27 Jan, 2026 - 09:20

Umbertide, 61enne morì mangiando un salume contaminato: mercoledì inizia il processo a carico di un produttore aretino

Umbertide, 61enne morì mangiando un salume contaminato: mercoledì inizia il processo a carico di un produttore aretino

Domani, mercoledì 28 gennaio, il titolare dell’azienda agricola di Arezzo, accusato di aver messo in commercio un salume contaminato dal batterio Listeria, sarà processato con rito abbreviato. Il produttore aretino, secondo l'accusa, avrebbe provocato la morte di una bidella 61enne, originaria di Napoli e residente a Umbertide.

Produsse un salume contaminato che provocò la morte di una 61enne: domani inizia il proceso

Il processo, col rito abbreviato, a carico del titolare dell’azienda agricola di Arezzo inizierà nella giornata di domani, davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Perugia, Giuseppe Narducci.

Secondo la ricostruzione della Procura, il produttore aretino avrebbe messo in commercio insaccati di carne suina contenenti il batterio Listeria in quantità superiore ai limiti di legge. Questo avrebbe provocato la morte di una donna, residente a Umbertide. Per lui l’accusa è di omicidio colposo. 

I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Michela Paganelli. L’imputato, difeso dagli avvocati Niki Rappuoli di Arezzo e Carlo Bonzano del foro di Roma, respinge fermamente tutte le accuse.

La tragica morte dopo un mese dal ricovero

La donna, originaria di Napoli ma residente nel comune in provincia di Perugia, si sarebbe sentita male nel gennaio 2024, dopo avere mangiato un insaccato, una testa di coppa di suino, acquistato in un negozio di alimentari nella zona di Città di Castello. 

Dopo aveva accusato forti dolori addominali e vomito, fu ricoverata d'urgenza presso l’ospedale di Città di Castello e pur sottoposta a varie terapie perse la vita per le conseguenze dell’infezione, dopo quasi un mese dopo.

Dall'indagine epidemiologica effettuata dai medici dell'ospedale era emersa la presenza del batterio Listeria monocytogenes che aveva imposto l'avvio degli accertamenti da parte dell'Asl.

La vicenda di Sara Scarabicchi: rientrò a casa dal Pronto Soccorso ma perse la vita

Il dramma della 61enne bidella riporta alla mente un caso dei mesi scorsi, dove una donna perse la vita sempre nell'ospedale di Città di Castello.

Sara Scarabicchi morì in casa, lunedì 3 novembre, dopo che era stata dimessa dal pronto soccorso del suddetto nosocomio. La donna era andata in ospedale in mattinata per alcuni dolori all’addome ed al torace

La donna era stata dimessa dal pronto soccorso con una prognosi di 15 giorni per una gastroenterite, rimandata a casa attorno alle ore 13.30, con il suggerimento di sottoporsi ad ulteriori accertamenti ambulatoriali, una volta ristabilitasi dal malore.

Tornata a casa la situazione non migliorò e nonostante un nuovo intervento del 118 e anche dell’eliambulanza del servizio sanitario regionale, la donna spirò attorno alle 15:00. La causa del decesso di Sara Scarabicchi sarebbe da attribuire alla rottura di un aneurisma aortico vicino al cuore.

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Emanuele Landi
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