C'è un filo che attraversa le generazioni, conserva la memoria di un territorio e, allo stesso tempo, continua a cambiare forma. È il filo della tradizione tessile umbra, ma anche quello della ricerca artistica contemporanea, dell'artigianato, della formazione e della capacità di un piccolo borgo di trasformare il proprio patrimonio in uno strumento di cultura e attrazione.
È attorno a questa idea che Valtopina si prepara a ospitare, da venerdì 4 a domenica 6 settembre, la 22ª Mostra del ricamo a mano e del tessuto artigianale, appuntamento ormai consolidato nel calendario culturale dell'Umbria e punto di riferimento per appassionati, artigiani, artisti e operatori del settore provenienti dall'Italia e dall'estero. La manifestazione, confermata anche dal programma ufficiale del Comune e dal sito della rassegna, si svilupperà attraverso un vero e proprio “Percorso del filo”, che collegherà i principali spazi del centro storico.
Non sarà dunque una mostra concentrata in un unico luogo. Il progetto coinvolgerà infatti il Palasport, il Palazzo comunale, la Biblioteca, la Sala della Canonica, la Sala Consiliare, la Sala Gandini e il Museo del ricamo e del tessile, creando una manifestazione diffusa nella quale il paese diventerà parte integrante dell'esposizione.
Il cuore della rassegna sarà rappresentato dai due padiglioni del Palasport. Uno ospiterà oltre 90 artigiani del ricamo e del tessile, offrendo una panoramica sulla produzione e sulla ricerca contemporanea legate al mondo del filo; l'altro sarà dedicato agli espositori con una dimensione più commerciale. Da qui il percorso si allargherà progressivamente al centro storico, coinvolgendo edifici e spazi culturali che durante i tre giorni saranno chiamati a raccontare declinazioni differenti della cultura tessile.
La scelta di distribuire la manifestazione sul territorio non è soltanto organizzativa. È una precisa modalità di racconto: il visitatore non viene invitato semplicemente a entrare in una sala, ma a percorrere Valtopina, incontrandone luoghi, memoria e patrimonio mentre attraversa installazioni, esposizioni e iniziative. È questa dimensione diffusa a rendere la Mostra qualcosa di più di una rassegna specializzata. Il ricamo diventa infatti il punto di partenza per parlare di identità, formazione, arte, moda, sostenibilità culturale e sviluppo dei piccoli territori.
L'inaugurazione ufficiale è fissata per venerdì 4 settembre alle 10.30 al Palasport. Alle 11.30 sarà quindi aperta al pubblico, al Museo del ricamo e del tessile, la mostra “L'amor che move il sole e l'altre stelle”, curata da Barbara Pavan.
Nel pomeriggio, alle 16.30, il Palasport ospiterà la tavola rotonda “Filo e cultura, geografie del filo”, dedicata al rapporto tra patrimonio tessile e sviluppo locale. Il confronto partirà da una considerazione precisa: nelle diverse valli italiane il filo non rappresenta soltanto un'eredità da conservare, ma può diventare una risorsa capace di produrre valore, rafforzare il senso di appartenenza e costruire nuove opportunità. Il dibattito metterà a confronto esperienze provenienti da Valle d'Aosta, Abruzzo e Calabria, sotto la moderazione di Barbara Pavan.
La prima giornata si concluderà invece alle 21.30, nella piazzetta del Teatrino, con “Moda e seduzione”, un viaggio nella moda italiana tra Ottocento e Novecento. Abiti provenienti da collezioni private e dai bauli di famiglia diventeranno protagonisti di un défilé condotto da Ambra Cenci, che presenterà anche il volume Seduzione ribelle, dedicato alla moda degli anni Venti, sabato 5 settembre alle 16.30 nella “Stanza del filo” del Palasport.
Uno degli elementi più interessanti dell'edizione 2026 è proprio il tentativo di superare l'idea del ricamo come pratica esclusivamente legata al passato.
Sabato 5 settembre, alle 10.30 nella Sala Gandini, una riflessione sarà dedicata alla contemporaneità dell'artigianato, con gli interventi di Luca Corinaldesi, ceo del Ricamificio Filottranese, Diana Ilisei, collezionista di costumi rumeni, e Franca Verteramo, maestra artigiana. Il confronto sarà coordinato dal sociologo Roberto Segatori. Il tema attraversa l'intero programma. Il filo viene infatti utilizzato come materiale, linguaggio, superficie narrativa e strumento di ricerca. È la stessa trasformazione che negli ultimi anni ha portato il tessile a entrare con sempre maggiore forza nei territori dell'arte contemporanea e della fiber art.
