Una parete di 15 metri per 7 in via Antiochia diventa il manifesto visivo della rigenerazione urbana nella periferia Est di Terni. È stata inaugurata questa mattina la prima delle quattro opere monumentali previste dall’amministrazione comunale all'interno del Piano periferie, firmata da OZMO, nome d’arte di Gionata Gesi, artista toscano classe 1975 e tra i capofila storici della street art italiana. L’intervento segna il passaggio dall'edilizia di margine a uno spazio di confronto pubblico, impiegando il linguaggio dell'arte urbana come leva per ridefinire il tessuto sociale, promuovere l'inclusione e riattivare la memoria collettiva del quartiere.
Dalle politiche di inclusione al territorio: la strategia del Piano periferie per la zona Est di Terni
L'opera di via Antiochia non resta un intervento isolato, ma si inserisce in un quadro organico coordinato dalla direzione Welfare del Comune di Terni, guidata dalla dirigente Donatella Accardo. Il percorso ha visto il coinvolgimento diretto di associazioni territoriali, realtà del terzo settore, comitati di quartiere e residenti, attivi dallo scorso febbraio 2026 nella definizione dei servizi e degli spazi da restituire alla comunità.
A delineare la visione istituzionale dell'operazione è l’assessore al Welfare Alessandra Salinetti: “Un intervento che rappresenta una traccia concreta e visibile di un processo più ampio, avviato per contrastare i fenomeni di marginalità e rafforzare il rapporto tra luoghi, comunità e città. La rigenerazione non riguarda soltanto la trasformazione fisica degli spazi, ma anche la capacità di costruire nuove relazioni, rafforzare la partecipazione e sviluppare responsabilità condivise”. Secondo l'amministrazione, i laboratori di cittadinanza attiva e le iniziative di animazione socioculturale puntano a strutturare una sicurezza urbana partecipata, incentrata sulla cura diretta dei beni comuni.
Il Thyrus addomesticato e le armi deposte: la lettura site specific di OZMO tra storia industriale e mito
La composizione monumentale nasce da uno studio metodologico che l'artista toscano applica da tre decenni nello spazio pubblico, allontanandosi dalla decorazione fine a se stessa per costruire un'opera pensata esclusivamente per la città. OZMO ha recuperato l'iconografia identitaria ternana rielaborandola alla luce del presente: la cascata, il fiume Nera, la figura del cavaliere e il leggendario drago Thyrus perdono la loro valenza conflittuale per assumere nuovi significati.
“Se mi invitano a Terni faccio delle ricerche, cerco delle ispirazioni e lavoro su quelle che sono le simbologie, le mitologie e i cenni storici oppure il patrimonio artistico della città”, ha spiegato OZMO durante la presentazione. “In questo caso il drago non è stato distrutto ma è stato addomesticato. Il cavaliere, o forse questo Velino legato alla narrazione del fiume, è disoccupato, è annoiato e ha appoggiato lo smartphone. I fichi, il melograno, l'uva e le olive sono simboli di prosperità e le armi sono state riposte, richiamando anche il passato industriale della città, le acciaierie e le produzioni belliche. In alto l’arcobaleno rappresenta la coesistenza, la pace e il vapore acqueo che scompone la luce: elementi che aspettano solo lo sguardo dell'osservatore per essere interpretati”.
Dal cantiere alla partecipazione di quartiere: il ruolo di GemellArte e il confronto con i residenti

La realizzazione del murale ha trasformato per giorni l'area di via Antiochia in un laboratorio all'aperto, attirando l'attenzione e il dibattito quotidiano degli abitanti. L'iniziativa si è avvalsa del supporto organizzativo della curatrice Chiara Ronchini e della piattaforma internazionale indipendente GemellArte, impegnata nella diffusione dell'arte contemporanea nei contesti urbani.
L’artista ha voluto evidenziare il valore del riscontro diretto avuto con la cittadinanza durante i giorni di lavoro in quota: “Volevo ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile questo lavoro, Chiara Ronchini, GemellArte, e grazie ai cittadini di Terni che hanno commentato costantemente durante i lavori. C’era chi chiedeva spiegazioni, chi lo trovava troppo scuro o troppo chiaro, ma se un'opera suscita dibattito significa che funziona. Con il passare dei giorni il confronto è diventato sempre più positivo”. Con il completamento dei dettagli finali, il cantiere lascia spazio alla fruizione pubblica, primo tassello del programma che porterà nei prossimi mesi alla realizzazione di altri tre interventi murali nel quadrante orientale della città.