Umbria, il decollo è servito: l’aeroporto supera 620mila passeggeri nel 2025 e sfida le medie nazionali.
Esce dalla “zona grigia” delle infrastrutture italiane in attesa di un destino e si affaccia, per la prima volta con i numeri alla mano, come un attore riconoscibile nel sistema aeroportuale nazionale. L’aeroporto internazionale dell’Umbria non è più solo un progetto o una promessa. Il 2025 è l’anno della svolta: oltre 620 mila passeggeri hanno varcato il suo terminal, con una crescita annua del 16% che fa impallidire la media nazionale del settore, ferma intorno al 6%. Non è una semplice fiammata, ma il segno di un consolidamento strutturale. La soglia psicologica dei 500 mila passeggeri, agognata per anni, è stata non solo superata ma stabilmente scavalcata dal 2023. E nei mesi estivi, gli aerei hanno viaggiato pieni: tassi di riempimento oltre il 90% raccontano di una domanda che non chiede spazio, ma lo conquista. A certificare il cambiamento di passo è un’analisi dell’Agenzia Umbria Ricerche, firmata dal funzionario primo ricercatore Giuseppe Coco, responsabile dell’area “Mutamenti sociodemografici”.

La storia recente dello scalo umbro è una mappa delle speranze e delle battute d’arresto del territorio. L’ammodernamento concluso nel 2012 non produsse subito il miracolo. Si navigò a vista, tra il primo picco di 270 mila passeggeri nel 2015 e la successiva, netta contrazione, in cui pesò anche il sisma del 2016. La pandemia, poi, azzerò ogni slancio. “Il dato del 2025 assume rilievo non solo per il valore assoluto raggiunto, ma per le modalità con cui la crescita si realizza”, spiega Giuseppe Coco nell’analisi. “L’aumento dei passeggeri si accompagna a livelli elevati di utilizzo della capacità disponibile. Segnala una dinamica di rafforzamento che non deriva dalla semplice espansione dell’offerta, ma da una sua più efficiente saturazione”.
Il sorpasso del 2023, con un balzo del 44% che portò i passeggeri a 530 mila, non fu un episodio. Fu il primo, inequivocabile segnale di una nuova fase. Il 2024 confermò, il 2025 esplose, triplicando di fatto la crescita media degli aeroporti italiani. Il terminal umbro ha smesso di essere una alternativa occasionale per diventare una scelta di mobilità consolidata, per una regione storicamente legata agli scali di Roma e Bologna. Il merito, stando ai dati, è di una combinazione tra offerta di voli più mirata e una domanda, soprattutto turistica e legata agli affari, che ha scoperto la comodità di un hub “a misura d’uomo”.

La fotografia completa la si ha incrociando il dato passeggeri con quello dei movimenti aerei. Anche qui, la cesura è netta. Prima della pandemia, l’operatività si aggirava stabilmente sulle 4.000 unità annue. La ripresa post-2022 ha riscritto le regole: nel 2024 i movimenti hanno toccato 6.582 unità, per stabilizzarsi a 6.669 nel 2025. Un incremento dell’1,3% che, a fronte dell’exploit di passeggeri, indica una chiara tendenza: gli aerei sono più pieni, l’infrastruttura lavora meglio. “Questa dinamica suggerisce l’ingresso dello scalo in una fase di maggiore stabilizzazione operativa, caratterizzata da un utilizzo più intenso delle infrastrutture”, si legge nell’analisi.
È la prova che la crescita non è affidata al solo aumento dei voli, ma a una loro ottimizzazione. Un indicatore tecnico, ma cruciale, che gli addetti ai lavori leggono come un segnale di maturità gestionale. Lo scalo non risponde più agli stimoli con movimenti nervosi, ma pare aver trovato un suo ritmo, un equilibrio tra slot, capacità e richiesta.

Ora, la questione si capovolge. “L’attenzione tende a spostarsi dalle dinamiche di crescita in sé alle modalità con cui essa può essere accompagnata nel tempo”, avverte Coco, il redattore della ricerca. Il successo, insomma, porta nuove domande. La prima è sulla capacità di assorbimento: il terminal, concepito per volumi inferiori, reggerà una domanda che potrebbe presto sfiorare il milione di passeggeri? Poi ci sono i servizi, la funzionalità degli spazi, l’accessibilità via terra.
Ma la riflessione più profonda riguarda il ruolo dell’aeroporto nell’ecosistema Umbria. Da semplice infrastruttura di trasporto, è chiamato a diventare un vero e proprio motore di sviluppo economico e turistico, integrato con le filiere locali. La crescita esponenziale degli ultimi tre anni non è un punto di arrivo, ma la base di partenza per una nuova, più complessa partita. L’Umbria ha il suo hub. Adesso deve imparare a usarlo fino in fondo.