02 Jan, 2026 - 12:20

Terni sfida l’inverno demografico: al Santa Maria 1.100 nascite nel 2025, dato in controtendenza nazionale

Terni sfida l’inverno demografico: al Santa Maria 1.100 nascite nel 2025, dato in controtendenza nazionale

Terni accende un faro di speranza nella lunga notte demografica italiana. Mentre il Paese chiude il 2024 con 369.944 nascite, in calo del 2,6% rispetto all’anno precedente, e i primi sette mesi del 2025 segnano un ulteriore -6,3%, con un tasso di fecondità fermo a 1,18, il Punto Nascita dell’ospedale Santa Maria di Terni registra 1.100 parti nel 2025, con un +4% rispetto ai 1.057 del 2024. Un dato che non è solo statistica, ma racconto concreto di un presidio sanitario che tiene la barra dritta in mare aperto, controcorrente rispetto a un trend nazionale e regionale che continua a preoccupare.

In Umbria, infatti, il quadro resta critico. Nei primi sette mesi del 2025 i nati sono 2.513, con un calo del 9,6%, e Perugia si ferma a 1.655. In questo contesto, il Santa Maria si conferma hub di secondo livello e nodo centrale della rete regionale dei punti nascita, capace non solo di reggere l’urto, ma di attrarre anche da fuori regione.

Un modello assistenziale che funziona: numeri, competenze e integrazione

Terni capitale del parto senza dolore, all'ospedale numeri da record

A suggellare simbolicamente il bilancio di fine anno è la nascita di Edoardo, ultimo nato del 2025. Con lui, l’ospedale ternano chiude a 1.100 parti complessivi, di cui 250 gestiti in TIN e Neonatologia, risultato di un lavoro interdipartimentale e interaziendale che negli anni ha consolidato competenze, procedure e fiducia.

Il cuore del modello è l’ostetricia, ma il perimetro è più ampio. Ostetriche formate sull’ecografia office, ambulatori dedicati alla presa in carico della gravidanza, sviluppo strutturato del parto a Basso Rischio Ostetrico. Strumenti che, insieme, hanno costruito un percorso assistenziale riconoscibile e competitivo.

A fotografare questo lavoro è Natalina Manci, direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia del Santa Maria, che nel bilancio di fine anno ringrazia l’intera squadra: “Un grazie speciale al team di tutte le ostetriche che si sono fortemente impegnate nell’upgrade assistenziale, organizzando corsi di ecografia office per ostetriche, istituendo l’ambulatorio della presa in carico e attuando il parto a Basso Rischio Ostetrico, tutti strumenti vincenti per l’accoglienza e la gestione della gravidanza a termine”.

Sala parto, analgesia e TIN: la filiera della sicurezza e dell’accoglienza

Il dato positivo non nasce per caso. Un tassello centrale è la gestione del dolore in sala parto, tema che incide in modo diretto sulla scelta delle future mamme. Al Santa Maria, l’analgesia viene descritta come “ovattata”, sicura e continua, sotto la guida del direttore di Anestesia Rita Commissari e del responsabile della parto-analgesia Giuseppe De Masi. Un elemento che pesa, e molto, nella reputazione del reparto.

Accanto a questo, la presenza della TIN e il confronto quotidiano con neonatologia e pediatria rappresentano un ulteriore fattore di attrazione. Un lavoro coordinato dal Capodipartimento Materno-Infantile Federica Celi, che rafforza la capacità dell’hub ternano di gestire anche i casi più complessi, aumentando sicurezza e fiducia.

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Lo sottolinea ancora Natalina Manci: “La presenza della TIN e il confronto continuo con la neonatologia e la pediatria guidata dal Capodipartimento Materno-Infantile, la dottoressa Federica Celi insieme al suo team, riveste un ennesimo punto di forza e di attrazione extraregionale a cui dobbiamo molto del plus dei nati”.

Non meno rilevante il ruolo della Direzione Aziendale, che nel corso del 2025 ha investito su personale medico e dotazioni tecnologiche, in particolare nella diagnostica prenatale, rafforzando un’offerta che oggi si presenta come completa e affidabile lungo tutta la filiera della maternità.

Comunità, territorio e sostegno: il valore che va oltre l’ospedale

Terni accende un faro di speranza nella lunga notte demografica italiana. Mentre il Paese chiude il 2024 con 369.944 nascite, in calo del 2,6% rispetto all’anno precedente, e i primi sette mesi del 2025 segnano un ulteriore -6,3%, con un tasso di fecondità fermo a 1,18, il Punto Nascita dell’ospedale Santa Maria di Terni registra 1.100 parti nel 2025, con un +4% rispetto ai 1.057 del 2024. Un dato che non è solo statistica, ma racconto concreto di un presidio sanitario che tiene la barra dritta in mare aperto, controcorrente rispetto a un trend nazionale e regionale che continua a preoccupare.

