19 Mar, 2026 - 15:24

Vertenza Sangraf Italy, i sindacati chiedono l’intervento del Mimit: “A rischio lavoro, impianti e asset strategico per la siderurgia”

Vertenza Sangraf Italy, i sindacati chiedono l’intervento del Mimit: “A rischio lavoro, impianti e asset strategico per la siderurgia”

La vertenza Sangraf Italy esce dai confini territoriali e approda sul piano nazionale, segnando una nuova fase nel confronto tra azienda e parti sociali. La crisi dello stabilimento di Narni Scalo, ormai definita strutturale dalle organizzazioni sindacali, viene portata all’attenzione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), individuato come sede istituzionale necessaria per affrontare una situazione che presenta rilevanti implicazioni sul piano occupazionale e sulla tenuta del sistema industriale.

A chiedere formalmente l’apertura di un tavolo di crisi sono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che parlano di un passaggio necessario per garantire una gestione organica e istituzionale della vertenza. “Chiediamo l’apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle imprese e del made in Italy per lo stabilimento Sangraf Italy di Narni Scalo. L’apertura del confronto presso il Mimit è fondamentale per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e la tenuta di un presidio industriale che il territorio non può e non deve perdere”.

La richiesta, maturata al termine di un lungo percorso di confronto a livello locale e regionale, segna di fatto il passaggio della vertenza a una dimensione istituzionale più ampia, dopo mesi di interlocuzioni che - stando a quanto riferito dalle sigle - non hanno prodotto impegni concreti né prospettive industriali definite.

Una crisi diventata strutturale

Al centro della mobilitazione sindacale vi è la trasformazione della crisi aziendale, definita non più congiunturale ma strutturale. Una condizione che, secondo le organizzazioni, mette a rischio la stessa sopravvivenza del sito produttivo di Narni Scalo, unico in Italia nella produzione di elettrodi di grafite per forni fusori ad arco elettrico.

Un elemento che conferisce alla vicenda una rilevanza strategica per l’intero comparto siderurgico nazionale. La possibile perdita di questo presidio industriale, sottolineano i sindacati, avrebbe conseguenze non solo sul piano occupazionale locale, ma sull’intera filiera produttiva. “Una decisione - spiegano i sindacati umbri - che scaturisce dall’aggravarsi di una crisi che da congiunturale è divenuta strutturale, mettendo a rischio l’unico sito produttivo italiano di elettrodi di grafite per forni fusori ad arco elettrico: un asset strategico per l’intera industria siderurgica nazionale”.

Produzione ferma e impianti in sofferenza

Il quadro tracciato dalle sigle sindacali evidenzia una situazione di forte criticità sul piano produttivo. Nonostante l’appartenenza al gruppo globale Sanergy e la presentazione di progetti di sviluppo ritenuti ambiziosi, come il progetto Gam per la filiera delle batterie e l’impianto a idrogeno finanziato dal Pnrr, lo stabilimento versa - secondo quanto denunciato - in una condizione di sostanziale immobilità.

“Nonostante l’appartenenza al gruppo globale Sanergy - proseguono le sigle sindacali in una nota - e la presentazione di ambiziosi programmi di sviluppo, tra cui il progetto Gam per la filiera delle batterie e l’impianto a idrogeno finanziato dal Pnrr, lo stabilimento di Narni versa da un po’ di tempo a questa parte in uno stato di sostanziale paralisi operativa. La produzione, già soggetta a forti contrazioni dalla fine del 2023, è ferma, determinando uno stallo che mette a rischio il futuro del sito”.

A preoccupare è anche il progressivo deterioramento degli impianti, legato alla mancanza di interventi manutentivi. “L’elemento di maggiore preoccupazione è rappresentato dal progressivo degrado impiantistico dove la sistematica assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie sta compromettendo il valore degli asset industriali e, cosa ancor più grave, mette a serio rischio la capacità del sito di tornare operativo”.

Sicurezza e ripartenza: le criticità

La questione manutentiva si intreccia con il tema della sicurezza e della possibilità di una futura ripresa produttiva. Per i sindacati, senza un piano strutturato di interventi sugli impianti, non esistono le condizioni minime per garantire una ripartenza in sicurezza.

“Come già denunciato all’azienda - specificano i sindacati -, senza un piano di manutenzione adeguato viene meno ogni garanzia per la ripartenza degli impianti in condizioni di piena sicurezza”. Un passaggio che evidenzia come la crisi non sia soltanto economica o produttiva, ma coinvolga anche aspetti tecnici e organizzativi cruciali.

Il nodo occupazionale: competenze in fuga

Oltre alla crisi produttiva, i sindacati segnalano una significativa riduzione dell’organico e una progressiva perdita di competenze. Il numero dei lavoratori è sceso dalle 81 unità del 2023 a meno di 60, con un impatto diretto sulla capacità operativa dello stabilimento.

“Questa condizione di incertezza, inoltre, ha generato una preoccupante emorragia occupazionale con l’organico sceso dalle 81 unità del 2023 alle attuali meno di 60 risorse. Tale perdita di professionalità chiave sta svuotando lo stabilimento delle competenze tecniche necessarie al ciclo produttivo, in un processo che diventa giorno dopo giorno più letale per la stessa sopravvivenza operativa e industriale del sito”

Una dinamica che rischia di rendere sempre più difficile, anche in presenza di eventuali investimenti, il recupero della piena funzionalità produttiva.

Retribuzioni e contributi: le denunce dei sindacati

Ulteriori criticità emergono sul fronte economico e previdenziale. Le organizzazioni sindacali denunciano ritardi nei pagamenti e irregolarità nei versamenti contributivi, con ricadute dirette sui lavoratori.

“Il peso della crisi finanziaria sta inoltre ricadendo direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Oltre ai sistematici ritardi nel pagamento delle retribuzioni, si denunciano gravi irregolarità di natura contributiva e previdenziale: le quote relative al fondo pensione integrativo Fonchim risultano trattenute in busta paga, ma non versate dall’azienda sin da agosto 2025, così come i contributi Inps, fermi ad ottobre 2025”. Un quadro che, secondo le sigle, richiede interventi immediati anche sotto il profilo della tutela dei diritti individuali.

Il passaggio decisivo: dal territorio al Mimit

Dopo mesi di confronto senza esiti concreti, i sindacati ritengono esaurita la fase di mediazione locale e regionale. La vertenza viene quindi portata al livello ministeriale, con il coinvolgimento anche della Regione Umbria e delle strutture nazionali delle organizzazioni di categoria.

“Dopo aver esperito ogni possibile tentativo di mediazione in sede locale e regionale - concludono i sindacati - , riscontrando un’assenza di impegni concreti e trasparenti da parte della proprietà che ha reso vano ogni tavolo di confronto, riteniamo doveroso e necessario spostare la vertenza a livello ministeriale. La Regione Umbria ed i sindacati nazionali di categoria stanno già chiedendo l’apertura urgente del tavolo di crisi al Mimit. Si faccia presto per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori”.

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Francesco Mastrodicasa
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