L’impatto sulla qualità dell’aria passa anche dalle abitazioni. È da questa consapevolezza che prende forma il nuovo intervento della Regione Umbria, che mette a disposizione 1,8 milioni di euro per favorire la sostituzione di camini, stufe e altri sistemi di riscaldamento a biomassa ormai obsoleti con impianti più moderni, efficienti e meno emissivi. La misura, inserita nel Piano regionale per la qualità dell’aria, punta a intervenire su una delle principali fonti di emissione di polveri sottili, sostenendo economicamente le famiglie che scelgono di rinnovare i propri impianti.
L’operazione assume un peso particolare in una regione dove il ricorso alla legna e al pellet per il riscaldamento domestico è significativamente superiore alla media nazionale. Il patrimonio di camini, stufe e generatori alimentati a biomassa costituisce infatti una componente rilevante dei consumi energetici delle famiglie umbre, ma anche una delle criticità individuate dalle politiche regionali per il miglioramento della qualità dell’aria. L’obiettivo della Regione è dunque duplice: ridurre progressivamente le emissioni prodotte dagli apparecchi più vecchi e, allo stesso tempo, accompagnare economicamente i cittadini verso tecnologie più efficienti, dalle biomasse di ultima generazione alle pompe di calore e ai sistemi ibridi.
Le risorse complessivamente disponibili ammontano a 1,8 milioni di euro, suddivisi in maniera paritaria tra il 2026 e il 2027. Per ciascuna delle due annualità sono stati messi a disposizione 900mila euro. La misura è rivolta ai residenti nelle aree individuate dal Piano regionale per la qualità dell'aria come maggiormente interessate dalle problematiche oggetto dell'intervento. Il primo ambito è quello della Conca Ternana, che comprende i territori di Terni e Narni. Il secondo è la cosiddetta Zona di Valle, nella quale rientrano 19 Comuni umbri.
Tra questi figurano alcuni dei principali centri della regione: Perugia, Foligno, Spoleto, Città di Castello, Assisi, Bastia Umbra, Corciano, Todi, Orvieto e Umbertide, oltre agli altri Comuni compresi nella perimetrazione prevista dal Piano.
Non si tratta dunque di un intervento limitato a una singola area, ma di una misura che interessa una parte consistente del territorio regionale e che punta a incidere progressivamente sul parco degli impianti domestici alimentati a biomassa.
Il contributo regionale è destinato alla sostituzione di generatori esistenti alimentati a biomassa con apparecchiature più efficienti. Tra le tecnologie ammesse rientrano i generatori a biomassa di ultima generazione, le pompe di calore e i sistemi ibridi.
L'entità del sostegno varia in relazione alla soluzione scelta. Il contributo regionale può arrivare fino a 5mila euro nel caso dell'installazione di pompe di calore o sistemi ibridi, mentre per i nuovi generatori a biomassa il tetto è fissato a 3.500 euro, a condizione che gli apparecchi rispettino i requisiti ambientali previsti e raggiungano almeno la classificazione di cinque stelle.
Un meccanismo pensato per incentivare soprattutto il passaggio verso tecnologie capaci di ridurre in maniera significativa le emissioni, senza escludere chi intenda continuare a utilizzare la biomassa scegliendo però dispositivi caratterizzati da standard ambientali molto più elevati.
Uno degli elementi centrali della misura riguarda il rapporto con gli incentivi nazionali. Per accedere al sostegno della Regione sarà infatti necessario aver già ottenuto il contributo previsto dal Conto Termico 3.0, gestito dal Gestore dei servizi energetici.
L'incentivo regionale si configura quindi come una misura aggiuntiva rispetto al sostegno nazionale. La combinazione delle due forme di finanziamento può arrivare a coprire fino al 90 per cento della spesa ammissibile per gli interventi realizzati nella Conca Ternana e fino all'80 per cento per quelli effettuati nella Zona di Valle.
L'obiettivo è rendere concretamente accessibile la sostituzione degli impianti più vecchi anche alle famiglie che, pur avendo la necessità di intervenire, potrebbero non essere in grado di sostenere autonomamente l'intero investimento.
L'accesso alla misura è subordinato al possesso di alcuni requisiti. Il richiedente dovrà essere proprietario dell'immobile interessato dall'intervento oppure essere titolare di un altro diritto reale di godimento, come l'usufrutto o il diritto di abitazione.
È inoltre previsto un requisito economico: il valore Isee dovrà essere inferiore a 30mila euro.
La misura non consente inoltre di cumulare più richieste da parte dello stesso beneficiario. Ogni cittadino potrà presentare una sola domanda, riferita a un unico immobile, per la sostituzione di uno o più generatori esistenti con un nuovo impianto ammesso dal programma.
