasore, per quanto brutto o discutibile, cerca almeno di limitare un problema. Ma allora perché fa più scandalo una barriera che decine di auto parcheggiate sotto un palazzo del Trecento?

L’esperimento con l’IA: togliere le auto per vedere la differenza

Proprio per rispondere a questa domanda, è stato fatto un piccolo esperimento con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: eliminare le auto da un’immagine del centro storico alla quale siamo abituati. Il risultato è sorprendente nella sua semplicità: senza veicoli, la città appare subito più ampia, più leggibile, più “sua”.

La differenza c’è, ed è evidente. Spazi che sembravano angusti tornano a respirare, prospettive che non notavamo più riemergono. Viene quasi da chiedersi se non siamo noi, con la nostra abitudine al traffico e alla sosta sotto casa, ad aver abbassato l’asticella di ciò che consideriamo accettabile.

“Ma la città deve essere vivibile per chi ci abita”

A questo punto scatta l’obiezione più che legittima: “La città deve essere anche vivibile per i cittadini che vi risiedono”. Ed è vero. Nessuno immagina un centro storico trasformato in un museo a cielo aperto, svuotato di vita reale e quotidiana.

Il punto, però, è trovare un equilibrio. In una città che vive anche - e sempre di più - di turismo, fino a quando è lecito violarne l’aspetto? Fino a che punto la comodità del parcheggio sotto casa può prevalere sulla tutela di un patrimonio che non è solo dei residenti, ma di tutti?

Tra ironia e politica: una domanda che resta

La protesta dei cavalli, per quanto scherzosa, ha avuto il merito di riaccendere un dibattito serio. Ha messo in luce l’ambiguità di certe scelte e la difficoltà di governare lo spazio pubblico senza scontentare nessuno. E ha ricordato che, a volte, una provocazione vale più di cento comunicati ufficiali.

Resta da capire se questa vicenda porterà a un confronto vero, o se finirà archiviata come una curiosità folcloristica. Intanto, l’immagine di quei due cavalli legati ai dissuasori resta lì, come un piccolo simbolo: una città sospesa tra passato e presente, tra esigenze quotidiane e identità storica, tra ironia e polemica. E forse, proprio per questo, ancora viva.

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Mario Farneti
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