03 May, 2026 - 12:20

Addio ai campanili della divisa: in Umbria verso una sola centrale operativa per la polizia locale

Addio ai campanili della divisa: in Umbria verso una sola centrale operativa per la polizia locale

L’Umbria si appresta a riscrivere le regole della propria polizia locale, e il cambiamento - se il testo approderà in aula nelle forme oggi discusse - non sarà solo di carta. Numero unico regionaleponte radio unicodue sale operative (a Perugia e Terni) e un rapporto organico che passa da un addetto ogni 700 abitanti a uno ogni mille: sono i pilastri di una riforma che intreccia organizzazione, sicurezza degli agenti e nuove forme di coordinamento tra Comuni e Province.

Il cantiere è aperto a Palazzo Cesaroni, dove la Prima commissione dell’Assemblea legislativa, presieduta da Francesco Filipponi (Pd), ha ripreso l’esame della proposta di legge che unifica due distinti testi di modifica della legge regionale 1/2005 (“Disciplina in materia di polizia locale”). Il primo portava le firme di Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega), il secondo quelle degli stessi FilipponiCristian BettiLetizia MicheliniMaria Grazia Proietti (Pd) e Luca Simonetti (M5S). Entrambi i disegni di legge erano nati a loro volta da un lungo lavoro di audizioni in commissione, ascoltando associazioni di categoria, sindacati, comandanti, Anci e Upi.

Il risultato, oggi sul tavolo dei commissari, è un testo che spinge la macchina della polizia locale verso maggiore omogeneità sul territorio, senza però imporre dall’alto modelli rigidi. “Il lavoro di sintesi ha cercato di tenere conto del complesso delle osservazioni accoglibili pervenute da parte di tutti i soggetti auditi”, ha spiegato Filipponi al termine dell’ultima riunione, ringraziando la sottocommissione (composta da Filipponi stesso, MicheliniPaolo Pernazza di Forza Italia e Melasecche) e gli uffici regionali per le molte sedute dedicate alla riscrittura.

Coordinamento e operatività: numeri unici, ponte radio e sale operative

Il cuore tecnologico e operativo della riforma si regge su tre snodi. Il primo è l’istituzione di un numero unico regionale per le richieste di intervento alla polizia locale, pensato per superare la frammentazione delle centralini comunali. Il secondo è un ponte radio regionale che garantisca l’interoperabilità tra corpi diversi, un tema ricorrente nei rapporti tra piccoli Comuni e realtà urbane più grandi. Il terzo sono le due sale operative provinciali a Perugia e Terni, destinate a gestire interventi coordinati su scala territoriale più ampia, specie in caso di eventi straordinari o emergenze.

Sul piano degli assetti istituzionali, la proposta rafforza la figura del comandante o responsabile del servizio: dovrà appartenere alla polizia locale e non potrà cumulare altri incarichi dirigenziali in settori diversi dell’ente. Viene inoltre introdotto un elenco regionale di comandanti e responsabili, mentre per i Comuni che scelgono la gestione associata dei servizi viene fissato un vincolo di permanenza minimo di cinque anni, per evitare continui ripensamenti che hanno finora penalizzato le unioni.

Non mancano interventi sulla collaborazione pratica con Punto zero (la centrale unica di committenza per beni e servizi), modifiche al comitato tecnico consultivo della polizia locale e una revisione dell’organizzazione dei corpi di polizia provinciale, orientati soprattutto su polizia ambientale e polizia stradale. La Regione potrà chiedere alle Province collaborazioni in materia ittico-venatoria o in altre attività di propria competenza, rimborsando gli oneri documentati.

Formazione obbligatoria, dotazioni minime e il nodo degli organici

Se il coordinamento è la spina dorsale, la formazione e la sicurezza degli agenti ne sono i nervi scoperti che la riforma prova a blindare. Il testo prevede corsi di qualificazione obbligatori per comandanti e responsabili, corsi di ingresso per i neoassunti organizzati dalla Regione, e un periodo di prova con affiancamento tecnico di almeno tre mesi prima del servizio attivo. Viene istituito anche un corso-concorso unico regionale, per uniformare i criteri di accesso.

Sul versante della sicurezza, la proposta fissa una dotazione minima di autotutelagiubbini antitaglio o antiproiettilebastone estensibile e spray anti-aggressione. I singoli corpi potranno poi integrare con body cam, dash cam, scudi, caschi e strumenti per il trattamento sanitario obbligatorio, sempre nel rispetto di regolamenti interni. La riforma introduce inoltre il supporto psicologico per gli operatori e l’istituzione della giornata regionale della polizia locale.

Cambia il rapporto tra organici e popolazione: si scende a un addetto ogni mille abitanti

Il punto più delicato, però, resta il rapporto tra organici e popolazione. L’attuale parametro indicativo (un addetto ogni 700 abitanti) viene portato a un addetto ogni mille residenti. Un cambiamento che, sulla carta, allenta lo standard minimo. Nella relazione tecnica la Regione precisa che la norma non genera nuovi oneri, perché si muove all’interno delle risorse già disponibili e lascia ai regolamenti locali la definizione concreta delle dotazioni. Ma la lettura politica è meno neutra: per i sostenitori è una razionalizzazione necessaria in un contesto di risorse stabili; per i critici rischia di diventare un arretramento implicito, soprattutto per i Comuni che già faticano a coprire il rapporto attuale.

Nei prossimi giorni il testo uscito dalla sottocommissione sarà sottoposto a una nuova audizione con i membri del comitato regionale per la polizia locale. Poi toccherà alla Prima commissione decidere se mandarlo in aula così com’è o se ritoccarlo ancora. Quello che è certo, per ora, è che l’Umbria ha smesso di guardare la propria polizia locale come un mosaico di ordinanze e divise senza filo comune. Il telefono sta per squillare - e questa volta la risposta potrebbe essere unica per tutta la regione.

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Federico Zacaglioni
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