Il cuore verde d'Italia è sempre più verde. Questo quanto emerge dall'ultimo rapporto del Cnel, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro sulla gestione dei rifiuti che mostra come l'Umbria occupi la quinta posizione nazionale per raccolta differenziata. La nota dolente arriva però dalla spesa per il servizio che si mantiene ancora su "valori elevati", come accade anche nel resto del Centro.
L'indagine, condotta sui dati del 2022, evidenzia che in Umbria ammontano a 516 chili i rifiuti prodotti per abitante con una percentuale di differenziata pari al 68,4%, di oltre due punti il dato nazionale del 66,3%. Secondo i dati del Cnel il costo in Umbria è di 442 euro per tonnellata, un valore più alto rispetto al dato medio italiano che è invece di 395. A spendere meno sono Lombardia, 307 euro, ed Emilia Romagna, 305, mentre la spesa maggiore si registra in Liguria, 520, e Basilicata, 512 euro. In generale il Sud continua a spendere più del Nord e anche il Centro rimane su valori piuttosto alti con Umbria, Toscana e Lazio che si collocano su livelli simili al Sud, mentre le Marche (342 euro) restano più vicine al Nord.
Il report restituisce una fotografia puntale della raccolta differenziata in Italia con percentuali e spese. In generale, dai dati raccolti si evidenzia una crescita costante del tasso di raccolta differenziata in tutto il Paese. L'Italia su questo fronte è talmente virtuosa da aver già raggiunto, con 13 anni di anticipo, gli obiettivi europei fissati per il 2035, mentre la produzione complessiva di rifiuti rimane stabile o anche in lieve calo.
Permangono comunque forti divari territoriali dove si evidenzia una crescita a due velocità. I Comuni del Nord, soprattutto quelli piccoli e medi, brillano per efficienza e buone performance, mentre i grandi centri urbani del Sud e del Centro spendono ancora molto per i servizi a fronte di livelli di raccolta ancora bassi.
In Italia il tasso di raccolta differenziata si attesta al 66,3% a livello nazionale, in crescita rispetto al 65,4% del 2021. Sul podio delle regioni italiane più virtuose c'è il Veneto (77,7%), seguito dalle Marche (72,1%) e dal Nord-Ovest (70,2%). Sotto la media si collocano invece il Lazio (56,2%), la Liguria (57,4%) e gran parte del Sud (58,6%) con un'unica eccezione virtuosa rappresentata dall’Abruzzo (65,6%).
A faticare di più sono i grandi centri urbani anche se si registrano segnali di miglioramento. La raccolta differenziata è cresciuta di 9 punti percentuali al Sud, raggiungendo il 41% e anche al Centro si è registrato un più 4% (51%). Le migliori performance in assoluto si osservano nei comuni medi del Nord-Est (60.000–99.999 abitanti) con una raccolta che è arrivata all’83%.
A crescere, seppur di poco, è stata anche la spesa media pro capite per tonnellata che è arrivata a 395 euro contro i 386 del 2021, facendo segnare un incremento del 2% che comunque è nettamente inferiore rispetto al tasso di inflazione.
A calare, e questo è il dato più incoraggiante, è la produzione di rifiuti che nel Paese è scesa del 2%. La regione più virtuosa è stata la Lombardia con -4% mentre nelle città fra 60.000 e 99.999 abitanti del Nord-Ovest si è arrivati a ben -7%. Maglia nera per Emilia-Romagna e Toscana che si confermano le più grandi produttrici di rifiuti, con 632 e 588 kg per abitante. Molto bene invece in Basilicata e Molise dove, rispettivamente, si producono soltanto 355 e 374 chili per abitante.