Bocciati dal Consiglio comunale gli aumenti delle tariffe Taric, in una seduta che ha acceso lo scontro tra amministrazione municipale e Acea sulla gestione di ASM e del servizio di raccolta. L’aula di Palazzo Spada ha respinto la presa d’atto del Piano economico finanziario 2026-2029 e le tariffe per l’anno in corso, con un voto di rottura che ha messo in discussione l’impianto regolatorio su cui si basa il sistema rifiuti. Nel dibattito sono emerse le critiche dell’opposizione sui costi del servizio e sulla copertura degli aumenti, mentre il sindaco Stefano Bandecchi ha attaccato duramente il modello della partecipata, rivendicando la ripartizione degli utili ottenuta e il ruolo del socio privato. Dopo il voto, è esploso anche il nodo contabile, con la segreteria generale che ha richiamato le possibili conseguenze della mancata approvazione delle nuove tariffe.
La svolta politica nell'aula consiliare di Terni si è consumata con un esito esplicito: 18 voti contrari, 6 astenuti e nessun voto favorevole. L'aula ha recepito l'indirizzo espresso dalla Terza Commissione consiliare, formalizzando una spaccatura aperta con i criteri definiti a livello regionale e nazionale. A illustrare le ragioni del no è stata l'assessore Michela Bordoni, che ha rivendicato la scelta della giunta di opporsi allo schema predisposto da AURI e ARERA, giudicato iniquo verso i contribuenti.

L'assessore Michela Bordoni ha chiarito che il dissenso espresso sia nell'assemblea dei sindaci di AURI per il subambito 4, sia nell'emiciclo cittadino, risponde alla volontà di scardinare una dinamica che scarica passivamente sulle famiglie le inefficienze del comparto.
“Il Comune di Terni non si è limitato a prendere atto del Piano Economico Finanziario, ma ha scelto di aprire una riflessione politica sul funzionamento dell'intero sistema. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini è necessario rendere il sistema più efficiente”, ha dichiarato l'esponente della giunta. Proseguendo nella sua analisi, l'assessore ha ribadito la necessità di un cambio di passo: “Abbiamo chiesto che venga aperto un confronto con AURI e con ARERA, lo abbiamo fatto votando in assemblea dei sindaci contro il PEF. Ma anche contro un sistema che porta oggi un aggravio di costi che non sono direttamente imputabili alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, ma che vedono la causa in una normativa nazionale che nessun governo vuole affrontare”.
Il confronto in aula ha registrato le posizioni articolate delle minoranze. Il consigliere Guido Verdecchia, per il Centrodestra, ha richiamato la proposta formulata dalla propria coalizione di destinare 1,65 milioni di euro provenienti dai dividendi di ASM per neutralizzare i rincari stabiliti da ARERA, stimati nell'ordine del 4,5% annuo per il biennio 2026-2027. Da parte sua, Marco Cecconi (FdI) ha posto l'accento sul peso complessivo della manovra, valutato in circa 1,2 milioni di euro all'anno, criticando la prassi di inviare i rifiuti indifferenziati verso la discarica di Orvieto con un costo sostenuto di circa 110 euro a tonnellata. Pur condividendo il blocco degli aumenti, Francesco Maria Ferranti (Forza Italia) ha evidenziato i limiti operativi della raccolta puntuale all'interno dei grandi condomini rispetto alle abitazioni autonome.
Il clima a Palazzo Spada si è surriscaldato con l'intervento del sindaco Stefano Bandecchi, giunto a un'analisi frontale dell'architettura societaria di ASM e della gestione dell'igiene urbana. Contestando l'idea che la gestione dei rifiuti non possa produrre utili redistribuibili attraverso la valorizzazione dei rifiuti, il primo cittadino ha passato al vaglio i numeri della partecipata: “Partiamo dall'utile prodotto dall'ASM: avete letto il bilancio? Avete guardato quanto il settore dei rifiuti incida sull'utile da 5 milioni? Il segmento igiene ambientale ha il segno meno. Il contributo della gestione ambientale da parte di ASM sui 5 milioni di utile è pari a zero, perché il ciclo dei rifiuti pensato a Terni e vincolato da contratti trentennali non funziona”.
