Due episodi diversi, ma con lo stesso retrogusto amaro, hanno attraversato Perugia lasciando dietro di sé un copione ben rodato: telefonate allarmanti, travestimenti convincenti e bersagli sempre fragili. In entrambi i casi, il canovaccio era quello del parente nei guai: un incidente, un'accusa, la promessa di sistemare tutto in cambio di oro e contanti. A inscenarlo, uomini abili nel trasformarsi in finti tutori dell’ordine, pronti a bussare alle porte delle vittime e a svuotare cassetti e portafogli con la freddezza di chi sa come muoversi in queste acque torbide.
Hanno puntato dritti alla sua angoscia, raccontandole che il figlio aveva travolto un ciclista e che per evitare il peggio serviva denaro, subito. Due uomini, 40 e 47 anni, campani, hanno messo in scena l’ennesimo teatrino ai danni di una donna anziana, sola in casa dopo aver convinto il marito ad allontanarsi con una scusa studiata ad arte.
Si sono presentati vestiti di autorità che non avevano, hanno varcato la soglia con la voce ferma di chi sa come muoversi, e si sono fatti consegnare tutto: oro, contanti, fiducia.
Ma la recita è durata poco. Una telefonata su un’auto sospetta ha acceso il radar dei carabinieri, che hanno intercettato i due mentre provavano a svignarsela. Bloccati, perquisiti, arrestati. Tutto il bottino è stato recuperato e restituito alla vittima. Il giudice ha firmato la misura cautelare: per loro, arresti domiciliari.
Ci ha provato anche lui, stesso copione, stessa pretesa urgenza. Stavolta il bersaglio era una coppia, allarmata da una voce al telefono che annunciava un presunto arresto del figlio. L’uomo al cellulare si spacciava per carabiniere e chiedeva contanti per "sistemare la faccenda". Ma qualcosa non ha convinto del tutto, e una chiamata tempestiva ha fatto scattare l’intervento delle forze dell’ordine.
Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento, la conversazione era ancora aperta. Hanno predisposto tutto, restando in silenzio a pochi passi dalla trappola. Pochi minuti dopo, il sedicente emissario ha varcato la soglia, pronto a incassare. Quello che ha trovato, però, non erano due anziani in difficoltà ma poliziotti pronti a bloccarlo. Ha provato a scappare, ha provato a divincolarsi, ma è finito in manette. Ora si trova nel carcere di Capanne, mentre gli investigatori passano al setaccio eventuali contatti con altre messinscene.
È una recita studiata nei minimi dettagli, quella che prende il nome di truffa del falso incidente. I bersagli preferiti sono gli anziani, raggiunti al telefono da voci tremanti e persuasive che raccontano di un familiare coinvolto in un brutto schianto. Dall'altra parte della cornetta, ci sono finti avvocati, pseudo carabinieri, perfino sedicenti medici. Tutti pronti a chiedere denaro per risolvere una questione che, in realtà, non esiste.
Come smascherare l’inganno:
Come proteggersi:
Anche questo è un copione rodato che continua a mietere vittime, quello del finto carabiniere. Uomini ben vestiti, voce ferma e documenti contraffatti si presentano con il volto rassicurante dell’autorità, ma sotto l’uniforme immaginaria si cela l’inganno.
La messinscena:
I segnali da non ignorare:
Le contromisure: