01 Jan, 2026 - 15:00

Umbria spaccata sul rischio usura durante le feste. Perugia in caduta libera, Terni unica a resistere

Umbria spaccata sul rischio usura durante le feste. Perugia in caduta libera, Terni unica a resistere

Mentre le luci dei mercatini e dei festoni natalizi illuminano ancora i borghi e le colline, in Umbria cresce un allarme in chiaroscuro, fatto di bilanci in rosso e porte bancarie sbarrate. È l’ombra dell’usura, che nel periodo natalizio tende i suoi lacci con più forza. La regione, simbolo di quiete, mostra infatti una spaccatura interna preoccupante.

Da un lato Perugia, che scivola sempre più nella morsa delle sofferenze finanziarie, dall’altro Terni, unica provincia umbra a registrare un miglioramento. È il quadro che emerge dai dati dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, incrociati con le dinamiche del credito, e che getta una luce cruda su un territorio in bilico proprio nella fase dell’anno a più alto rischio sociale ed economico.

Perugia-Terni, il divario che si allarga: +100 imprese in difficoltà contro -29

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. In Umbria, al 30 giugno 2025, le imprese in stato di sofferenza sono 2.256, 71 in più rispetto all’anno precedente (+3,2%). Ma a guardare dentro questa media regionale, si scopre un vero e proprio paradosso geografico.

La provincia di Perugia è la locomotiva del negativo. Qui le aziende in difficoltà sono 1.693, con un aumento di 100 unità (+6,3%) in un solo anno. Un peggioramento netto che colloca il capoluogo tra le province con la dinamica più negativa a livello nazionale. Al contrario, la provincia di Terni rappresenta un’isola virtuosa. Le imprese in sofferenza sono 563, con una riduzione di 29 unità (-4,9%) rispetto al 2024. Un dato che la posiziona tra le poche realtà italiane in netto miglioramento.

“Questo divario non è solo statistico”, spiega un analista della CGIA“Racconta di due ecosistemi economici che stanno reagendo in modo opposto alle stesse pressioni. Quando un’impresa viene classificata in sofferenza, il credito bancario legale si interrompe. A Perugia questa platea si allarga, a Terni si restringe. La differenza, in termini di vulnerabilità alla richiesta di finanziamenti ‘alternativi’, è abissale”.

Il silenzio delle denunce e la trappola psicologica nei centri umbri

Il fenomeno più inquietante, tuttavia, non è la crescita delle difficoltà, ma il silenzio che le circonda. A livello nazionale, le denunce per usura sono in calo verticale, passate dalle 460 del 2010 alle 124 del 2023. Ma questo, avvertono gli esperti, non è un segnale di regressione del crimine.

“L’usuraio moderno non è più il personaggio da film”, si legge nel rapporto“Opera in reti criminali sofisticate che esercitano un condizionamento psicologico devastante, fatto di intimidazioni, danneggiamenti e minacce alla famiglia. La vergogna di ammettere di essere caduti in questa trappola è l’alleato più forte dei criminali, specialmente nelle realtà dei piccoli centri umbri, dove tutti si conoscono e il giudizio sociale è fortissimo”.

Questa dinamica rende il periodo natalizio particolarmente pericoloso. La pressione a sostenere spese per regali, cene e tradizioni, unita all’impossibilità per molti artigiani e piccoli commercianti di contare su una tredicesima, crea il mix esplosivo. Per chi è già in sofferenza e non può chiedere un prestito in banca, l’offerta di liquidità immediata e “amichevole” di un usuraio può apparire come l’unica via d’uscita.

La CGIA continua a chiedere il potenziamento del Fondo di prevenzione dell’usura, l’unico strumento statale che può offrire garanzie pubbliche per riaccendere il credito legittimo in chi è a rischio. Ma la strada è in salita. Mentre l’Umbria si appresta alle feste, la frattura tra il declino di Perugia e la tenuta di Terni diventa il simbolo di una battaglia silenziosa. Una battaglia in cui la posta in gioco non è un dato statistico, ma la sopravvivenza economica e la dignità di centinaia di famiglie e imprese.

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Federico Zacaglioni
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