21 Feb, 2026 - 18:30

Tritone crestato a Rasina: due nuovi avvistamenti e la richiesta di una Zona Speciale di Conservazione

Tritone crestato a Rasina: due nuovi avvistamenti e la richiesta di una Zona Speciale di Conservazione

Due nuovi avvistamenti del tritone crestato (Triturus carnifex) in località Rasina, nel territorio di Gualdo Tadino, hanno acceso i riflettori su un’area finora poco considerata nei piani di conservazione regionali.

L’Associazione Naturalistica Gualdese ha formalizzato la richiesta di istituire una Zona Speciale di Conservazione (ZSC), inviando l’istanza alla Societas Herpetologica Italica, l’organismo scientifico di riferimento per la tutela di anfibi e rettili in Italia.

A presentare la richiesta è stata la presidente dell’associazione, Mara Loreti, naturalista e ricercatrice della Società Botanica Italiana. Il rinvenimento della specie è avvenuto in un contesto ambientale delicato, caratterizzato dalla presenza di una zona umida (sorgente Padule e sorgente Gramaccia) da cui nascono ruscelli che confluiscono nel fiume Rasina. Un mosaico di microhabitat che, come spesso accade per gli anfibi, rappresenta un nodo cruciale tra acqua, vegetazione ripariale e aree agricole.

Un “corridoio di pietre di guado” strategico

La località Rasina è già classificata dalla Rete Ecologica Regionale dell’Umbria come “Corridoio di pietre di guado”, cioè un’area funzionale a mantenere la connessione ecologica con il sito Natura 2000 ZSC Monte Maggio-Monte Nero di Gualdo Tadino e con altre aree protette umbre. In termini pratici, significa che qui transitano flussi biologici fondamentali per la sopravvivenza delle popolazioni faunistiche, specialmente per specie sensibili alla frammentazione degli habitat come il tritone crestato.

Non è un dettaglio secondario: il Triturus carnifex è una specie protetta dalla direttiva Habitat (92/43/CEE), che prevede la tutela attraverso l’istituzione di ZSC e l’adozione di misure rigorose di protezione. La presenza accertata in due nuovi siti rende dunque la richiesta dell’associazione non solo legittima, ma coerente con gli obblighi comunitari.

Perché i nuovi rinvenimenti sono cruciali

Come spiega la dottoressa Loreti, i due ritrovamenti sono particolarmente rilevanti perché si tratta di siti inediti per la specie, collocati in una zona a forte pressione antropica: attività agricole, rete stradale, nucleo industriale e commerciale a sud dell’abitato di Gualdo Tadino. In altre parole, non siamo in un’area remota o già protetta, ma in un territorio dove gli equilibri ecologici sono più fragili e vulnerabili.

La località più vicina in cui il tritone crestato era già stato segnalato è Valsorda, con i suoi laghetti carsici, a circa 4,8 chilometri dai confini della ZSC Monte Maggio–Monte Nero. Proprio lì, secondo l’associazione, la popolazione risulta estremamente localizzata e minacciata da sfalcio dei prati umidi, pascolo incontrollato e sfruttamento delle acque dei laghetti, riconosciuti come habitat di specie prioritarie.

Le misure urgenti e l’appello alle istituzioni

L’Associazione Naturalistica Gualdese ritiene indispensabile intervenire subito per preservare gli habitat, evitando trasformazioni ambientali legate a nuove infrastrutture, prelievi indiscriminati delle acque e taglio della vegetazione in prossimità delle zone umide. La richiesta di istituzione della ZSC è stata inviata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Comune di Gualdo Tadino e alla Regione Umbria, con l’obiettivo di attivare un percorso amministrativo che traduca la tutela in strumenti concreti.

Non si tratta solo di proteggere una singola specie, ma di salvaguardare un sistema di acque sorgive e corridoi ecologici che garantiscono resilienza all’intero paesaggio. In questo senso, il tritone crestato diventa una specie indicatrice: dove sopravvive lui, l’ecosistema conserva ancora qualità e funzionalità.

Il nodo dei monitoraggi e dei Piani di Gestione

L’associazione solleva anche interrogativi sui monitoraggi effettuati dalla Regione Umbria nel 2024 nei 102 siti Natura 2000 regionali, finalizzati all’aggiornamento dei Piani di Gestione e alla verifica dello stato di conservazione. Le domande poste dalla presidente sono dirette e non eludibili: «Dove sono i nuovi Piani di Gestione della Rete Natura 2000? Dove sono le azioni di ripristino previste dal progetto Life IMAGINE Umbria, cofinanziato dalla Commissione Europea?».

Il riferimento è ai laghetti carsici di Valsorda, riconosciuti come habitat di specie prioritarie protette, dove — secondo quanto segnala l’associazione — non risulterebbe ancora effettuato alcun intervento. Un ritardo che pesa, soprattutto alla luce delle nuove evidenze sulla presenza del tritone crestato in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Una finestra di opportunità per la conservazione

I due avvistamenti a Rasina aprono dunque una finestra di opportunità: trasformare una segnalazione scientifica in una scelta di pianificazione capace di coniugare tutela, agricoltura e sviluppo locale. La richiesta di una ZSC non è un vincolo fine a se stesso, ma uno strumento per governare il territorio con criteri di sostenibilità, evitando che interventi frammentari compromettano un patrimonio naturale che, una volta perso, difficilmente potrà essere recuperato.

In gioco non c’è solo il futuro del Triturus carnifex, ma la credibilità delle politiche di conservazione in Umbria e la capacità delle istituzioni di tradurre dati scientifici in azioni concrete.



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Mario Farneti
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