30 Jul, 2026 - 08:30

Truffe e minacce agli anziani porta a porta: sei a giudizio, tra le vittime anche donne di Perugia

Truffe e minacce agli anziani porta a porta: sei a giudizio, tra le vittime anche donne di Perugia

La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per i sei componenti di un'associazione a delinquere accusata di aver orchestrato un capillare sistema di truffe ed estorsioni nel settore delle vendite "porta a porta", le cui propaggini hanno toccato direttamente anche l'Umbria, con diverse vittime individuate a Perugia. L'indagine condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Padova ha portato alla luce un meccanismo ben collaudato che prendeva di mira donne anziane, casalinghe e persone sole, spingendole a sottoscrivere contratti d'acquisto sproporzionati e ad accendere finanziamenti spesso insostenibili. Laddove le vittime tentavano di opporsi, gli agenti di vendita non esitavano a ricorrere a pressanti intimidazioni e minacce di azioni legali. Per il territorio umbro la conclusione delle indagini riaccende il livello di allarme sul drammatico fenomeno dei raggiri ai danni degli anziani che vivono soli e con limitati strumenti di difesa. Al danno economico patito, spesso gravissimo a fronte di pensioni minime, si somma una profonda ferita psicologica: la violazione della propria abitazione e l'incubo di essere caduti in una trappola ordita sfruttando la buona fede generano sentimenti diffusi di paura e vergogna.

Il meccanismo delle vendite forzate e l'incubo dei finanziamenti a vita tra le mura domestiche

Il modus operandi ricostruito dalle Fiamme Gialle rivela una struttura organizzata capace di muoversi su tutto il territorio nazionale partendo da elenchi nominativi acquistati da altre aziende del settore. I venditori battevano capillarmente quartieri e piccoli centri sapendo già di trovare persone vulnerabili. Una volta varcata la soglia di casa con abili tecniche persuasive, convincevano le anziane di essere vincolate da vecchi contratti stipulati anni prima, sostenendo che sussistesse ancora l'obbligo contrattuale di acquistare nuovi articoli casalinghi. Oggetti di scarso valore commerciale – come ferri da stiro, set di pentole, materassi, toppers, cuscini, poltrone reclinabili e apparecchi per magnetoterapia – venivano piazzati a cifre comprese tra i 5.000 e i 7.000 euro.

Per far fronte a tali cifre, le malcapitate venivano indotte ad aprire pratiche di credito al consumo presso primarie società di finanziamento. Nei casi di maggiore fragilità, i promoter si ripresentavano a distanza di mesi per imporre ulteriori acquisti e rimodulare i finanziamenti già in corso, prolungandone la durata e aumentando le rate. Come confermano i rilievi investigativi, in presenza di un rifiuto gli indagati ventilavano immediate ritorsioni giudiziarie, “sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l'obbligo di ulteriori acquisti”. Molte donne cedevano soltanto per mettere fine alla pressione asfissiante degli emissari, i quali mettevano persino in scena finte telefonate con presunti dirigenti aziendali.

Dalla movida sui bolidi di lusso al sequestro milionario: come la Guardia di Finanza ha smantellato la rete

L'inchiesta è nata durante i consueti controlli economici del territorio svolti nel padovano, dove l'attenzione degli investigatori è stata attratta dall'insolito tenore di vita di alcuni soggetti locali. Gli indagati erano soliti frequentare i locali più esclusivi della movida a bordo di vetture di altissima gamma. I successivi riscontri incrociati con le banche dati dell'Amministrazione Finanziaria hanno fatto emergere una marcata sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio ostentato, oltre a un'anomalia decisiva: il pacchetto clienti della società da loro gestita era composto interamente da donne con più di sessant'anni.

I guadagni dell'organizzazione scaturivano da ricarichi sui prodotti fino all'800% e dalle provvigioni corrisposte dagli istituti di credito per ogni pratica finanziaria perfezionata. Questo flusso illecito di denaro permetteva ai vertici del gruppo di condurre una vita d'élite tra vacanze sfarzose, ristoranti raffinati, capi d'alta moda e il noleggio di bolidi quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

Oltre 1.200 vittime in tutta Italia e i provvedimenti cautelari ordinati dal Tribunale di Padova

Gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Padova hanno consentito di identificare oltre 1.200 vittime disseminate in decine di province italiane, tra le quali figura Perugia insieme ad altri importanti centri del Centro e Nord Italia. Nel gennaio scorso, le ordinanze firmate dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova avevano portato all'esecuzione di cinque misure cautelari personali – di cui una custodia cautelare in carcere e due arresti domiciliari – unitamente al sequestro preventivo per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro.

I successivi riscontri su dispositivi digitali, i documenti sequestrati e le ulteriori querele presentate hanno blindato il quadro probatorio, retto anche dinanzi ai ricorsi presentati dagli indagati ai Tribunali del Riesame di Venezia e Padova. Durante le perquisizioni le forze dell'ordine hanno apposto i sigilli a beni mobili e immobili, conti correnti, gioielli, orologi di pregio e accessori di lusso. L'operazione ha consentito di interrompere le attività delittuose del sodalizio, i cui sei esponenti dovranno ora rispondere delle accuse di associazione per delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio.

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Federico Zacaglioni
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