Una riforma degli strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita istituzionale dell'Umbria per rendere più incisivo il rapporto tra comunità e istituzioni, aggiornare una normativa risalente al 2010 e allinearla alle disposizioni dello Statuto regionale. È questo l'obiettivo della proposta di legge presentata a Palazzo Cesaroni dal consigliere regionale Francesco Filipponi, presidente della Prima commissione e primo firmatario dell'atto, insieme ai colleghi Cristian Betti, Maria Grazia Proietti, Letizia Michelini del Pd e Luca Simonetti del M5s.
Un intervento che, nelle intenzioni dei promotori, non si limita a una revisione tecnica delle procedure, ma mira a ridefinire il ruolo dei cittadini nei processi decisionali della Regione, introducendo nuovi strumenti di confronto pubblico e rendendo più accessibili quelli già previsti dalla legislazione regionale.
“Oggi presentiamo una proposta di legge che interviene in modo organico sulla legge regionale 14 del 2010, la norma che disciplina gli strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita istituzionale dell’Umbria. È una legge che ha rappresentato un passo importante nella costruzione di una Regione più aperta e più attenta al coinvolgimento civico, e che aveva necessità di essere aggiornata, resa più coerente con lo Statuto e più vicina alle esigenze dei cittadini. La nostra proposta nasce da un’esigenza chiara, rafforzare la democrazia diretta”: lo ha detto il consigliere regionale Francesco Filipponi, presidente della Prima commissione e primo firmatario dell’atto insieme ai colleghi Cristian Betti, Maria Grazia Proietti, Letizia Michelini (Pd) e Luca Simonetti (M5s), nella conferenza stampa che si è svolta ieri mattina a Palazzo Cesaroni, sede dell’Assemblea legislativa, dove era presente anche l’assessore regionale Fabio Barcaioli.
Tra le novità considerate centrali dai promotori figura l'introduzione dell'istruttoria pubblica, destinata a diventare un nuovo strumento di confronto su questioni ritenute rilevanti per la comunità regionale. La proposta prevede l'inserimento di un nuovo Capo V bis nella normativa, attraverso il quale cittadini, associazioni, comitati ed enti del Terzo settore potranno chiedere formalmente all'Assemblea legislativa di avviare un approfondimento pubblico. L'obiettivo è spostare il confronto in una fase precedente alle decisioni, consentendo di raccogliere contributi, audizioni e valutazioni tecniche prima che l'Assemblea sia chiamata a esprimersi.
“Nel testo - ha spiegato Filipponi - sostituiamo proprio questa espressione, passando da ‘democrazia partecipativa’ a ‘democrazia diretta’, che significa riconoscere che i cittadini non devono essere solo consultati, ma messi nelle condizioni di intervenire direttamente nei processi decisionali, con strumenti chiari, accessibili e realmente efficaci. La novità più rilevante è l’introduzione dell’istruttoria pubblica. Inseriamo un nuovo Capo nella legge, il Capo V bis, che permette ai cittadini, alle associazioni, ai comitati e agli enti del terzo settore di chiedere formalmente all’Assemblea legislativa un approfondimento pubblico su temi rilevanti. Questo significa aprire spazi di confronto prima che l’Assemblea prenda decisioni importanti, con audizioni, contributi tecnici e partecipazione civica. È un salto di qualità, non solo ascolto, ma condivisione del processo decisionale”.
La modifica, quindi, punta a trasformare la partecipazione da momento prevalentemente consultivo a elemento strutturato del procedimento legislativo e istituzionale. Una prospettiva che coinvolge non soltanto i singoli cittadini, ma anche il mondo associativo e gli enti che operano quotidianamente sul territorio.
Un altro capitolo rilevante riguarda il referendum abrogativo. La proposta intende estendere la possibilità di ricorrere allo strumento anche agli atti amministrativi generali di alta programmazione, in coerenza con quanto previsto dallo Statuto regionale.
La soglia individuata per l'attivazione dello strumento è quella di almeno 50mila elettori. L'intento dichiarato è consentire ai cittadini di intervenire anche su decisioni strategiche destinate a produrre effetti significativi sull'assetto regionale nel medio e lungo periodo.
“Un’altra innovazione significativa - ha proseguito Filipponi - riguarda il referendum abrogativo. Estendiamo la possibilità di richiederlo anche sugli atti amministrativi generali di alta programmazione, come previsto dallo Statuto. Se almeno cinquantamila elettori lo richiedono, un atto strategico può essere sottoposto a referendum. È una scelta che aumenta la responsabilità delle istituzioni e la capacità dei cittadini di incidere sulle scelte che orientano la Regione per anni. La proposta interviene poi su moltissimi articoli per rendere più chiari i procedimenti, più trasparenti le comunicazioni e più coerente la terminologia. Sostituiamo ovunque il riferimento al Consiglio regionale con quello all’Assemblea legislativa, adeguando la legge allo Statuto. Rafforziamo l’uso della posta elettronica certificata per garantire certezza delle comunicazioni, eliminando strumenti ormai superati. Rendiamo più trasparente la raccolta firme, eliminando dichiarazioni sostitutive non necessarie. Introduciamo tempi certi per la calendarizzazione delle iniziative popolari: dopo sei mesi, la proposta deve essere iscritta al primo punto dell’ordine del giorno della prima seduta utile. Interveniamo anche sull’iniziativa legislativa popolare, chiarendo i limiti che riguardano solo le materie che per loro natura non possono essere oggetto di iniziativa dei cittadini, come bilancio, stabilità, tributi e organizzazione interna delle istituzioni. Tutto il resto rimane nelle mani dei cittadini. Interveniamo anche sull’articolo 44, introducendo limiti demografici più chiari per l’istituzione di nuovi comuni e una procedura rigorosa per i casi di deroga. È una norma che tutela la sostenibilità dei nuovi enti locali, evitando la creazione di comuni troppo piccoli per garantire servizi adeguati”.

