Il complesso della SS Trinità si prepara a vivere una nuova stagione dopo anni di abbandono e incertezze. A delineare il quadro è stato il vescovo Luciano Paolucci Bedini, intervenuto ai microfoni di Media Video News, con una dichiarazione che chiarisce proprietà, prospettive e tempi di intervento su uno dei luoghi più significativi del patrimonio religioso e sociale eugubino.
Il progetto riguarda non solo la chiesa, ma l’intero complesso che si affaccia sul corso, destinato a diventare nuovamente uno spazio vitale per la comunità, anche grazie al ritorno della Comunità di Capodarco.

Uno dei passaggi chiave riguarda il trasferimento della chiesa alla diocesi. Il complesso, un tempo sede delle suore di San Girolamo, è stato acquisito dalla Comunità di Capodarco, ma con una clausola ben precisa.
“In questo passaggio c’è stata una clausola prevista: la donazione della chiesa alla diocesi”, ha spiegato il vescovo.
Questo significa che oggi la chiesa della SS Trinità è ufficialmente proprietà della diocesi, mentre il resto del complesso resta nella disponibilità della comunità, che ne curerà il recupero e la rifunzionalizzazione.
Il cuore dell’operazione è il ritorno della Comunità di Capodarco a Gubbio, non solo come presenza simbolica, ma anche come realtà residenziale.
“L’intenzione bella è quella che la comunità rientri a Gubbio, anche proprio come residenzialità”, ha sottolineato il vescovo.
Si tratta di un progetto che va oltre il semplice recupero edilizio: punta a restituire vita a un luogo che per decenni ha avuto una funzione sociale rilevante, trasformandolo nuovamente in spazio di accoglienza e integrazione.
La chiesa della Trinità porta ancora i segni del terremoto del 2016. In particolare, è stato segnalato un elemento strutturale critico.
“Soprattutto un arco che era stato fessurato, che andava sistemato”, ha ricordato Paolucci Bedini.
Proprio grazie ai contributi per la ricostruzione post-sisma, sarà possibile intervenire anche su questo fronte. La strategia è chiara: unire i cantieri per ottimizzare tempi e risorse.
“Avendo questi contributi noi uniremo i due cantieri”, ha spiegato il vescovo.
Un aspetto fondamentale riguarda le tempistiche, che non saranno uniformi.
La chiesa, dal punto di vista tecnico, richiederebbe tempi relativamente contenuti. Tuttavia, il suo recupero sarà inevitabilmente legato all’andamento del cantiere principale.
“I tempi della chiesa non sono lunghi, quindi dipende dalle tempistiche del cantiere”, ha precisato il vescovo.
Diverso il discorso per il resto del complesso, dove gli interventi saranno più articolati.
“Quelli della casa sì, sono un po’ impegnativi, si parla sicuramente di un arco di lavoro”, ha aggiunto.

Il cantiere è già in una fase preliminare, come dimostrano alcuni segnali visibili nell’area.
“Ho visto che hanno messo l’argano dietro”, ha osservato il vescovo.
Ma il messaggio principale è un invito alla pazienza.
“Quando si recuperano queste cose bisogna portare pazienza perché comunque il risultato è sicuramente prezioso”.
Il recupero della SS Trinità rappresenta un intervento di grande valore per Gubbio, sia sotto il profilo storico-religioso sia sociale. Il ritorno della Comunità di Capodarco rafforza ulteriormente questa prospettiva, restituendo alla città uno spazio di accoglienza e integrazione.
Un progetto complesso, dai tempi non brevi, ma destinato a lasciare un segno importante nel tessuto urbano e nella vita della comunità eugubina. In prospettiva, l’intervento potrà contribuire anche alla riqualificazione dell’intera area del centro storico, generando nuove opportunità di aggregazione e servizi. Non meno rilevante sarà il valore simbolico dell’operazione, capace di coniugare memoria storica e funzione sociale in una sintesi concreta e duratura.