25 Jan, 2026 - 08:30

Vallo di Nera, aggressione con coltello alla fidanzata: 37enne arrestato. Per il giudice: "Pericolo di reiterazione del reato"

Vallo di Nera, aggressione con coltello alla fidanzata: 37enne arrestato. Per il giudice: "Pericolo di reiterazione del reato"

Un coltello brandito, minacce urlate, l’ultima, violenta lite in una casa di Vallo di Nera. È il culmine di una spirale di paura e soprusi che durava da mesi, fino all’intervento dei Carabinieri e alla decisione del giudice. Un 37enne, di origini albanesi e residente nel piccolo comune umbro, è stato sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per atti persecutori e lesioni personali nei confronti della fidanzata 39enne. Il provvedimento cautelare, emesso dal Gip del Tribunale di Spoleto su richiesta della Procura, sigilla una vicenda di violenza domestica in cui la magistratura ha ravvisato, nero su bianco, il “concreto pericolo” che potessero essere commessi “altri fatti della stessa specie, giudicati essere gravi e allarmanti”.

La misura cautelare eseguita dai Carabinieri di Sant'Anatolia di Narco

I militari della Stazione Carabinieri di Sant’Anatolia di Narco, competente per il territorio di Vallo di Nera, hanno dato esecuzione all’ordinanza negli scorsi giorni. L’uomo, la cui identità non viene diffusa nel rispetto della privacy, è stato raggiunto nella sua abitazione e sottoposto al regime degli arresti domiciliari. La misura, che preclude ogni possibilità di allontanamento dalla propria dimora senza autorizzazione, è stata resa ancor più stringente dall’applicazione del braccialetto elettronico, strumento di controllo che permette alle forze dell’ordine di monitorarne costantemente la posizione. L’azione rappresenta l’epilogo, per ora, di un’indagine scattata a seguito dell’ennesimo, drammatico episodio di violenza.

L’ultima lite degenera: l’aggressione con il coltello e l’intervento dei Carabinieri

Secondo quanto ricostruito dall’Arma e convalidato dal quadro indiziario presentato al giudice, la relazione tra l’uomo e la donna, una 39enne italiana residente in un altro comune della Valnerina e non convivente con lui, era da tempo caratterizzata da tensioni e conflitti. La situazione è degenerata definitivamente durante una lite particolarmente accesa, avvenuta nell’abitazione del 37enne. Secondo gli atti, in quell’occasione l’indagato avrebbe aggredito fisicamente la compagna e, in un escalation di minacce, avrebbe preso un coltello, brandendolo contro di lei. Il panico e la paura hanno portato all’intervento dei Carabinieri, chiamati probabilmente da vicini allarmati o dalla stessa donna. Il tempestivo arrivo dei militari ha evitato conseguenze anche più tragiche e ha permesso di acquisire sul posto, come si legge nel comunicato, “utili elementi investigativi” che sono diventati la base per le successive indagini.

Le dichiarazioni della vittima, raccolte con cautela e professionalità dai militari, hanno dipinto un quadro di sofferenza prolungata. Le condotte vessatorie e violente, infatti, non erano episodiche. I Carabinieri hanno verificato che le violenze, sia psicologiche che fisiche, perduravano sin dall’ottobre del 2025, creando un clima di intimidazione e controllo sulla donna. La minaccia con l’arma bianca ha rappresentato il salto di qualità che ha trasformato una situazione di maltrattamento in un pericolo immediato e estremo.

Il quadro indiziario e la decisione del GIP: il “concreto pericolo” di nuove violenze

Sulla scrivania del Giudice per le Indagini Preliminari di Spoleto è così arrivata una richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica guidata dal Procuratore Capo. Il fascicolo elaborato dai Carabinieri e dal Pubblico Ministero delegato presentava, nelle parole ufficiali, “un grave compendio indiziario” a carico del 37enne. Elementi ritenuti sufficienti non solo a supportare le accuse, ma a dimostrare la fondatezza di un timore cruciale: che l’uomo potesse reiterare i suoi comportamenti.

Il GIP, nell’esaminare la documentazione, ha posto l’accento proprio su questo aspetto. Nella sua valutazione, il magistrato ha “colto” nel caso specifico “il concreto pericolo che l’indagato potesse commettere altri fatti della stessa specie”. Fatti che, nella motivazione, vengono definiti senza mezzi termini “gravi e allarmanti”. Una formulazione giuridica che traduce, in linguaggio forense, l’urgenza di proteggere la vittima da ulteriori traumi e potenziali aggressioni. Dopo aver “vagliato e condiviso” la richiesta del PM, il giudice ha quindi firmato l’ordinanza per gli arresti domiciliari, giudicandola la misura proporzionata e necessaria in questa fase delle indagini.

La vicenda, ora, prosegue il suo iter giudiziario. L’uomo, assistito da un difensore, dovrà rispondere delle accuse formalmente contestategli. Per la donna, l’esecuzione della misura cautelare rappresenta un primo, concreto argine di protezione, una tregua imposta dalla legge dopo mesi di incubo. Un caso che, al di là della cronaca nera, riporta alla luce il meccanismo spesso silenzioso dello stalking e della violenza nelle relazioni affettive, e l’importanza di un intervento coordinato tra forze dell’ordine e autorità giudiziaria per spezzarlo, prima che sia troppo tardi.

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Federico Zacaglioni
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