Le richieste saranno prese in considerazione fino all'esaurimento delle risorse disponibili, secondo l'ordine cronologico di presentazione. Un elemento che rende particolarmente importante, per chi possiede i requisiti, prestare attenzione all'apertura della procedura e alla corretta predisposizione della documentazione richiesta.
Il provvedimento non riguarda indistintamente tutti gli impianti domestici. L'intervento è infatti rivolto principalmente alla sostituzione dei generatori a biomassa caratterizzati da prestazioni ambientali più basse.
I vecchi apparecchi ammessi alla sostituzione dovranno avere una classificazione ambientale pari o inferiore a quattro stelle, mentre i nuovi generatori a biomassa dovranno rispettare standard più elevati. Sono inoltre incentivati sistemi che consentono di ridurre o eliminare completamente la combustione, come nel caso delle pompe di calore.
La logica della misura è dunque duplice: da una parte favorire la riqualificazione energetica delle abitazioni, dall'altra ridurre progressivamente il peso degli impianti domestici più emissivi sulla qualità dell'aria.
La dimensione dell'intervento regionale si comprende meglio guardando ai dati relativi alle abitudini energetiche delle famiglie umbre.
Secondo l'indagine Istat sulle dotazioni energetiche delle famiglie relativa al 2024, circa una famiglia umbra su tre utilizza la legna per il riscaldamento o per alimentare un camino. A utilizzare il pellet è invece il 17,4 per cento delle famiglie.
Numeri sensibilmente superiori alla media nazionale: in Italia la quota delle famiglie che utilizza la legna si ferma infatti intorno al 16 per cento, mentre quella relativa al pellet è pari al 7,8 per cento.
Nel complesso, in Umbria vengono bruciate ogni anno più di 327mila tonnellate di legna e quasi 81mila tonnellate di pellet. Un consumo che racconta quanto camini e stufe siano ancora una componente importante del sistema di riscaldamento domestico regionale, ma che mette in luce anche la necessità di intervenire sull'efficienza degli impianti.
È soprattutto sul fronte della qualità dell'aria che la misura assume il suo significato più rilevante.
Il Piano regionale per la qualità dell'aria individua infatti nel riscaldamento domestico a biomassa la principale fonte di emissioni di polveri sottili in Umbria. Secondo l'Inventario regionale delle emissioni aggiornato al 2018, il settore arriva a incidere per circa il 76 per cento sulle emissioni regionali di PM10 primario.
A pesare maggiormente sono soprattutto gli impianti più vecchi e meno efficienti: camini aperti, stufe datate e generatori caratterizzati da tecnologie ormai superate possono produrre quantità di emissioni molto più elevate rispetto agli apparecchi di ultima generazione.
Da qui la scelta di intervenire non tanto sulla biomassa in sé, quanto sulla progressiva sostituzione degli impianti più inquinanti, favorendo tecnologie capaci di garantire prestazioni energetiche migliori e un minore impatto sull'ambiente.
La misura regionale si colloca così all'incrocio tra due esigenze: quella ambientale e quella energetica. Sostituire un vecchio generatore significa infatti intervenire contemporaneamente sui consumi, sull'efficienza dell'abitazione e sulle emissioni prodotte durante il funzionamento dell'impianto. Per le famiglie beneficiarie, il contributo può rappresentare quindi un'occasione per affrontare un intervento di riqualificazione altrimenti oneroso. Per la Regione, invece, il provvedimento costituisce uno degli strumenti attraverso cui tradurre in azioni concrete gli obiettivi fissati dal Piano per la qualità dell'aria.
La sfida sarà ora quella di trasformare le risorse disponibili in un numero significativo di sostituzioni effettive, concentrando gli interventi proprio sugli apparecchi più obsoleti e sulle aree nelle quali il problema delle emissioni assume maggiore rilevanza.
Dalla Conca Ternana alla Zona di Valle, il provvedimento coinvolge territori profondamente diversi ma accomunati dalla presenza di un patrimonio edilizio nel quale camini, stufe e impianti a biomassa continuano a svolgere un ruolo importante. Terni e Narni rappresentano il primo fronte dell'intervento, mentre la Zona di Valle estende il programma a numerosi centri umbri, compresi alcuni dei principali poli urbani e turistici della regione.
La misura da 1,8 milioni di euro diventa così parte di una strategia più ampia: ridurre progressivamente le emissioni legate al riscaldamento domestico, accompagnando le famiglie nella transizione verso impianti più moderni e sostenibili senza trascurare le specificità del territorio umbro. Per una regione nella quale l'utilizzo della legna e del pellet resta nettamente superiore alla media nazionale, la sostituzione dei vecchi generatori rappresenta dunque non soltanto una questione di efficienza energetica, ma uno dei passaggi decisivi per affrontare il problema della qualità dell'aria.