Le smentite di rito sui retroscena ferragostani hanno ceduto il passo agli atti ufficiali: a Palazzo Spada la maggioranza guidata dal sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, si riassetta con la formalizzazione di una scissione interna.
A fare da spartiacque sono stati i video diffusi dal primo cittadino dal suo yacht in Croazia, nei quali ha archiviato l'esperienza politica con Alternativa Popolare per concentrarsi sul nuovo soggetto identitario, Dimensione Bandecchi, a distanza di mesi dal comunicato congiunto di gennaio con il presidente nazionale di Ap, Paolo Alli che aveva cristallizzato la situazione del gruppo consiliare seppure proprio Bandecchi fosse uscito dal partito di centrodestra, fondatore del PPE.
La dichiarazione del sindaco di Terni circa la fine di quell'esperienza, insieme a qualche mal di pancia che covava da tempo, hanno impresso un'accelerazione alle decisioni dei consiglieri comunali “dissidenti”, culminata nel deposito degli atti per la costituzione di un nuovo gruppo consiliare autonomo denominato Con Bandecchi per Terni.
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La nuova compagine consiliare accoglie quattro esponenti che dal rimpasto dello scorso febbraio avevano manifestato posizioni critiche all'interno della compagine di maggioranza municipale. A guidare la formazione nel ruolo di capogruppo è Marina Severoni, affiancata dal presidente della Prima Commissione consiliare, Andrea Sterlini, nelle vesti di vice capogruppo. Completano la squadra i consiglieri comunali Andrea Colasanti e Federica Mengaroni, mentre nei corridoi di Palazzo Spada non si esclude l'approdo a breve termine di altri transfughi provenienti dalle fila di Alternativa Popolare.
Nel documento formale siglato dai fondatori, il passaggio viene descritto come un'azione di rilancio a diciotto mesi dalla fine della consiliatura: “A poco più di diciotto mesi dal termine del mandato, la scelta dei firmatari intende offrire un'opportunità di rilancio e di ulteriore impulso alle attività dell'amministrazione guidata dal sindaco Bandecchi, operando in una prospettiva propositiva e di indirizzo politico nell'esclusivo interesse della comunità ternana. I numerosi dossier di rilevante priorità per Terni impongono di garantire alla maggioranza un'azione coordinata, incisiva e trasparente”.

A chiarire la collocazione dell'operazione è stata la stessa capogruppo Marina Severoni, precisando la natura dell'iniziativa dopo i contatti diretti con il capo dell'esecutivo cittadino: “Insieme ai colleghi Sterlini, Colasanti e Mengaroni abbiamo fatto questa scelta con convinzione, anche sul presupposto delle parole del Sindaco, e cioè che Alternativa Popolare non esiste più a Terni, con il chiaro intendimento di dare un nuovo impulso all’amministrazione fedeli al progetto originario, al programma amministrativo per cui siamo stati eletti ed a supporto del sindaco Stefano Bandecchi”.
Raggiunta telefonicamente, la consigliera ha ribadito il vincolo di maggioranza: “Noi siamo e restiamo in maggioranza e il sindaco lo sa. D'altronde c'è il suo nome in quello del nostro gruppo, che senza la sua leadership non avrebbe ragione di esistere. Abbiamo preso il nome e il simbolo della lista a lui collegata che ha eletto più consiglieri a Palazzo Spada, ben dieci. Questo gruppo nasce per dare più forza alla maggioranza, apportando idee e una visione dialettica”.
I retroscena danno conto di almeno due telefonate tra Bandecchi - in rientro a Roma e atteso domani in città - e i promotori della scissione. Il primo cittadino, pur fedele all'impostazione monocolore della sua compagine, avrebbe mantenuto un registro riflessivo, avviando al contempo una serie di colloqui telefonici con gli altri esponenti della maggioranza e con figure dell'opposizione. Sullo sfondo restano le frizioni emerse circa tre settimane fa sul nuovo ospedale di Terni, quando la conferenza stampa congiunta tra esponenti di Alternativa Popolare e il centrodestra aveva innescato tensioni mai del tutto sopite.

