Un cittadino albanese è stato arrestato dalla Polizia di Terni. L'uomo era rintracciato e una volta tornato in Italia è stato identificato, nonostante avesse cambiato cognome. Decisiva la segnalazione di una madre che voleva far arrestare gli spacciatori di suo figlio, tra cui c'era il 37enne che ha ricevuto una condanna di 7 anni per droga.
Nella serata di sabato 8 marzo, la Squadra Volante della Questura di Terni ha fermato per un cittadino albanese di 37 anni. L’uomo, durante il controllo da parte della Squadra Volante, ha favorito alle forze dell'ordine un documento che attestava un cambio di cognome, il quale era stato acquisito attraverso il matrimonio con una donna italiana.
I controlli da parte degli agenti, però, hanno contribuito al riconoscimento dell'identità dell'uomo che era destinatario di un ordine di carcerazione per una condanna definitiva a sette anni di reclusione. L’uomo, infatti, era ricercato dopo la denuncia di una madre che si era rivolta alla Squadra mobile di Terni per rintracciare e porre in manette gli spacciatori di suo figlio, entrato nel tunnel della cocaina, visto che era la donnna a pagare questi debiti e il 37enne era tra questi.
La denuncia della donna era stata il passo fondamentale per l'avvio delle indagini che, inizialmente, non avevano prodotto nulla da rilevante sul caso. Nonostante alcuni arresti da parte delle forze dell'ordine per spaccio, le forze dell'ordine, però, non avevano trovato nessuna traccia del cittadino albanese, risultato come uno dei principlai indigati, visto il suo allontanamento dall'Italia.
L'uomo, infatti, era tornato nel suo paese d'origine, dove appunto era riuscito nel cambia d'identità, andando ad acquisire il cognome della moglie. Il suo rientro nel Belpaese, però, gli è risultato fatale. Una volta tornato in Italia, il 37enne albanese è stato identificato e per lui è partito l’ordine di carcerazione.
Ruolo fondamentale nell'operazione l'ha avuto la Squadra Volante nell'ambito di un contesto di sinergia da parte delle forze di polizia di Terni che continuano nella lora opera di monitoraggio del territorio e del contrasto del traffico di stupefacenti.
La polizia ha, infatti, aumentato i servizi di pattugliamento e attivato numerose indagini per contrastare la criminalità e prevenire il degrado sociale. Il caso della "madre coraggio", che ha denunciato i responsabili dello spaccio che avevano rovinato il figlio e colpito le finanze familiari, dimostra che, però, le forze dell'ordine non bastano e serve la collaborazione e, soprattutto, il ruolo attivo della cittadinanza nella lotta alla criminalità.