La proposta interviene anche sul funzionamento ordinario degli strumenti di partecipazione. Tra gli elementi indicati dai promotori figurano la digitalizzazione delle comunicazioni attraverso un maggiore ricorso alla posta elettronica certificata, la semplificazione delle procedure per la raccolta delle firme e l'introduzione di scadenze precise per la calendarizzazione delle iniziative popolari. Particolare rilievo assume il termine di sei mesi previsto per l'iscrizione delle proposte al primo punto dell'ordine del giorno della prima seduta utile. Un meccanismo pensato per evitare che le iniziative promosse dai cittadini possano rimanere senza un seguito definito per periodi prolungati.
La revisione riguarda inoltre l'iniziativa legislativa popolare, per la quale vengono chiariti i limiti legati alle materie che, per loro natura, non possono essere sottoposte all'iniziativa dei cittadini. Resterebbero escluse, tra le altre, le questioni relative a bilancio, stabilità, tributi e organizzazione interna delle istituzioni, mentre sulle altre materie verrebbe confermata la possibilità di intervento popolare.
Nel disegno di legge trova spazio anche una modifica dell'articolo 44, relativa all'istituzione di nuovi Comuni. L'intento è definire in maniera più puntuale i requisiti demografici e le procedure da seguire nei casi di deroga, introducendo criteri ritenuti necessari per garantire la sostenibilità amministrativa dei nuovi enti.
Il tema si inserisce nel più ampio obiettivo della proposta di coniugare partecipazione e funzionalità delle istituzioni, evitando che l'ampliamento degli strumenti di democrazia diretta si traduca in una frammentazione amministrativa non accompagnata da adeguate garanzie sulla capacità dei nuovi enti di assicurare servizi e funzioni.
Per i promotori, il provvedimento punta dunque a intervenire contemporaneamente sulla qualità dei procedimenti, sulla trasparenza dell'attività istituzionale e sulla possibilità per i cittadini di incidere concretamente sulle decisioni pubbliche.
“Questa riforma - ha detto Filipponi - avrà effetti concreti. Darà più potere ai cittadini, che potranno incidere su atti strategici e chiedere istruttorie pubbliche. Renderà più trasparente il funzionamento delle istituzioni, grazie alla digitalizzazione delle comunicazioni e alla semplificazione delle procedure. Rafforzerà la responsabilità dell’Assemblea legislativa, che dovrà rispettare tempi certi. E renderà la legge più coerente con lo Statuto e con la terminologia attuale, sostituendo espressioni superate con quelle oggi riconosciute, come ‘enti del terzo settore’ e ‘persone con disabilità’, in luogo di ‘disabili’. Questa proposta – ha concluso - non è una riforma tecnica: è una riforma culturale. Riconosce che la partecipazione è una risorsa. Che la democrazia non si esaurisce nel voto, ma vive ogni giorno nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Una Regione che si apre, che ascolta e che coinvolge. Ringrazio i colleghi Proietti, Betti, Michelini e Simonetti, che hanno condiviso questo percorso. Ringrazio le associazioni, i comitati e i cittadini che in questi anni hanno chiesto più strumenti di partecipazione. Questa proposta è anche merito loro. Oggi facciamo un passo avanti. Una Regione Umbria più democratica, più trasparente, più vicina ai cittadini”.

Alla presentazione della proposta ha partecipato anche l'assessore regionale Fabio Barcaioli, che ha sottolineato il significato politico dell'intervento e la necessità di riportare il tema della partecipazione al centro dell'attività dell'Assemblea legislativa.
L'assessore ha collegato la proposta anche alla necessità di aggiornare una normativa considerata ormai datata, richiamando il ruolo del Terzo settore e dei cittadini nella costruzione delle politiche pubbliche.
L’assessore regionale Fabio Barcaioli, presente alla conferenza stampa, ha sottolineato come sia “importante tornare a parlare di partecipazione all’interno dell’Assemblea legislativa, che così si riappropria della sua attività principale, quella di fare le leggi, mentre in questo momento i lavori d’Aula assomigliano più a un ‘mozionificio’. Questo atto si incardina su una maggiore partecipazione del Terzo settore e dei cittadini in generale alle proposte che vengono fatte e interviene su una legge regionale che è molto vecchia e necessitava di essere aggiornata, oltre che condivisa in tutte le sedi. Come Regione abbiamo avviato la coprogettazione della Riforma del Fondo sociale europeo e indirizzato il Piano sociale regionale a Villa Umbra”.