02 Sep, 2026 - 21:00

A Terni le ricette si raccontano con 'Refoodies', percorso partecipativo tra cibo, migrazione e resilienza

A Terni le ricette si raccontano con 'Refoodies', percorso partecipativo tra cibo, migrazione e resilienza

Cosa racconta una ricetta quando viene preparata lontano da casa? Un ingrediente magari è introvabile, una preparazione potrebbe modificarsi e un piatto assumere un sapore inedito. Ma una ricetta non è mai "soltanto" una ricetta. È anzitutto una storia fatta di identità, cultura, memorie e tradizioni: espressioni che anche a centinaia o migliaia di chilometri di distanza restano intatte pur nella loro capacità di sapersi adattare e reinventare.

È proprio per svelare quelle storie che a Terni è nato 'Refoodies', un percorso partecipativo che intreccia cibo, migrazione e resilienza. Il progetto è promosso da Associazione Demetra e si presenta come qualcosa di più di un corso di cucina puntando a diventare uno spazio in cui condividere esperienze che si attivano attraverso il cibo e la convivialità.

Per una "resilienza gastronomica". A Terni prende il via 'Refoodies'

'Refoodies' ha preso il via nei giorni scorsi con la prima tappa a 'Spazio Trama' riscontrando un'ottima partecipazione. Una ventina le persone presenti, tutte con background e provenienze differenti, che hanno scelto di prendere parte a questo viaggio che si sviluppa in tre appuntamenti. In campo ci sono diversi professionisti che offriranno stimoli e spunti per andare a creare insieme un 'Ricettario della Resilienza Gastronomica'. Una iniziativa che si colloca in continuità con il lavoro che Demetra da oltre vent'anni porta avanti sul territorio tra progetti culturali, artistici, educativi e di inclusione. In esclusiva per la redazione di Tag24 Umbria ne abbiamo parlato con Anna Sobczak che coordina l'esperienza e Caterina Moroni di Associazione Demetra.

Associazione Demetra: "Non è un semplice corso di cucina"

Di cosa si tratta e come si svilupperà 'Refoodies'?

"Refoodies è un percorso partecipativo dedicato al rapporto tra cibo, migrazione e resilienza. L’idea nasce dalla volontà di esplorare le storie personali e collettive legate agli alimenti: i piatti che ci mancano, gli ingredienti che abbiamo dovuto sostituire, le ricette che abbiamo modificato o reinventato vivendo in un nuovo Paese o in una nuova città. Non si tratta quindi di un semplice corso di cucina, ma di un processo di incontro e co-creazione. Attraverso il cibo vogliamo raccogliere memorie, esperienze e competenze diverse, per trasformarle in un Ricettario della Resilienza Gastronomica".

"Dopo una fase di incontri, conoscenze e una chiamata pubblica, sono state coinvolte circa venti persone con esperienze e provenienze differenti. Il percorso - ci spiegano - è articolato in tre tappe. Il primo incontro c'è stato ad agosto e lo abbiamo dedicato alla raccolta di storie, sapori, profumi e ricette lavorando sulla memoria del cibo, sui viaggi e sugli adattamenti gastronomici, attraverso attività artistiche, narrative e partecipative. Ci rivedremo l'11 ottobre da Holy Food, sempre a Terni, con la cucina creativa. Insieme allo chef Alessandro Barzetta, il gruppo lavorerà alla trasformazione delle idee emerse nel primo incontro e alla creazione di un menù interculturale. A novembre è prevista la festa con la restituzione pubblica. Il percorso si concluderà con un evento aperto alla cittadinanza, durante il quale presenteremo il ricettario e faremo assaggiare il menù creato collettivamente. Le attività sono gratuite e non richiedono competenze specifiche: l’unico requisito è la disponibilità a partecipare, condividere e mettersi in ascolto".

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Il cibo è stato scelto proprio perché è un linguaggio quotidiano, concreto e accessibile: permette di parlare di sé anche quando non è semplice trovare le parole.

Che cosa vi aspettate da quest'esperienza e quale risposta avete ricevuto finora?

