È un giorno di lutto profondo per l’Umbria, che saluta una delle figure più rappresentative della propria storia imprenditoriale e agricola. Dopo la recente scomparsa di Leonardo Zanchi, il mondo del vino regionale perde un altro protagonista assoluto: Arnaldo Caprai, venuto a mancare all’età di 92 anni. Un nome che ha segnato in modo indelebile non solo la vitivinicoltura umbra, ma anche l’immagine stessa di Montefalco e del Sagrantino, oggi riconosciuto e apprezzato a livello internazionale.
Prima di diventare un riferimento assoluto del vino italiano, Arnaldo Caprai è stato un imprenditore di successo nel settore tessile. Un’esperienza che gli ha permesso di maturare una solida cultura industriale, fatta di visione strategica, organizzazione e capacità di innovazione. È proprio questa mentalità che Caprai trasferisce, all’inizio degli anni Settanta, nel mondo agricolo.
Nel 1971 acquista 42 ettari di terreno a Montefalco, di cui quattro già vitati, nella Tenuta Val di Maggio. L’obiettivo è chiaro fin dall’inizio: costruire un’azienda vitivinicola moderna, capace di valorizzare le potenzialità di un territorio allora ancora poco conosciuto dal grande pubblico. Una scelta controcorrente, dettata da una profonda fiducia nella terra umbra e nelle sue risorse.
Convinto che il Sagrantino, vitigno autoctono dalle caratteristiche uniche, potesse rappresentare una grande opportunità, Caprai avvia un processo graduale di ampliamento della tenuta, annettendo i migliori terreni limitrofi e investendo in qualità e ricerca.
Il vero cambio di passo arriva nel 1986, quando il figlio Marco Caprai entra nella conduzione dell’azienda. È un momento cruciale non solo per la cantina, ma per l’intera storia vitivinicola di Montefalco. La nuova generazione porta con sé un approccio scientifico e innovativo, aprendo collaborazioni con professionisti del settore e Istituti di ricerca, sia in ambito agronomico che enologico.
I risultati non tardano ad arrivare. All’inizio degli anni Novanta, il Montefalco Sagrantino DOCG “25 Anni” dell’azienda Arnaldo Caprai conquista la critica internazionale, accendendo definitivamente i riflettori su una zona fino ad allora considerata marginale nel panorama enologico italiano.
Da quel momento, il nome Arnaldo Caprai diventa sinonimo di eccellenza, eleganza e longevità. I vini dell’azienda si distinguono per raffinatezza e capacità di invecchiamento, contribuendo in modo decisivo alla reputazione del Sagrantino come grande vino da meditazione.
Oggi l’azienda gestisce 160 ettari di vigneto, distribuiti nei quattro punti cardinali dell’area della DOCG Montefalco. Accanto ai vitigni simbolo dell’Umbria, come Sagrantino e Grechetto, vengono coltivate anche varietà locali e internazionali, tra cui Sangiovese, Merlot, Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon, sempre con l’obiettivo di produrre vini di alta qualità, nel rispetto del territorio e della sua identità.
Un modello di impresa agricola che unisce tradizione, ricerca e sostenibilità, diventando un riferimento per l’intero comparto vitivinicolo nazionale.
La notizia della morte di Arnaldo Caprai ha suscitato cordoglio e commozione in tutto il territorio regionale, dalle istituzioni al mondo produttivo, fino agli operatori del settore agricolo ed enologico. A ricordarne il valore umano e professionale è stata anche la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, insieme all’intera Giunta regionale, che hanno espresso pubblicamente il loro profondo cordoglio.
“Con la scomparsa di Arnaldo Caprai l'Umbria perde un uomo di straordinaria visione che ha saputo con tenacia portare avanti e innovare la tradizione manifatturiera e quella vitivinicola - ha dichiarato la Presidente Proietti - Dalla storica attività nel settore tessile alla felice intuizione nel mondo del vino, Caprai è stato un vero e proprio ambasciatore del Sagrantino nel mondo, contribuendo in modo decisivo a far conoscere Montefalco e l'intera regione a livello internazionale”.
Parole che riassumono efficacemente il percorso di un imprenditore capace di leggere il futuro, investendo su un territorio e su un vitigno che, grazie a lui, sono diventati simboli di eccellenza