04 Feb, 2026 - 21:50

Terni torna a Perugia in presidio: nuova protesta di Bandecchi per l'ospedale davanti al consiglio regionale

Terni torna a Perugia in presidio: nuova protesta di Bandecchi per l'ospedale davanti al consiglio regionale

Due pullman, qualche decina di auto private e il sindaco Stefano Bandecchi al volante della sua vettura, nonostante il maltempo e l’allerta gialla. Con questa colonna in partenza da Terni, con la presenza che si allarga anche ai consiglieri comunali Valdimiro Orsini e Francesco Maria Ferranti, la città dell’acciaio torna a presidiare Perugia per chiedere risposte definitive sul nuovo ospedale. È la seconda manifestazione organizzata dal primo cittadino dopo il presidio di dieci giorni concluso il 6 febbraio in piazza Italia, davanti ai palazzi della Regione. L’appuntamento di giovedì 5 gennaio è per le 10.30 di fronte a Palazzo Cesaroni, dove si riunirà il consiglio regionale. Anche questa volta Bandecchi ha scelto di non esporre simboli di partito, presentando l’iniziativa come una rivendicazione corale della comunità ternana contro quella che viene percepita come una Regione sorda e dilatoria.

La mobilitazione odierna si configura come un’escalation dopo il primo presidio, convocato come “promemoria” più che come protesta di massa. In quell’occasione, il sindaco guidò personalmente il corteo e annunciò un sit-in pacifico e “silenzioso” con una scadenza precisa: dieci giorni per avere segnali concreti dalla Regione. Alla scadenza, non avendo ricevuto risposte ritenute sufficienti, Bandecchi aveva minacciato di portare il dossier direttamente sul tavolo dei ministri Schillaci e Giorgetti. La partita è ora tornata nel teatro simbolico di piazza Italia, mentre all’interno di Palazzo Cesaroni la seduta del consiglio regionale si apre con il question time, sullo sfondo della nuova pressione della città dell’acciaio sulla giunta Proietti.

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Il conflitto sui numeri: il divario da 500 milioni che blocca tutto

Al centro dello scontro c’è un divario sui costi che sembra incolmabile e che alimenta accuse reciproche di opacità e mala fede. Il Comune di Terni difende un progetto di project financing che il sindaco Bandecchi descrive come “già validato tecnicamente, sostenibile economicamente e pensato per garantire la continuità operativa”. Una soluzione, a suo dire, che avrebbe una copertura già stanziata di 128 milioni di euro e un costo complessivo tra i 220 e i 280 milioni, con tempi di realizzazione quantificati in circa 5 anni. La Regione Umbria, dal canto suo, parla di cifre completamente diverse. In sede regionale circolano valutazioni che stimano l’investimento necessario tra i 500 e i 600 milioni, quando non addirittura di 780 milioni. Una forbice che la Lega, in Consiglio regionale, ha definito tale da rendere “indefinibile qualsiasi cronoprogramma” e da posticipare l’opera di “10 o 15 anni”.

Il sindaco Bandecchi bolla queste stime come “uno spreco di denaro mostruoso” e una manovra per non fare nulla. “Restiamo basiti - ha dichiarato - dal fatto che un privato fosse pronto a costruire un ospedale a Terni con un investimento di 280 milioni, mentre oggi se ne vogliono spendere 780”. Una narrazione che a Terni attecchisce e alimenta la rabbia: la sensazione è che si stia gonfiando artificiosamente il costo per giustificare un rinvio sine die. La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha respinto l’ipotesi del project financing, sostenendo che “era stato bocciato da una commissione tecnica nella precedente legislatura e probabilmente subirebbe oggi la stessa sorte”, generando un esborso pluriennale “improponibile”. Per avviare i cantieri, spiega Proietti, serve prima un progetto preliminare che scaturirà dalla scelta della localizzazione.

