La Seconda Commissione, presieduta da Letizia Michelini, ha approvato all’unanimità una Proposta di risoluzione che fa seguito alla petizione "No agli impianti eolici sull’appennino, difendiamo l’Umbria cuore verde d’Italia". L'organismo di Palazzo Cesaroni aveva già lavorato sul tema, nelle scorse settimane, con specifiche audizioni. Diversi i rappresentanti delle istituzioni presenti alla riunione a cui ha preso parte anche l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca. L'opposizione, però, parla di oltraggio alla democrazia.
La petizione, firmata da circa 7 mila cittadini ha una richiesta nello specifico: "Individuare l’intera fascia dell’Appennino Umbro-marchigiano quale area non idonea alla realizzazione di impianti eolici e in particolare alla realizzazione di impianti eolici di grande e media taglia".
L’Appennino, di fatti, corre il rischio di essere riempito da impianti eolici di grandi dimensioni che avrebbero l'effetto di andare a compromettere il Patrimonio paesaggistico ed ambientale e il ruolo identitario dell’Umbria Cuore Verde d’Italia, minacciando la riconoscibilità e le radici rurali dei Luoghi della regione.
Attraverso il suo atto di indirizzo, la Seconda commissione di Palazzo Cesaroni chiede alla Giunta regionale di “adottare tutti gli strumenti di programmazione e pianificazione utili, da un lato, a preservare e salvaguardare le risorse paesaggistiche, culturali ed ambientali, dall’altro a soddisfare le esigenze di produzione di energia da fonti rinnovabili; ad assumere un fattivo coordinamento della gestione ambientale, anche alla luce della frammentazione del sistema tra competenze e normative nazionali, regionali e comunali, in modo da creare percorsi condivisi e integrati con tutti gli enti competenti (tra cui Comuni e Province); ad attuare un percorso che assicuri la partecipazione dei Comuni interessati, finalizzata all’individuazione di soluzioni condivise, attesa la incidenza dell’installazione di impianti eolici sulle comunità locali”.
Nella Risoluzione vengono, perciò, evidenziati i passaggi chiave della petizione popolare, tra cui che nell’anno 2024 sarebbero stati depositati al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e alla Regione Umbria otto progetti di impianti eolici di grandi dimensioni che investono l’Appennino tra i Comuni di Foligno, Trevi, Sellano, Valtopina, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, progetti che prevedono l’installazione sui crinali dei monti di 69 aerogeneratori di altezza compresa tra i 180 e i 200 metri in una ristretta porzione dell’Appennino umbro.
Nella stessa petizione viene, inoltre, evidenziata la necessità che la lotta al cambiamento climatico e la transizione ecologica siano il risultato di una pianificazione di settore la quale tenga conto delle esigenze di tutela del paesaggio e dell’ambiente e che assicuri risposte efficaci e sostenibili nel rispetto dell’art. 9 della Costituzione.
I sottoscrittori della petizione chiedono quindi alla Regione di “approvare la Legge regionale per la individuazione delle Aree Idonee e Non Idonee al fine di raggiungere un equilibrio tra esigenze di protezione del paesaggio e obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili; di individuare l’intera fascia dell’Appennino umbro-marchigiano quale area Non idonea alla realizzazione di impianti eolici di media e grande taglia; nell’ambito del processo legislativo promuova, oltre al coinvolgimento dei Comuni, anche la partecipazione di associazioni, comitati e gruppi di cittadini”.
“Quanto accaduto nella seduta odierna della Seconda Commissione, presieduta dal consigliere Michelini (Pd), è grave e rappresenta un oltraggio non solo al lavoro delle opposizioni, ma alla democrazia stessa - attaccano le opposizioni col vice presidente della Commissione Nilo Arcudi (Tesei presidente - Umbria Civica), il capogruppo della Lega, Enrico Melasecche Germini e il capogruppo di Forza Italia, Laura Pernazza - La maggioranza si è imposta mettendo in votazione un emendamento dell’assessore Meloni (Pd) al Testo unico regionale per le foreste, protocollato e distribuito ai commissari neppure un’ora prima dell’inizio della seduta, un modus operandi profondamente scorretto che di fatto ha impedito l’approfondimento che il tema avrebbe meritato”.
“Ma non è tutto. Nel corso dell’incontro - evidenziano gli esponenti dell’opposizione - abbiamo chiesto la possibilità effettuare quanto prima un minimo di audizioni in Commissione convocando i soggetti portatori d’interesse per poter magari redigere una legge che fosse più efficace a vantaggio della comunità. Una richiesta che è stata respinta dalla maggioranza con la motivazione dell’urgenza di approvare l’emendamento, peccato che la scorsa seduta lo stesso tema fosse all’ordine del giorno e sia stato rinviato a causa di impegni dell’assessore Meloni. Evidentemente l’urgenza si è manifestata solo nel momento in cui l’opposizione ha richiesto ulteriori approfondimenti. Peraltro abbiamo chiesto, per serietà, l’istruttoria tecnico finanziaria degli uffici competenti, che sarebbe buona abitudine produrre sempre per consentire a tutti i consiglieri una migliore valutazione dell’emendamento".
"La maggioranza ancora una volta ha sconfessato se stessa e i vuoti proclami che abbiamo sentito risuonare anche nelle sedi istituzionali in merito a una dichiarata volontà di collaborare con le opposizioni, che di fatto non esiste, dato che ci inviano documenti poco prima della loro discussione -concludono Arcudi, Melasecche e Pernazza - e ci privano della possibilità di approfondimento negando le audizioni. Neanche la nostra legittima proposta di inserire una clausola valutativa sugli effetti futuri che produrrà la legge così emendata ha consentito un’intesa nel rispetto dei relativi ruoli di maggioranza e minoranza. Un atteggiamento arrogante quello della maggioranza, che non giova a nessuno, sicuramente non agli umbri”.