06 Aug, 2025 - 16:30

L'Umbria stringe la cinghia: consumi in caduta libera, Terni staccata da Perugia di 2.131 euro

L'Umbria stringe la cinghia: consumi in caduta libera, Terni staccata da Perugia di 2.131 euro

L'Umbria si comporta ormai più come il Sud che come il Centro-Nord. I numeri dell'indagine del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere certificano un primato che nessuno vorrebbe: la regione del cuore verde è scivolata all'ultimo posto del Centro-Nord per consumi familiari pro capite, con appena 20.245,6 euro annui per abitante nel 2023. Una cifra che la colloca 13,5% sotto la media nazionale e che racconta di famiglie costrette a stringere sempre più la cinghia. Il distacco dalla Lombardia tocca i 4.038 euro per persona, mentre tra Perugia e Terni si è scavato un solco di 2.131 euro annui che divide l'Umbria in due velocità.

"I consumi delle famiglie sono lo specchio diretto dell'andamento dell'economia reale", ha dichiarato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell'Umbria. "Se l'Umbria arretra, è perché da troppo tempo sconta una debolezza strutturale sul fronte della produttività".

Quando l'inflazione divora il potere d'acquisto: 850 milioni evaporati in cinque anni

I dati rivelano una storia di erosione progressiva del benessere delle famiglie umbre. Dal 2019 al 2023 i consumi sembrano cresciuti dell'11%, ma è solo un'illusione ottica creata dall'inflazione. Calcolando i valori reali, la spesa è crollata del 4,7%, più del doppio rispetto alla media nazionale ferma al -2%. Solo Piemonte (-4,8%) e Toscana (-5,5%) fanno peggio dell'Umbria.

Tradotto in cifre concrete: sono evaporati 850 milioni di euro di consumi reali in cinque anni, passando dai 18,1 miliardi del 2019 ai 17,3 miliardi del 2023 (a prezzi costanti). Un'emorragia che pesa sui bilanci familiari e rallenta l'intera economia regionale.

La forbice si allarga anche all'interno della regione: Perugia si attesta a 20.785,5 euro pro capite, mentre Terni arranca a 18.654,1 euro, con un divario del 10,3%. Due marce diverse che fotografano un'Umbria spezzata, dove la capacità di spesa segue logiche territoriali sempre più divergenti.

Il cibo pesa sempre di più: quando si serra il portafoglio, salta il superfluo

La contrazione dei consumi ha modificato radicalmente le priorità di spesa delle famiglie umbre. Gli alimentari assorbono ora il 19,1% del budget familiare (3.897,1 euro pro capite), contro una media nazionale del 18,6%. Un dato che fotografa una regione costretta a privilegiare i beni primari a scapito di quelli voluttuari.

La geografia del bisogno si fa ancora più nitida nelle province: a Terni la quota alimentare sale al 19,4%, segnale di un paniere di spesa più rigido e meno orientato ai consumi discrezionali. Al contrario, nelle regioni più ricche il peso del cibo si ridimensiona drasticamente: appena l'11,5% in Trentino-Alto Adige, il 13,3% in Valle d'Aosta.

Un meccanismo che rivela la fragilità delle economie locali: maggiore è l'incidenza degli alimentari, minore lo spazio per tutto il resto. "Senza un rilancio della capacità di produrre valore aggiunto, ogni altra misura rischia di essere tampone", avverte Mencaroni, che punta su una ricetta fatta di "investimenti mirati, formazione, digitalizzazione e supporto alle imprese più dinamiche".

Paradosso geografico: ultima del Centro-Nord, prima del Mezzogiorno

L'Umbria si trova in una posizione paradossale che ne evidenzia il limbo economico: ultima tra le regioni del Centro-Nord ma prima del Mezzogiorno. Un equilibrio precario che la vede fare peggio della media del Centro (21.389,1 euro) ma resistere ancora a Sicilia, Puglia e Calabria. Anche le Marche la superano, pur rimanendo anch'esse in fondo alla classifica del Centro.

Il confronto con le regioni confinanti certifica il ritardo: Toscana e Lazio superano entrambe i 21.600 euro pro capite, confermando che l'Umbria non riesce ad agganciare le dinamiche positive del Centro-Nord.

L'indagine certifica una deriva che rischia di diventare strutturale: mentre il Pil regionale ha superato i livelli pre-Covid, la spesa reale delle famiglie non si è ancora ripresa. Gli umbri spendono di più ma comprano di meno, in una spirale che comprime il potere d'acquisto e mette a rischio la ripartenza dell'economia regionale.

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Federico Zacaglioni
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