In Umbria, infatti, il quadro resta critico. Nei primi sette mesi del 2025 i nati sono 2.513, con un calo del 9,6%, e Perugia si ferma a 1.655. In questo contesto, il Santa Maria si conferma hub di secondo livello e nodo centrale della rete regionale dei punti nascita, capace non solo di reggere l’urto, ma di attrarre anche da fuori regione.

Un modello assistenziale che funziona: numeri, competenze e integrazione

A suggellare simbolicamente il bilancio di fine anno è la nascita di Edoardo, ultimo nato del 2025. Con lui, l’ospedale ternano chiude a 1.100 parti complessivi, di cui 250 gestiti in TIN e Neonatologia, risultato di un lavoro interdipartimentale e interaziendale che negli anni ha consolidato competenze, procedure e fiducia.

Il cuore del modello è l’ostetricia, ma il perimetro è più ampio. Ostetriche formate sull’ecografia office, ambulatori dedicati alla presa in carico della gravidanza, sviluppo strutturato del parto a Basso Rischio Ostetrico. Strumenti che, insieme, hanno costruito un percorso assistenziale riconoscibile e competitivo.

A fotografare questo lavoro è Natalina Manci, direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia del Santa Maria, che nel bilancio di fine anno ringrazia l’intera squadra: “Un grazie speciale al team di tutte le ostetriche che si sono fortemente impegnate nell’upgrade assistenziale, organizzando corsi di ecografia office per ostetriche, istituendo l’ambulatorio della presa in carico e attuando il parto a Basso Rischio Ostetrico, tutti strumenti vincenti per l’accoglienza e la gestione della gravidanza a termine”.

Sala parto, analgesia e TIN: la filiera della sicurezza e dell’accoglienza

Il dato positivo non nasce per caso. Un tassello centrale è la gestione del dolore in sala parto, tema che incide in modo diretto sulla scelta delle future mamme. Al Santa Maria, l’analgesia viene descritta come “ovattata”, sicura e continua, sotto la guida del direttore di Anestesia Rita Commissari e del responsabile della parto-analgesia Giuseppe De Masi. Un elemento che pesa, e molto, nella reputazione del reparto.

Accanto a questo, la presenza della TIN e il confronto quotidiano con neonatologia e pediatria rappresentano un ulteriore fattore di attrazione. Un lavoro coordinato dal Capodipartimento Materno-Infantile Federica Celi, che rafforza la capacità dell’hub ternano di gestire anche i casi più complessi, aumentando sicurezza e fiducia.

Lo sottolinea ancora Natalina Manci: “La presenza della TIN e il confronto continuo con la neonatologia e la pediatria guidata dal Capodipartimento Materno-Infantile, la dottoressa Federica Celi insieme al suo team, riveste un ennesimo punto di forza e di attrazione extraregionale a cui dobbiamo molto del plus dei nati”.

Non meno rilevante il ruolo della Direzione Aziendale, che nel corso del 2025 ha investito su personale medico e dotazioni tecnologiche, in particolare nella diagnostica prenatale, rafforzando un’offerta che oggi si presenta come completa e affidabile lungo tutta la filiera della maternità.

Comunità, territorio e sostegno: il valore che va oltre l’ospedale

C’è poi un livello che sfugge ai grafici ma incide sul clima complessivo: il rapporto con il territorio. Il Santa Maria riconosce il sostegno ricevuto nel corso dell’anno da associazioni e realtà locali che hanno accompagnato il reparto con iniziative, presenza e supporto concreto. Dai Pagliacci alla Ternana Women, dall’Associazione Marika alla San Vincenzo de Paoli, passando per il Servizio Idrico Integrato, le Spartanes, Lo Zoo di Simona, il Corpo dei Vigili del Fuoco di Terni e AsiSolidale.

Un mosaico che racconta come, anche in sanità, la differenza la faccia l’ecosistema. In un’Italia che fatica a fare figli e in un’Umbria che registra uno dei cali più marcati, Terni non risolve il problema nazionale, ma dimostra che un modello organizzativo solido, investimenti mirati e una cultura dell’accoglienza possono ancora produrre risultati misurabili.

Non è una favola a lieto fine, ma un dato reale. E, in tempi di denatalità strutturale, non è poco.

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Federico Zacaglioni
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