15 Feb, 2026 - 08:15

Truffa dell'incidente a Perugia, il pensionato chiama il 112 mentre la moglie parla con i falsi carabinieri: coppia arrestata

Truffa dell'incidente a Perugia, il pensionato chiama il 112 mentre la moglie parla con i falsi carabinieri: coppia arrestata

Quando il telefono ha iniziato a squillare, in quell'appartamento alla periferia di Perugia era un pomeriggio come tanti. La televisione accesa in sottofondo, le medicine allineate sul tavolo, le abitudini lente di una coppia di anziani che conosce a memoria i rumori del pianerottolo ma non quelli, subdoli, della truffa che passa per la linea fissa. Dall'altra parte della cornetta una voce ferma, sicura, si è presentata come quella di un falso maresciallo dei Carabinieri e, senza preamboli, ha fatto irrompere la paura: “Sua moglie è al telefono, suo figlio ha avuto un grave incidente, servono soldi e gioielli per evitare l'arresto”.

In pochi istanti, la routine di una pensionata di 75 anni e di suo marito, 84enne, si è trasformata in una trappola emotiva costruita con la tecnica ormai nota del falso incidente e del finto appartenente alle Forze dell'ordine, uno degli schemi criminali che più colpiscono la fascia anziana della popolazione. Ma questa volta qualcosa è andato diversamente: l'anziano, insospettito, ha composto il Numero Unico di Emergenza 112 e, guidato dall'operatore, ha continuato a parlare con il sedicente maresciallo mentre le pattuglie dei Carabinieri correvano verso casa loro. Nel giro di pochi minuti, l'imbroglio si è ribaltato: un uomo è stato bloccato subito dopo aver ricevuto il denaro contante, la complice fermata al termine di un breve inseguimento, e quella che doveva essere l'ennesima truffa a un'anziana si è conclusa con due arresti e un messaggio chiaro: di fronte a telefonate sospette, chiamare subito il 112 può fare la differenza.

La regia in cuffia e la paura in diretta: “Continui a parlare, abbiamo mandato le pattuglie”

La dinamica dell'operazione, ricostruita dagli investigatori del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia, racconta di una macchina dei soccorsi messa in moto mentre la truffa era ancora in corso. Quando l'84enne, insospettito dalle concitate richieste telefoniche, ha contattato il 112, dall'altra parte della linea non c'era solo un operatore, ma un vero e proprio regista anti-truffa.

L'uomo ha spiegato in presa diretta che sua moglie era al telefono con un presunto maresciallo. La notizia del finto incidente del figlio, la richiesta di denaro per evitare conseguenze giudiziarie. L'operatore della Centrale Operativa dell'Arma ha capito immediatamente il pericolo e ha fornito all'anziano le istruzioni necessarie per non far saltare la messa in scena.

Gli abbiamo detto di non insospettire il truffatore, di far finta di niente e di continuare la conversazione come se nulla fosse”, hanno spiegato i militari. “Nel frattempo, abbiamo dirottato verso l'abitazione tutte le pattuglie disponibili della Sezione Operativa e delle Stazioni di Perugia-Fortebraccio e Ponte San Giovanni. Dovevamo arrivare prima che il malvivente riuscisse a dileguarsi con il bottino”.

Una regia in cuffia che ha permesso di trasformare la vittima in un alleato silenzioso, mentre dall'altra parte del telefono l'interlocutore, un 35enne di origini meridionali con precedenti specifici, era convinto di avere la situazione in pugno.

Il blitz e l'inseguimento: i soldi “freddi” e il tentativo di fuga della complice

Il copione si è concluso nel momento in cui il finto maresciallo, dopo aver intascato la provvigione di paura, ha mandato il suo “collettore”. Pochi istanti dopo il ricevimento della telefonata, un uomo si è presentato nell'appartamento dei due anziani. La pensionata, terrorizzata, gli ha consegnato 200 euro in contanti, probabilmente un anticipo rispetto alla richiesta di gioielli e risparmi che sarebbe seguita.

Ma appena il denaro è passato di mano, i Carabinieri sono intervenuti. Il 35enne è stato bloccato senza possibilità di scappare. A quel punto, però, la scena si è spostata più avanti, lungo la strada. A bordo di un'auto, una donna, identificata come la complice 47enne (anche lei originaria del Sud e già nota alle Forze dell'ordine), aveva il compito di fare da palo e da autista per la truffa in trasferta.

Accortasi dell'intervento dei militari, la donna ha tentato di allontanarsi velocemente a bordo del veicolo con cui avevano raggiunto il luogo”, ricostruiscono dall'Arma. Il tentativo di fuga è durato poche centinaia di metri: i Carabinieri l'hanno raggiunta e fermata, chiudendo il cerchio su quella che era stata pianificata come una rapida “trasferta” di lavoro sporco.

La coppia, ritenuta responsabile di truffa aggravata in concorso, è stata arrestata in flagranza e trattenuta nelle camere di sicurezza della Compagnia di Perugia in attesa del giudizio per direttissima. Al termine dell'udienza, il Giudice del Tribunale di Perugia ha convalidato l'arresto: per l'uomo sono stati disposti i domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per la donna l'obbligo di dimora nel comune di residenza e la presentazione alla polizia giudiziaria.

La lezione del 112 e l'allarme sociale: “Nessun carabiniere chiede soldi”

Al di là del risultato operativo, che ha permesso di assicurare alla giustizia due professionisti della truffa, il caso di Perugia si trasforma in un monito. Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Perugia, nel diffondere la notizia, ha voluto ribadire con forza un concetto semplice ma fondamentale, troppo spesso ignorato dalle vittime nel momento del panico.

Nessun appartenente alle Forze dell'Ordine chiede denaro o gioielli per risolvere presunte vicende giudiziarie. È un meccanismo che non esiste”, hanno scandito i vertici dell'Arma. “Questo episodio dimostra che la tempestività della chiamata al 112 è l'arma più efficace contro le truffe agli anziani. Se si ricevono telefonate di questo tipo, bisogna interrompere immediatamente la comunicazione, non fornire informazioni personali e contattare subito la Centrale Operativa per consentire interventi risolutivi come questo”.

L'anziana coppia, ancora scossa per l'accaduto, ha potuto riabbracciare il figlio, ignaro di essere stato al centro di una tempesta mediatica e criminale. E nella loro casa, il telefono, da veicolo di paura, è tornato a essere solo un oggetto silenzioso. Ma la lezione appresa in quel pomeriggio di fine inverno resterà: davanti a una voce che urla “aiuto”, la prima chiamata deve essere quella giusta. Quella al 112.

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Federico Zacaglioni
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