Negli ultimi giorni l'Umbria ha vissuto dei fenomeni agli antipodi: prima la neve e subito dopo il bel tempo. Così mentre a Castelluccio di Norcia si stava ancora finendo di spalare la coltre gelida, altrove si facevano le scampagnate sotto ad un bel sole. La combinazione di neve e calore a distanza così ravvicinata sta però ponendo dei problemi anche in termini di sicurezza, soprattutto per chi frequenta la montagna. Con la neve che sta perdendo compattezza per via dell'evaporazione è infatti più probabile che si possano verificare delle valanghe. Su questo il SASU, il Soccorso Alpino e Speleologico dell'Umbria proprio in queste ore sta invitando a prestare la "massima prudenza" soprattutto nell'area dei Monti Sibillini.
Il Sasu riferisce che attualmente secondo il bollettino del Servizio Meteomont il pericolo valanghe in quota è "marcato", "con condizioni primaverili che comportano una stabilità del manto nevoso localmente scarsa e la possibilità di distacchi anche di dimensioni significative".
In Umbria, le zone dove porre particolare attenzione sono "le Creste del Redentore, a Castelluccio di Norcia, dove il rialzo termico nelle ore centrali della giornata può aumentare sensibilmente il rischio".
Se ci si dovesse recare in montagna, dal Sasu raccomandano anzitutto di controllare il bollettino valanghe e di partire con le attrezzature adeguate. Quali sono? Menzionano il dispositivo Artva (Apparecchio di ricerca dei travolti in valanga), "pala e sonda (e saperli utilizzare correttamente) e valutare costantemente i segnali di pericolo sul terreno. In caso di rischio elevato - proseguono - evitare pendii ripidi (superiori a 30°), muoversi mantenendo adeguate distanze di sicurezza e, in caso di coinvolgimento in una valanga, cercare di restare a galla e creare una sacca d’aria".
Sul campo, spiegano, vanno evitati i "pendii ripidi in presenza di segnali di instabilità (accumuli di neve ventata, rumori di assestamento 'whumpf', valanghe recenti)". Va inoltre mantenuto un "adeguato distanziamento tra i componenti del gruppo" con l'indicazione di "attraversare pendii ripidi una persona alla volta" e di "evitare canali, pendii aperti e zone di accumulo". Infine, "in ambiente sciistico, evitare l’uso dei laccioli dei bastoncini e mantenere la possibilità di liberarsi rapidamente dell’attrezzatura".
Nel caso di valanga, specificano ancora dal Sasu, le indicazioni sono di "cercare una fuga laterale rispetto alla traiettoria; "nuotare" per restare in superficie; proteggere le vie respiratorie creando una sacca d’aria; attivare, se presente, lo zaino airbag".
Infine, l'autosoccorso: "passare immediatamente alla ricerca in ARTVA in modalità ricezione; individuare rapidamente il travolto e iniziare lo scavo; liberare prioritariamente testa e vie respiratorie". Nei casi di emergenza, va attivato il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria attraverso il Numero Unico di Emergenza 112.
A riprova di quanto la situazione in questo momento sia delicata, è arrivata la segnalazione di una valanga sul Monte Argentella, montagna situata al confine tra Umbria e Marche, tra le province di Perugia e Ascoli Piceno. Da quanto appreso, a lanciare l'allarme è stato uno scialpinista che ha visto il distacco mentre era impegnato in una discesa.
Il fenomeno si sarebbe verificato intorno alle 13.30 di oggi, martedì 7 aprile 2026, partendo dal fianco della montagna, sulla parete ovest. Come riferisce Michele Cavallucci di Perugia Meteo, "la valanga si è infilata in un canalone arrivando appunto alla fonte di San Lorenzo, sommergendola letteralmente. Non si hanno notizie certe al momento di persone coinvolte ma sono scattati i controlli del caso, vista l'imponente massa nevosa caduta a valle". Dalle ispezioni, secondo quanto riportato da diverse testate marchigiane, non risulterebbero fortunatamente persone coinvolte.