20 Jan, 2026 - 21:30

Terni, misure di prevenzione: tre divieti di ritorno per giovani stranieri firmati dal Questore

Terni, misure di prevenzione: tre divieti di ritorno per giovani stranieri firmati dal Questore

La Questura di Terni ha adottato tre provvedimenti amministrativi di divieto di ritorno nel territorio comunale nei confronti di altrettanti giovani stranieri. La misura, prevista dall’ordinamento in materia di sicurezza pubblica, è stata disposta al termine di un’attività istruttoria sviluppata sulla base di controlli di polizia e verifiche amministrative. I destinatari hanno un’età compresa tra i 19 e i 27 anni e non risultano avere residenza né domicilio stabile nel Comune di Terni.

Dal controllo del territorio alla decisione amministrativa

L’adozione dei provvedimenti si colloca all’interno di un più ampio lavoro di monitoraggio del territorio portato avanti dalle Forze dell’Ordine negli ultimi mesi. In particolare, l’attenzione degli operatori si è concentrata su alcune aree urbane interessate da episodi ricorrenti di conflittualità, tensioni tra gruppi e situazioni riconducibili al degrado urbano.

Nel corso di recenti interventi, il personale della Polizia di Stato ha proceduto all’identificazione di diversi soggetti presenti in città senza un legame stabile con il contesto locale. Le successive verifiche hanno consentito di accertare che tre giovani, di nazionalità tunisina, egiziana e marocchina, risultavano già noti alle Forze dell’Ordine per precedenti di polizia e segnalazioni giudiziarie.

L’assenza di una residenza, di un domicilio regolare o di un’attività lavorativa sul territorio ternano è stata uno degli elementi centrali emersi durante l’istruttoria. A questo si è aggiunta la valutazione della reiterazione di comportamenti ritenuti incompatibili con le esigenze di sicurezza urbana. Un quadro che ha spinto l’Autorità di Pubblica Sicurezza a ritenere necessario un intervento di tipo preventivo.

Il Questore Luigi Abenenante ha quindi firmato tre distinti provvedimenti di divieto di ritorno, ciascuno con durata triennale, impedendo ai destinatari di fare rientro nel Comune di Terni senza una specifica autorizzazione.

Prevenzione e sicurezza: una strategia che guarda al medio periodo

La scelta di ricorrere al divieto di ritorno risponde a una logica che privilegia la prevenzione rispetto all’intervento repressivo tradizionale. Si tratta di uno strumento che consente di agire prima che situazioni di disagio o tensione possano degenerare in episodi di maggiore gravità, incidendo sulla percezione di sicurezza dei cittadini.

Il divieto di ritorno non ha carattere punitivo in senso stretto, ma rappresenta una misura di prevenzione amministrativa finalizzata a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza urbana. L’obiettivo è duplice: da un lato, ridurre il rischio di ulteriori episodi di degrado o conflittualità; dall’altro, rafforzare il controllo del territorio, fornendo una risposta concreta alle esigenze di tranquillità espresse dalla comunità locale.

Cos’è il divieto di ritorno: il significato giuridico della misura

Dal punto di vista legale, il divieto di ritorno nel comune è una misura di prevenzione personale prevista dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Si tratta di un atto amministrativo adottato dal Questore nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche in assenza di una condanna penale definitiva.

La ratio della norma è quella di consentire all’Autorità di Pubblica Sicurezza di intervenire tempestivamente quando emergono elementi che fanno ritenere una presenza sul territorio potenzialmente dannosa per la collettività. La valutazione si fonda su una pluralità di fattori: precedenti di polizia e giudiziari, comportamenti reiterati, segnalazioni operative e mancanza di un radicamento legittimo nel comune interessato.

Il provvedimento ha una durata determinata, che può arrivare fino a tre anni, e comporta l’obbligo per il destinatario di non fare ritorno nel territorio indicato. L’eventuale rientro senza autorizzazione costituisce reato e può comportare conseguenze penali, tra cui l’arresto e il deferimento all’autorità giudiziaria.

È importante sottolineare che il divieto di ritorno è soggetto a garanzie procedurali. Il destinatario può impugnare l’atto davanti al giudice amministrativo, contestandone i presupposti, la motivazione o la proporzionalità. In questo senso, la misura si colloca in un equilibrio delicato tra la tutela della sicurezza pubblica e la salvaguardia dei diritti individuali.

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Lorenzo Farneti
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