Il coraggio ha il volto segnato e i lividi di una donna di 39 anni, cittadina nigeriana, e la voce tremante di chi, trascinando con sé i propri figli, ha deciso che la paura non poteva più chiuderle la bocca. È andata dai Carabinieri di Terni e lì, davanti ai militari, ha raccontato quasi due anni di umiliazioni, minacce e botte. Una violenza che in casa, ormai, non era più possibile nascondere neppure ai bambini, testimoni inconsapevoli ma quotidiani di quel terrore.
Da quella denuncia, ascoltata e raccolta con attenzione, è partita un’indagine lampo che ha portato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Terni a disporre la custodia cautelare in carcere per il marito, un 43enne nigeriano residente da tempo nella città umbra. L’uomo è gravemente indiziato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. L’arresto, eseguito giovedì scorso, è il punto di arrivo provvisorio di una vicenda di violenza domestica gestita attraverso le procedure d’urgenza del cosiddetto “Codice Rosso”, che accelera e tutela i percorsi giudiziari per le vittime di certi reati.

Il provvedimento del gip, emesso su richiesta della Procura della Repubblica di Terni, non si basa su una sentenza definitiva – il processo dovrà ancora celebrarsi – ma sulla valutazione di indizi di colpevolezza giudicati gravi e sull’esigenza di proteggere immediatamente la donna e i figli minori della coppia. L’uomo, secondo quanto ricostruito dalle indagini coordinate dalla Procura e condotte dagli stessi Carabinieri della Stazione di Terni, dovrà rispondere di un sistema di vessazioni cominciato nel febbraio del 2023.
La donna, nella sua deposizione, ha dipinto un quadro di soprusi continui, punteggiato da episodi di violenza verbale e fisica che si consumavano spesso sotto gli occhi dei figli. Una spirale che, secondo l’accusa, è andata inesorabilmente stringendosi fino a esplodere in tutta la sua brutalità nella mattinata di domenica 28 gennaio scorso. Quel giorno, al culmine di una lite, l’uomo avrebbe aggredito la moglie colpendola ripetutamente con schiaffi e pugni al volto.
Le conseguenze di quell’aggressione sono state tali da costringere la donna a cercare cure mediche. I sanitari del pronto soccorso dell’Ospedale “Santa Maria” di Terni le hanno riscontrato lesioni guaribili in quindici giorni, certificando così la gravità dei colpi ricevuti. È stato probabilmente questo ennesimo, brutale episodio a farle trovare la forza definitiva per spezzare il silenzio e rivolgersi alle autorità.

L’attivazione del “Codice Rosso” ha permesso una corsia preferenziale per le indagini. Gli accertamenti dei Carabinieri, svolti in stretta sinergia con il pm di turno, hanno confermato in tempi rapidi il quadro descritto dalla vittima, fornendo alla Procura gli elementi per chiedere al gip una misura cautelare coercitiva. Il giudice, valutata la persistenza del pericolo, ha concordato sulla necessità di allontanare l’indagato dal nucleo familiare, disponendo per lui la custodia in carcere.
Nella mattinata di giovedì, dopo alcune ore di ricerche, i militari sono riusciti a rintracciare il 43enne in città. L’uomo è stato quindi formalmente arrestato e condotto presso la Casa Circondariale di Voc. Sabbione, dove rimarrà in attesa delle successive decisioni dell’autorità giudiziaria. La sua posizione, come ricordato anche nel comunicato delle forze dell’ordine e come prescritto dalla legge, è ancora quella di un innocente. Il procedimento è infatti nella fase delle indagini preliminari e solo un eventuale giudizio di condanna passato in giudicato potrà stabilirne la responsabilità penale.
Tuttavia, la vicenda sottolinea ancora una volta il meccanismo di protezione che il “Codice Rosso” intende innescare: l’obiettivo primario, in casi come questi, è interrompere sul nascere qualsiasi possibile reiterazione della violenza, offrendo alla vittima uno spazio di sicurezza immediato. La presenza dei minori durante gli episodi rappresenta, dal punto di vista giudiziario e psicologico, un’aggravante e un elemento di particolare allarme, che ha senza dubbio influito sulla decisione del gip.
La donna e i suoi figli sono ora sotto la protezione delle forze dell’ordine e dei servizi sociali del territorio, a cui spetta il complesso compito di sostenerli nel percorso di uscita dalla violenza, mentre la macchina della giustizia inizia il suo corso. La sua decisione di varcare la soglia della caserma, con i bambini al fianco, ha messo in moto un ingranaggio che, in pochi giorni, ha portato dalla denuncia all’arresto. Un caso che, nelle sue dinamiche, racconta una storia purtroppo non isolata, ma in cui i tempi rapidi dell’intervento lasciano intravedere un possibile, differente epilogo.