La cultura come strategia di sviluppo è questo il cuore della riforma che ha portato l'Umbria a varare il Testo Unico che regolamenta il settore. Non una legge calata dall'alto, bensì il risultato di un percorso partecipato, fatto di dialogo e incontri con tutti gli operatori interessati, che nei mesi scorsi ha toccato varie città del territorio regionale.
Soddisfatto il vicepresidente regionale con delega alla Cultura, Tommaso Bori. La riforma ha affermato "rappresenta un momento storico per l’Umbria". L'Italia intera del resto - Paese con la maggior concentrazione di siti Unesco - è un miracolo culturale: occupa infatti appena lo 0,5% della superficie del pianeta ma vanta, a seconda delle stime, tra il 60 e il 75% di tutti i beni artistici esistenti. Una ricchezza immensa che, naturalmente, riguarda anche l'Umbria e che dal governo regionale vogliono valorizzare creando tramite questa legge un vero e proprio ecosistema creativo in grado di generare futuro.
"Oggi è stata approvata non una semplice legge - ha spiegato Bori -, ma una vera e propria riforma, la più importante mai realizzata per il settore culturale, una novità assoluta che segna una svolta strategica". Il focus della nuova legge sta nella visione del patrimonio culturale che, integrando la sua necessaria preservazione, diventa "una leva di sviluppo economico, crescita sociale e territoriale. Siamo particolarmente orgogliosi del fatto - ha aggiunto il vicepresidente regionale - che questo sia un testo ampiamente partecipato, l’intera legge infatti, è stata 'co-costruita' con gli operatori attraverso un percorso di consultazioni pubbliche che abbiamo definito la nostra 'Chiamata alle Arti'".
Dietro al Testo Unico su cultura e imprese creatice c'è un'importante mole di investimenti che ammonta a oltre 31 milioni di euro per il triennio 2026-2028. Un cifra consistente che, ha sottolineato Bori "è la prova del nostro impegno". Fondi stabili che consentiranno quindi agli operatori del settore di realizzare una programmazione con tempi e risorse certe, per crescere e generare lavoro e opportunità.
"Questa riforma non solo consolida il nostro primato - ha concluso l'assessore e vicepresidente regionale – , ad esempio, come regione abbiamo attivato per la prima volta l'Art Bonus, uno strumento che coinvolge i mecenati privati nel restauro del nostro patrimonio, ma pone l’Umbria all'avanguardia a livello nazionale". L'approccio 'Made in Umbria' inoltre sta già attirando l'attenzione e, ha evidenziato Bori, "altre Regioni stanno muovendosi nella stessa direzione a vantaggio di tutto il settore culturale italiano".
Entusiasta anche il consigliere regionale del Partito Democratico, Francesco Filipponi. "Una riforma che consegna all'Umbria un deciso passo in avanti sul fronte della cultura e dell'impresa creativa" così ha definito il nuovo Testo Unico. Una riforma all'avanguardia che pone "il territorio umbro tra i più rilevanti in ambito nazionale per innovazione, partecipazione e risorse per il mondo della cultura, con una dotazione significativa di risorse a disposizione nel prossimo triennio attraverso bandi utili agli investimenti nel settore".
"Una concreta inversione di rotta - prosegue il consigliere - rispetto al passato sul piano del patrimonio, imprese culturali, editoria, rigenerazione urbana, spettacolo dal vivo, design e welfare culturale. Con tanto di istituzione di un Fondo regionale per la cultura".
Tra gli emendamenti approvati, anche uno proposto dallo stesso Filipponi sui beni di archeologia industriale sui "siti minerari dismessi e le relative strutture museali collegate, comprensivi dei compendi immobiliari, impianti ed aree esterne di servizio e pertinenza. Questi siti diventano parte integrante del patrimonio culturale regionale ed ora, grazie a questo inserimento nella riforma, le associazioni che sono impegnate nell'archeologia industriale avranno l'opportunità di partecipare ai bandi della Regione Umbria".