"Ci aspettavamo innanzitutto di creare uno spazio informale e accogliente, dove persone con storie diverse potessero conoscersi senza essere definite soltanto dalla propria provenienza o dalla propria esperienza migratoria. Il cibo è stato scelto proprio perché è un linguaggio quotidiano, concreto e accessibile: permette di parlare di sé anche quando non è semplice trovare le parole. Ci interessava inoltre osservare come le ricette cambiano quando ci si sposta. Un ingrediente che non si trova più può essere sostituito con uno locale; un piatto può modificarsi per adattarsi a nuovi gusti, nuove disponibilità o nuove relazioni. In questo senso, la cucina diventa una forma di resilienza: conserva la memoria, ma allo stesso tempo si trasforma. La risposta è stata molto positiva".

"Dopo una serie di incontri preparatori e una chiamata pubblica, si è formato un gruppo di circa venti persone. Durante il primo laboratorio abbiamo visto emergere molta curiosità, partecipazione e desiderio di raccontarsi. Al di là dei materiali prodotti, si sono create relazioni concrete: le persone hanno socializzato, si sono scambiate contatti e hanno continuato a comunicare anche dopo l’incontro. Questo - proseguono Sobczak e Moroni - per noi è un risultato importante. Il progetto ovviamente non mira soltanto alla realizzazione di un libro o di un evento finale, ma alla costruzione di uno spazio di relazione e di appartenenza, in cui le differenze possano diventare una risorsa comune".

In questo percorso avete coinvolto tre figure diverse, come si intrecceranno le diverse professionalità? Qui ci risponde Caterina.

"Il progetto mette in dialogo tre sensibilità diverse, l’artista Anna Sobczak (di origine polacco-tedesca con base a Napoli), che ha già collaborato in passato con Associazione Demetra in diversi progetti tra cui Voci Recluse e la residenza artistica Nutrimenti e Radici, ha il compito di costruire il dispositivo partecipativo: creare le condizioni perché le persone possano esprimersi, ascoltarsi e contribuire alla progettazione del percorso. Attraverso esercizi legati ai ricordi, agli odori, alle mappe, alle immagini e alla narrazione, l’arte diventa uno strumento per far emergere storie e connessioni. Lo chef Alessandro Barzetta accompagnerà il gruppo nella fase di sperimentazione culinaria. Il suo compito non sarà semplicemente proporre delle ricette già definite, ma aiutare a tradurre le idee e i racconti emersi in piatti concreti, lavorando sulle tecniche, sugli ingredienti, sugli equilibri e sulla possibilità di creare un menù condiviso. La fotografa Angela Peroni documenterà il processo, prestando attenzione non solo ai piatti, ma soprattutto alle persone, ai gesti e alle relazioni che si sviluppano intorno alla cucina. Il suo lavoro permetterà di restituire la dimensione visiva e umana del progetto, mostrando il percorso nella sua complessità e non soltanto il risultato finale. Insieme, queste tre prospettive permettono di lavorare su tre livelli: l’ascolto e la partecipazione, la trasformazione culinaria e la documentazione visiva. Il progetto nasce proprio dall’intreccio di questi linguaggi".

Chiudiamo l'intervista guardando alla restituzione del progetto: come e quando ci sarà?

"La restituzione è prevista per novembre 2026, al termine del laboratorio di cucina creativa. Vorremmo organizzare una festa aperta alla cittadinanza, durante la quale raccontare il processo e offrire in assaggio il menù nato dal lavoro collettivo. La restituzione non sarà quindi soltanto una presentazione conclusiva, ma un momento conviviale: un’occasione per incontrarsi, ascoltare alcune delle storie raccolte e condividere concretamente i piatti elaborati dal gruppo. In quell’occasione presenteremo anche il Ricettario della Resilienza Gastronomica, che raccoglierà le ricette, i racconti e le tracce del percorso. La data esatta dell’evento è ancora in fase di definizione, probabilmente il 21 o 22 novembre".

Nelle foto alcuni momenti del primo incontro a 'Spazio Trama'.
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Sara Costanzi
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