Valtopina ospiterà infatti anche la terza Biennale internazionale di Fiber art contemporanea – Biennale off, curata da Barbara Pavan, con tre esposizioni visitabili dalle 9 alle 20 durante tutte le giornate della manifestazione: Un tempo altro, alla Biblioteca comunale; L'amor che move il sole e l'altre stelle, al Museo del ricamo e del tessile, dove resterà fino all'8 dicembre; e Soperchi ornamenti, nella Sala consiliare del Palazzo comunale.
A queste si aggiungeranno “Dalla regina Vittoria a Grace Kelly”, curata da Lucia Clerici, “Un altro filo”, con Lucia Molinis, Marjatta Hietaniemi, Marianne Muller ed Ebe Ciampalini, e “Immaginifici giardini di filo”, di Maria Bissacco e Luisa De Santi.
Il progetto “Urban textile art”, infine, porterà installazioni direttamente nelle vie del paese, trasformando anche gli spazi urbani in una sorta di tela a cielo aperto.
Grande attenzione sarà riservata anche alla dimensione competitiva e formativa del programma. Con “Ricamare l'Umbria”, la Scuola di ricamo di Valtopina ha invitato i partecipanti a guardare ai luoghi e ai maestri dell'arte umbra, trovando ispirazione negli affreschi di Giotto. I manufatti saranno esposti al Palasport e la premiazione si terrà domenica 6 settembre alle 11.
Nella stessa occasione sarà assegnato anche il riconoscimento “Messaggeri di filo”, destinato a chi si è distinto nella diffusione della cultura tessile.
Altro progetto è “Racconto una favola con le mie mani”, dedicato alla valorizzazione del talento delle ricamatrici attraverso un percorso creativo costruito a partire dai motivi decorativi del ferro battuto della tradizione umbra, reinterpretati in chiave contemporanea. L'iniziativa, ideata e coordinata da Katya Fernandez, ricamatrice per il Teatro alla Scala e collaboratrice di diverse maison italiane di alta moda, sarà presentata durante il convegno di sabato.
Tra i progetti più significativi figura anche “LenzuoliSOSpesi”, iniziativa artistica corale curata da Silvia Capiluppi e attiva dal 2018, capace di coinvolgere migliaia di persone in Italia e nel mondo.
In occasione dell'VIII Centenario della morte di San Francesco d'Assisi, a Valtopina saranno presentati due nuovi LenzuoliSOSpesi, il 181° e il 182°, dedicati alla riflessione sui concetti di sorellanza e fratellanza e al rapporto con due elementi della natura particolarmente presenti nella spiritualità francescana: acqua e vento.
C'è poi “Trame d'autore”, progetto della Scuola di ricamo di Valtopina nato da un'idea di Maria Mancini e Rosalba Pepi, in collaborazione con La Congrega di Ancona. Culture e tecniche differenti confluiscono nella realizzazione di camicie-kimono concepite come vere opere d'arte da indossare.
Il futuro della tradizione passa però soprattutto dalla capacità di coinvolgere chi oggi è ancora lontano dal mondo dell'artigianato. Per questo la Mostra dedica uno spazio specifico ai più piccoli con “Giochi di filo”, laboratori gratuiti rivolti ai bambini dai 2 ai 10 anni, per i quali è prevista la prenotazione obbligatoria.
L'attenzione alle nuove generazioni non si limita ai laboratori. Durante l'anno, i bambini delle scuole hanno partecipato insieme alle donne della Scuola del ricamo alla realizzazione di una riproduzione di Valtopina all'uncinetto, installata su una terrazza del Palazzo comunale.
Un'immagine particolarmente significativa perché racconta, forse meglio di molte dichiarazioni, il senso della manifestazione: una comunità che prova a trasformare una tecnica antica in un'esperienza condivisa e contemporanea.
Per il pubblico adulto torna inoltre “Il Gomitolo della vita”, laboratorio di arteterapia tessile curato da Tiziana Luciani, psicologa-psicoterapeuta e arte terapeuta. L'edizione 2026 sarà dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco e prenderà spunto dagli affreschi di Giotto della Basilica Superiore di Assisi. I tre laboratori sono in programma domenica 6 settembre.
Durante i tre giorni sarà inoltre possibile partecipare a minicorsi di ricamo e workshop, con attività della durata di circa due ore organizzate all'interno del Palasport. La manifestazione mette così in campo una dimensione didattica che completa quella espositiva: non soltanto osservare il lavoro artigianale, ma provare a comprenderne concretamente tecniche, tempi e gestualità.
Per facilitare l'arrivo dei visitatori, nei giorni della Mostra è prevista inoltre una navetta gratuita dalla stazione ferroviaria di Foligno al piazzale del Palasport di Valtopina.
