L’Università dei Falegnami di Gubbio ha rinnovato le proprie cariche sociali, confermando Roberto Filippetti alla presidenza per il triennio 2026-2028. Per Filippetti si tratta del quarto mandato consecutivo, segno della fiducia e della continuità riconosciute dai soci della storica corporazione.
Il nuovo Consiglio direttivo risulta così composto:
Alvaro Bei, vicepresidente
Romeo Marcelli, segretario
Susanna Ceccarini, consigliera
Giuseppe Venturi, consigliere
Una squadra che unisce esperienza e spirito di servizio, chiamata a guidare una delle istituzioni più antiche e identitarie della città.
L’arte dei falegnami rappresenta una delle più antiche corporazioni medievali eugubine. La sua esistenza è documentata già nello Statuto del libero Comune di Gubbio del 1338, segno dell’importanza economica e sociale che l’attività rivestiva nella vita cittadina.
Ancora prima, nel 1326, risulta già attivo un capitano dell’arte, mentre il primo vero statuto corporativo risale al 22 gennaio 1334. Lo statuto venne poi riformato nel 1365 e in successive occasioni, adattandosi alle trasformazioni della società e dell’economia.
Da allora, l’elezione dei capitani dell’arte avvenne con continuità fino al 1680, ma testimonianze della loro attività sono presenti ancora nel 1803, a dimostrazione di una sorprendente longevità istituzionale.

Un passaggio importante nella storia dell’Università dei Falegnami avvenne nel 1801, quando Papa Pio VII emanò un editto che ordinava la soppressione delle antiche corporazioni medievali.
Tutte le “università” eugubine furono colpite dal provvedimento, ma i falegnami — insieme ai calzolari — riuscirono a resistere meglio di altre realtà, mantenendo viva la propria identità.
Per continuare a esistere, l’associazione dovette però trasformarsi, affiancando alle tradizionali funzioni economiche e professionali scopi di assistenza, beneficenza e culto, assumendo progressivamente un carattere anche religioso.
Nel corso dei secoli lo statuto dell’arte è stato più volte riformato, fino a giungere all’attuale versione, datata 27 maggio 1999, con la quale l’Università dei Falegnami ha assunto la forma di organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS).
Un passaggio fondamentale che ha permesso di coniugare tradizione storica e normativa contemporanea, mantenendo intatto il legame con le radici medievali.
L’Università è proprietaria di due immobili di grande rilievo storico e artistico:
la sede di via Savelli n. 4
il palazzo dell’Università dei Falegnami, attiguo alla chiesa di San Giuseppe, in via della Repubblica
Quest’ultimo rappresenta un eccellente esempio di architettura del Trecento, recentemente restaurato a cura dell’Università stessa, in un intervento che ha restituito alla città un edificio di grande pregio.
Il valore culturale dell’Università dei Falegnami è stato ribadito anche sul piano storico e scientifico. Il 19 marzo 2007, nella chiesa di San Giuseppe, è stato presentato il volume postumo del dottor Pier Luigi Menichetti, “L’Università dei falegnami a Gubbio”.
Alla presentazione parteciparono, oltre ai soci, il vescovo Mario Ceccobelli, il vescovo emerito Pietro Bottaccioli e Ilias Tasias, direttore del Patto territoriale dell’Appennino Centrale, il cui contributo fu determinante per la pubblicazione del libro, curato da Fabrizio Cece e Francesco Mariucci.
Un momento che ha rafforzato la consapevolezza storica della corporazione e il suo ruolo nella memoria collettiva eugubina.

L’articolo 3 dello Statuto del 27 maggio 1999 definisce chiaramente le finalità dell’Università dei Falegnami, che comprendono:
mantenimento e conservazione del patrimonio immobiliare
promozione della qualificazione professionale dei soci e dei giovani apprendisti
interventi di solidarietà verso i soci bisognosi
solennizzazione della festa del protettore San Giuseppe
Scopi che tengono insieme lavoro, fede, mutuo soccorso e identità.
La riconferma di Roberto Filippetti alla presidenza per il quarto mandato consecutivo rappresenta un segnale di continuità e stabilità, ma anche di responsabilità verso una storia che attraversa oltre sette secoli.
In una città come Gubbio, dove le antiche università non sono semplici associazioni ma presidi viventi della memoria civica, il ruolo dei loro dirigenti assume un valore che va ben oltre la gestione ordinaria.
Un impegno che guarda al futuro senza recidere il legame con il passato, nel solco di una tradizione che continua a vivere grazie alla dedizione dei suoi soci.