Il sindaco si è scagliato contro la struttura delle società a capitale misto pubblico-privato, ravvisando una contrapposizione strutturale di interessi: “E' stato creato un ircocervo, un'azienda che è mezza privata e mezza statale, per me è una mostruosità... Ci sono degli interessi contrapposti tra il privato che deve creare lucro e guadagno e il pubblico”.
Entrando nel merito del rapporto tra uscite e ricavi del riciclo, Stefano Bandecchi ha aggiunto: “Quanto costa oggi e quanto raccoglie l'ASM dalla nettezza urbana? 30 milioni. Quanto ricava l'ASM da tutto lo sforzo che i cittadini fanno mettendo in 10 cestini diversi la loro nettezza urbana? 1 milione e mezzo di euro... Il sistema di raccolta nazionale e regionale è vecchio, inutile e non crea valore. E' fallimentare”.
Il passaggio cruciale ha riguardato la partnership strategica con il socio privato e il rifiuto di impegnare i fondi comunali derivanti dalla ripartizione degli utili di ASM per abbattere la tariffa: “Io su 5 milioni di utili ho fatto prendere a questo Comune 1 milione e mezzo, e non intendo riutilizzare quei soldi per ridarli indietro ad ASM in un meccanismo perverso che va solo ad arricchire ACEA, cioè il socio privato di questa società”.

Subito dopo la bocciatura dell'atto relativo al PEF, si è aperto un braccio di ferro di natura tecnico-contabile. La Segretaria Generale dell'ente è intervenuta ricordando all'aula che, trattandosi di un piano validato dall'autorità d'ambito AURI, la mancata approvazione delle nuove tariffe mantiene in vigore le aliquote precedenti. Questo allineamento determina un differenziale di copertura stimato tra 900.000 euro e 1,2 milioni di euro per il servizio svolto da ASM, che il bilancio dell'ente si troverà ora a dover affrontare.
Di fronte ai rilievi dell'organo di garanzia, Stefano Bandecchi ha rivendicato il valore politico della scelta, richiamando i patti parasocietari che regolano il controllo aziendale di ASM, la cui operatività fa capo ad Acea nonostante la quota del 55% in mano al Comune: “L'accordo parasocietario fa sì che la CEA [Acea] non sia più a gestione pubblica ma a gestione privata perché noi abbiamo il 55% nominalmente ma dagli accordi parasocietari noi non abbiamo la gestione... Non siamo noi che dobbiamo dare copertura a questa cifra, gliela dovrà dare un'azienda privata che è una S.p.A. che si chiama Acea... Se è un obbligo, allora è un'altra cosa, ma se dobbiamo votare, noi facciamo i passacarte, Segretario? No, non dobbiamo dare copertura a niente”.
Superato il passaggio sulle tariffe e sulla struttura del servizio, il Consiglio comunale ha successivamente approvato le modifiche al Regolamento TARIC. L'atto ha raccolto 20 voti favorevoli e 3 astenuti, allineando il testo cittadino ai dispositivi nazionali e alle delibere ARERA.
Il provvedimento introduce una riduzione del 60%, valida sia per la quota fissa sia per la quota variabile, applicabile alle utenze domestiche ubicate a oltre 300 metri dal punto di raccolta servito più vicino. Sul fronte delle procedure ambientali, è stabilita al 31 gennaio dell'anno successivo la scadenza per la presentazione della documentazione attestante il riciclo in proprio dei rifiuti, recependo le indicazioni del Decreto Legislativo 116/2020. L'impianto regolatorio recepisce infine le componenti perequative ARERA in bolletta - incluse le voci UR1 per i rifiuti raccolti accidentalmente o ripescati e UR2 per la copertura dei costi da eventi calamitosi - insieme ai criteri applicativi del bonus sociale rifiuti rivolto ai nuclei familiari in condizione di svantaggio.