“La Mostra del ricamo a mano e del tessuto artigianale di Valtopina - ha dichiarato il sindaco Coccia - è una manifestazione che negli anni è cresciuta, diventando un appuntamento importante per chi ama il ricamo, il tessuto, l’artigianato e, più in generale, la bellezza del fatto a mano. Una mostra che ha saputo costruire una propria identità, mettendo insieme tradizione e contemporaneità, memoria e innovazione. Non è un caso che il titolo scelto quest’anno sia ‘L’idea è nel filo’, perché il filo rappresenta perfettamente ciò che questa manifestazione riesce a fare: unire; unire persone, culture, generazioni e territori; unire il sapere delle nostre tradizioni con la creatività delle nuove generazioni. Ma la Mostra non guarda soltanto alla tradizione. Lo dimostrano le tante iniziative dedicate alla fiber art, alla moda, all’arte contemporanea, fino ai laboratori per bambini e ragazzi, perché è proprio attraverso le nuove generazioni che possiamo garantire continuità a questo patrimonio. Desidero quindi ringraziare la Scuola di Ricamo di Valtopina, la Pro Loco, i volontari, gli espositori, gli artisti, gli sponsor e tutte le persone che, con il loro lavoro, rendono possibile questa manifestazione”.
È una lettura che trova una sintesi ancora più efficace nelle parole di Maria Mancini. “In un mondo in cui tutti vanno di corsa - ha aggiunto Mancini - il filo ci impone la lentezza. I ricami raccontano storie antiche ma anche moderne, non a caso la mostra si apre anche a nuove espressioni artistiche. Cerchiamo di coinvolgere tutti, anche i bambini delle scuole, che quest’anno per esempio hanno realizzato, insieme alle donne della Scuola del ricamo, una riproduzione di Valtopina con l’uncinetto, installata su una terrazza nel Palazzo comunale. Inoltre, c’è da dire che il ricamo tout court ormai è un po’ superato dal fatto di utilizzare il filo anche come medium per lanciare messaggi, per manifestare. Il nostro obiettivo è promuovere tutto quello che è legato alla manualità e all’artigianalità. Oggi la nostra è una mostra internazionale, perché abbiamo ricamatrici dalla Sicilia alla Val d’Aosta ma anche ospiti stranieri”.
Il valore della manifestazione, naturalmente, non è soltanto culturale. Una rassegna capace di attirare espositori e visitatori da territori diversi contribuisce a rafforzare la capacità di Valtopina di proporsi come destinazione culturale, mettendo insieme il patrimonio tessile con quello paesaggistico, storico ed enogastronomico del territorio.
È una prospettiva sottolineata anche da Sarah Bistocchi. “Crediamo che in questo delicatissimo complesso rapporto tra passato, presente e futuro - ha concluso la Presidente dell'Assemblea Legislativa dell'Umbria -, il ricamo costituisca un pezzo di patrimonio culturale umbro diffuso, una forma di arte, di espressione e rappresenta quella trasmissione del sapere nel quale si sedimentano le nostre radici, la nostra identità. Questa mostra serve quindi a raccontare agli umbri ciò che di bello c’è in questa loro terra e poi ovviamente è anche volano di sviluppo e di attrazione per turisti che trascorrono qualche giorno nella nostra regione”.
Ed è probabilmente proprio qui che si trova il significato più profondo della Mostra di Valtopina. Il ricamo non viene presentato come una semplice tecnica da conservare in una teca, ma come una pratica capace di continuare a produrre relazioni, linguaggi e immaginari.
Per tre giorni, Valtopina proverà a raccontare l'Umbria attraverso una materia apparentemente fragile e discreta, ma capace di custodire una straordinaria quantità di storie.
Ci saranno gli artigiani, con il loro lavoro e la loro manualità; gli artisti contemporanei, chiamati a dimostrare quanto il tessile possa ancora essere un linguaggio della contemporaneità; i bambini, ai quali affidare il compito più difficile, quello di raccogliere un sapere senza limitarsi a ripeterlo; e il pubblico, invitato a entrare nel percorso e a diventare parte di una manifestazione che da oltre vent'anni continua a crescere.
La 22ª Mostra del ricamo a mano e del tessuto artigianale sarà soprattutto questo: un tentativo riuscito di mettere in relazione tempi differenti. Il passato non viene cancellato, ma nemmeno idolatrato; viene utilizzato come materia prima per costruire qualcosa di nuovo.
E in un'epoca nella quale la velocità sembra essere diventata la misura di quasi ogni cosa, l'immagine del filo che procede lentamente, punto dopo punto, assume un significato quasi programmatico.
A Valtopina, dal 4 al 6 settembre, sarà proprio quel filo a tenere insieme artigianato e arte, memoria e innovazione, comunità e turismo, generazioni diverse e territori lontani. Un filo che, ancora una volta, non serve soltanto a ricamare una storia: serve a raccontarla.