05 May, 2026 - 18:45

Terni, la Procura riapre le indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi. Nuovamente indagato l'ex marito

Terni, la Procura riapre le indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi. Nuovamente indagato l'ex marito

Era il 27 ottobre del 2009 quando Barbara Corvi sparì nel nulla, aveva 35 anni ed abitava a Montecampano, una frazione di Amelia. Di lei da quel giorno non si sono più avute notizie. Sposata e madre di due figli, all'epoca adolescenti, in questi quasi 17 anni non è mai arrivata una condanna.

Ora, grazie ai nuovi progressi della biologia forense, la verità potrebbe finalmente venire alla luce. La Procura di Terni ha infatti riaperto le indagini - riapertura avvenuta circa un anno fa a seguito di un servizio giornalistico. A riportare la notizia in prima battuta è stato Il Messaggero in un articolo a firma di Nicoletta Gigli. Indagati per omicidio e occultamento di cadavere, sono il marito di Barbara, Roberto Lo Giudice e suo fratello e cognato di Barbara, Maurizio Lo Giudice. Entrambi hanno sempre negato qualsiasi coinvolgimento. Altre due inchieste avevano preso piede in questi anni e la posizione di Roberto Lo Giudice era stata archiviata in entrambi i casi.

Disposte nuove analisi sulle cartoline spedite da Firenze

Qualche giorno dopo la scomparsa di Barbara alla casa di Montecampano arrivò una cartolina, spedita da Firenze: "Sto bene, ho solo bisogno di stare un pò da sola", queste le parole con cui rassicurava i figli. Poi ne giunse una seconda. Secondo gli inquirenti fu un tentativo di depistaggio ed è proprio su quelle due cartoline che ora si concentra il nuovo capitolo di questo caso con l'indagine che intende sottoporre a nuovi accertamenti il Dna repertato su di esse.  

"Gli straordinari progressi della biologia forense e nuovi spunti investigativi consentono, oggi, di aprire promettenti spiragli di verità sulla scomparsa di Barbara Corvi - ha detto in proposito l'avvocato Giulio Vasaturo, legale dei genitori e delle sorelle della donna scomparsa -. La famiglia di Barbara segue il lavoro degli inquirenti con la massima fiducia e pieno sostegno".

Il commento di Lo Giudice

Lo Giudice, che per un brevissimo periodo finì anche in carcere, ha commentato così la riapertura delle indagini: "Ora basta, non se ne può più. Io anche questa volta, come ho sempre fatto in passato, sono disponibile a sottopormi a qualsiasi accertamento perché non ho nulla da nascondere. Ho paura solo delle infamie non della verità e sono il primo a chiedere che venga finalmente fatta chiarezza sulla scomparsa di mia moglie".

Le parole del legale di Lo Giudice

Roberto Lo Giudice è difeso dagli avvocati Cristiano Conte e Giorgio Colangeli. Conte ha spiegato che un mese fa dalla Procura di Terni è arrivato "un invito per un accertamento tecnico irripetibile relativo alla presenza di Dna su delle cartoline spedite da Firenze alcuni giorni dopo la scomparsa di Barbara Corvi e recapitate ai figli".

"Cartoline - ha aggiunto - già in passato oggetto, di un'analisi grafologica che aveva escluso che fossero state scritte da Barbara Corvi, dal marito, dai figli e da una serie di altre persone. Quando nei giorni scorsi siamo stati convocati per il conferimento dell'incarico, abbiamo appreso che questa indagine era stata riaperta da circa un anno e non perché fossero emersi nuovi testimoni, prove, indizi o ritrovamenti. Ma perché una giornalista, nel 2024, aveva fatto un servizio, in via del tutto autonoma, nell'ambito di una trasmissione Rai".

Il servizio giornalistico, ha affermato il legale, era "basato, peraltro, sulle dichiarazioni di un pentito di origini pugliesi già giudicate irrilevanti e inattendibili tanto dalla Procura di Terni, nella richiesta di archiviazione, che dal gip che aveva poi deciso in tal senso. In occasione della convocazione presso la procura di Terni per l'accertamento tecnico irripetibile, comunque, ci siamo riservati, chiedendo successivamente al gip di procedere con le modalità dell'incidente probatorio. Ad oggi non abbiamo avuto riscontro di questa istanza".

Conte ha sottolineato infine come "non è la riapertura delle indagini in sé a stupire, ma il fatto che questa sia avvenuta sulla base di un servizio giornalistico e non per la presenza di nuovi elementi". "Ci sembra oggettivamente poco" ha concluso.

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Sara Costanzi
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