IRCCS e ZES: le “questioni tecniche” viste come armi di distrazione di massa

Proprio mentre la piazza chiede chiarezza, il dibattito istituzionale rischia di perdersi in due intricate questioni tecniche che, secondo la prospettiva ternana, stanno diventando armi di distrazione di massa: il futuro IRCCS regionale e il possibile utilizzo delle procedure della Zona Economica Speciale (ZES).

Da un lato, la Regione ha inserito nel dibattito la possibilità di far diventare il nuovo ospedale di Terni un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), un polo di eccellenza e ricerca. Una prospettiva che, nelle intenzioni di Palazzo Donini, dovrebbe qualificare l’investimento. A Terni, però, questa ipotesi viene guardata con sospetto. Si teme che dietro la parola “ricerca” si nasconda in realtà l’ennesimo strumento per ribaltare gli equilibri e declassare l'Azienda ospedaliera ternana. Le voci più critiche, sia in ambito politico che sanitario locale, paventano uno scenario in cui l’IRCCS sia solo uno specchietto per le allodole, e che alla fine - dato che si tratta di una struttura da realizzare in concerto con l'Università - venga di fatto “concentrato” a Perugia, lasciando a Terni un ruolo subordinato o, peggio, un ospedale “mutilato” delle sue funzioni di alta specialità. “Parlando di IRCCS senza aver prima definito dove, come e quando si costruisce l’ospedale - accusa un esponente della maggioranza comunale - si fa solo confusione. È un modo per spostare il goal e far perdere di vista l’obiettivo primario: dare a Terni una struttura sanitaria moderna e sicura”.

Dall’altro lato, sono circolate indiscrezioni sull’ipotesi di utilizzare le procedure accelerate della ZES per velocizzare l’iter autorizzativo del nuovo ospedale. Anche questa strada, però, è contestata e vista come una forzatura. In ambienti giuridici e nell’opposizione regionale si fa notare come la ratio delle Zone Economiche Speciali sia incentrata sullo sviluppo produttivo e industriale, non sulla realizzazione di opere pubbliche sanitarie. A Terni, questa ipotesi viene letta come l’ennesimo “cavillo” burocratico, un labirinto procedurale in cui il progetto potrebbe impantanarsi per anni. “Prima ci dicono che i tempi sono lunghi per i soldi, poi inventano scorciatoie normative che sono tutto fuorché certe - afferma il vicesindaco Riccardo Corridore - La sensazione è che si cerchino tutti gli appigli possibili per non dire un semplice ‘sì, lo facciamo’”.

Una frattura ormai strutturale tra Terni e Perugia

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La presidente Proietti ha assicurato che la decisione sul sito - per il quale è stato presentato uno studio con cinque aree idonee, incluso l’attuale Colle Obito - sarà presa “entro pochi mesi”, contestualmente all’approvazione del nuovo Piano sociosanitario. Ma per la piazza di oggi, le promesse sui “mesi” non bastano più. Lo stesso Bandecchi, durante il primo presidio, aveva lanciato un grido d’allarme sulle condizioni dell’attuale struttura: “Perché quest’estate, tutti coloro che saranno ricoverati nell’ospedale di Terni avranno stanze e corridoi senza aria condizionata”.

Mentre i gazebo tornano a presidiare piazza Italia, la partita sembra dunque destinata a continuare su due piani paralleli e sempre più distanti. Da un lato, Bandecchi punta sulla pressione diretta e minaccia il ricorso al governo nazionale, cavalcando una rabbia cittadina che travalica gli schieramenti. Dall’altro, la Regione, pur riconoscendo l’urgenza dell’opera, insiste su un iter procedurale complesso, fatto di piani, valutazioni tecniche e dibattiti su IRCCS e ZES che ai ternani suonano come un lontano rumore di fondo. La frattura tra Terni e Perugia, che va ben oltre un singolo cantiere, attende ancora di essere ricomposta. Ma il tempo, come l’aria condizionata nell’ospedale vecchio, potrebbe iniziare a scarseggiare per tutti.

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Federico Zacaglioni
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