La manovra ha suscitato la reazione immediata della minoranza. Attraverso una nota a firma del capogruppo Pierluigi Spinelli e dei consiglieri dem, il Partito Democratico ha attaccato la tenuta dell'amministrazione: “Quello che fino a ieri veniva raccontato come un progetto politico compatto oggi si sta sgretolando pezzo dopo pezzo. La nascita del gruppo Con Bandecchi per Terni è l'ennesimo episodio di una crisi politica che accompagna stabilmente l'amministrazione. Non basta cambiare nomi ai gruppi per cancellare una crisi politica né sostenere che tutti continuano ad appoggiare il sindaco per far finta che nulla sia accaduto”.
Il documento del PD solleva un interrogativo sulla legittimità politica del patto di governo cittadino e sull'impatto per la comunità: “Il problema non è il destino di Alternativa Popolare e neppure quello delle sigle che nasceranno domani: il problema è Terni. Una città non può essere amministrata attraverso una successione continua di azzeramenti, sostituzioni, dimissioni e ricomposizioni. Se davvero Alternativa Popolare non esiste più a Terni, allora il sindaco e i consiglieri che continuano a sostenerlo hanno il dovere politico di spiegare ai ternani che cosa esiste al suo posto, quali siano oggi i confini di questa maggioranza e qual è il progetto che la tiene insieme oltre al sostegno personale al sindaco. Fuori da Palazzo Spada ci sono cittadini, famiglie e imprese che chiedono un governo stabile e concentrato sui problemi della città”.

L'assetto dell'emiciclo cittadino muta fisionomia, abbandonando la struttura a elenco per imporre una riflessione politica urgente sui numeri. A Palazzo Spada, dove il numero legale e la maggioranza assoluta si attestano a quota 17 voti, il blocco originario fedelissimo al sindaco si assottiglia. Alternativa Popolare resta il gruppo di maggioranza relativa con quattordici esponenti, guidati dal capogruppo Massimo Francucci. In questa formazione militano la presidente del Consiglio comunale Sara Francescangeli, affiancata da Claudio Batini, Ivano Consalvi, Raffaello Federighi, Ilaria Fortunati, Riccardo Fortunati, Maria Elena Gambini, Massimiliano Marchetti, Agnese Passoni, Mirko Presciuttini, Danilo Primieri, Giulia Rosati e Sandro Trequattrini. A loro si affianca, in un rapporto di convivenza ora tutto da testare, la neonata pattuglia dei quattro autonomisti di Con Bandecchi per Terni, capitanati dalla capogruppo Marina Severoni insieme al vice Andrea Sterlini, ad Andrea Colasanti e a Federica Mengaroni.
Sul fronte delle opposizioni, lo scacchiere restituisce una frammentazione che si è acuita dopo le elezioni. Il Partito Democratico presidia l'Aula con quattro scranni occupati dal capogruppo Pierluigi Spinelli, Michele Di Girolamo, Emidio Mattia Gubbiotti e Leonardo Patalocco. A chiudere il quadro del centrosinistra è la trincea del Movimento 5 Stelle, incarnata dal consigliere Claudio Fiorelli.
Numeri speculari a quelli PD per il Gruppo Misto, che accoglie figure civiche ed ex esponenti di partito come Orlando Masselli, Cinzia Fabrizi, Roberta Trippini e Guido Verdecchia. Il perimetro del centrodestra tradizionale si articola nei tre seggi di Fratelli d'Italia, rappresentati dal capogruppo Roberto Pastura, da Marco Celestino Cecconi e da Elena Proietti Trotti, a cui si aggiungono le azioni politiche del consigliere Francesco Maria Ferranti per Forza Italia e di Valdimiro Orsini per la lista Terni Masselli Sindaco.
Al netto della burocrazia istituzionale, la vera incognita che si allunga sul futuro dell'esperienza politica di Stefano Bandecchi è quella della stabilità nei prossimi diciotto mesi. Con un quorum fissato a 17 e una maggioranza formata in totale da 18 elementi (14 di AP e 4 del nuovo gruppo), più il voto dello stesso sindaco di Terni, l'esecutivo non gode più dell'ampio e rassicurante cuscinetto garantito dall'originario monocolore. I quattordici voti di Alternativa Popolare non bastano da soli a blindare l'approvazione delle delibere. Per questo i quattro consiglieri di Con Bandecchi per Terni vogliono ritagliarsi il ruolo cruciale di ago della bilancia. Un rischio di logoramento che il sindaco di Terni vorrà senza dubbio evitare, anche in ragione dell'immagine di leadership decisionista e fattiva su cui il primo cittadino ha fondato la sua parabola politica.