L'Umbria si conferma tra le regioni italiane nelle quali il servizio sanitario pubblico rappresenta il principale ambito di impiego per il personale infermieristico. È quanto emerge dall'ultimo studio realizzato dall'Eurispes, che analizza la distribuzione, le caratteristiche e le dinamiche della professione infermieristica sul territorio nazionale, delineando un quadro nel quale la regione si distingue per una marcata concentrazione degli operatori all'interno delle strutture pubbliche.
Secondo l'istituto di ricerca, infatti, in Umbria oltre l'80% degli infermieri esercita la propria attività nel sistema sanitario pubblico, una quota che colloca la regione tra quelle con la più elevata presenza di personale infermieristico dipendente del Servizio sanitario nazionale.
Un dato che evidenzia la centralità della sanità pubblica nell'organizzazione dell'assistenza regionale e che conferma una struttura occupazionale diversa rispetto ad altre realtà italiane, dove il comparto privato riveste un peso significativamente maggiore. Lo studio individua inoltre l'Umbria tra le cinque regioni italiane caratterizzate dalla più alta concentrazione di infermieri nel settore pubblico, insieme a Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Liguria.
L'analisi dell'Eurispes mette in evidenza come il panorama nazionale presenti modelli organizzativi differenti. Se in Umbria e nelle altre regioni citate la quasi totalità della forza lavoro infermieristica opera nelle aziende sanitarie pubbliche, in territori come Lazio e Lombardia il settore privato assume invece un ruolo decisamente più rilevante nella distribuzione dell'occupazione infermieristica.
Questa differenza riflette modelli organizzativi e sanitari differenti, nei quali il peso delle strutture private accreditate e dei servizi sanitari non pubblici incide in maniera più significativa sull'offerta assistenziale e sulle opportunità occupazionali del personale sanitario.
Per l'Umbria, invece, il dato conferma il ruolo centrale svolto dal sistema sanitario pubblico nella gestione delle attività ospedaliere, territoriali e assistenziali, con una presenza capillare di professionisti che operano prevalentemente all'interno delle strutture del Servizio sanitario regionale.
Lo studio prende in esame anche la consistenza numerica della professione infermieristica nelle diverse regioni italiane. Per quanto riguarda il 2023, l'Eurispes attribuisce all'Umbria un rapporto pari a 70,5 infermieri ogni 10.000 residenti, un valore leggermente superiore rispetto alla media nazionale, che si attesta a 69 infermieri ogni 10.000 abitanti.
Pur trattandosi di uno scarto contenuto, il dato conferma come la regione disponga di una disponibilità di personale infermieristico leggermente più elevata rispetto al quadro medio italiano.
La presenza di un numero di infermieri superiore alla media costituisce uno degli indicatori utilizzati per valutare la capacità dei sistemi sanitari di rispondere alla domanda di assistenza, soprattutto in un contesto caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione e dall'aumento delle patologie croniche, che richiedono un crescente ricorso ai servizi territoriali e domiciliari.
Tra gli aspetti analizzati figura anche il profilo anagrafico della professione. In Umbria, secondo il rapporto Eurispes, l'età media degli infermieri si colloca intorno ai 45 anni, un valore sostanzialmente coincidente con quello registrato a livello nazionale.
Il dato evidenzia una forza lavoro composta prevalentemente da professionisti con una consolidata esperienza lavorativa, ma richiama anche l'attenzione sulla necessità di programmare adeguatamente il ricambio generazionale, tema che interessa l'intero sistema sanitario italiano.
L'invecchiamento della popolazione e l'evoluzione dei bisogni assistenziali rendono infatti sempre più strategica la disponibilità di personale qualificato, capace di garantire continuità assistenziale sia negli ospedali sia nei servizi territoriali.
Un ulteriore elemento evidenziato dalla ricerca riguarda il livello retributivo del personale infermieristico. Secondo l'Eurispes, gli infermieri umbri percepiscono una retribuzione mediamente leggermente superiore rispetto alla media nazionale. Pur senza registrare differenze particolarmente marcate, il dato colloca la regione in una posizione favorevole nel confronto con il resto del Paese.
Le dinamiche salariali rappresentano uno degli aspetti più osservati nell'ambito del dibattito sulla valorizzazione delle professioni sanitarie, soprattutto in una fase storica nella quale il sistema sanitario è chiamato a fronteggiare carenze di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa.
Lo studio dedica inoltre un approfondimento alla diffusione dell'attività libero-professionale tra gli infermieri italiani. Sotto questo profilo, l'Umbria si colloca tra le regioni con la minore presenza di professionisti autonomi. Secondo i dati elaborati dall'Eurispes, soltanto Basilicata e Abruzzo registrano una quota inferiore di infermieri liberi professionisti.
Un dato che appare particolarmente significativo se confrontato con l'evoluzione del mercato sanitario nazionale, nel quale il lavoro autonomo rappresenta una componente in costante crescita. L'istituto di ricerca sottolinea infatti come gli infermieri liberi professionisti "costituiscono una componente sempre più rilevante del mercato del lavoro sanitario, soprattutto alla luce della crescente domanda di prestazioni domiciliari, territoriali e socio-sanitarie".
La diffusione dell'assistenza domiciliare e il progressivo rafforzamento dei servizi territoriali stanno infatti ampliando gli spazi di intervento della libera professione infermieristica, chiamata a integrare l'offerta del sistema sanitario tradizionale.
Nel suo complesso, il rapporto Eurispes restituisce l'immagine di un sistema sanitario regionale nel quale il settore pubblico continua a rappresentare il principale punto di riferimento per l'occupazione infermieristica.
L'elevata concentrazione degli operatori all'interno delle strutture pubbliche, un rapporto infermieri-popolazione leggermente superiore alla media italiana, retribuzioni che si collocano poco sopra il dato nazionale e una limitata diffusione della libera professione delineano le caratteristiche distintive del modello umbro.
Si tratta di indicatori che contribuiscono a descrivere l'organizzazione del personale sanitario nella regione e che si inseriscono nel più ampio dibattito nazionale sulla sostenibilità del Servizio sanitario, sulla valorizzazione delle professioni infermieristiche e sulla capacità dei sistemi regionali di rispondere alle nuove esigenze assistenziali di cittadini e territori.