19 Aug, 2026 - 18:20

Bandecchi torna a Palazzo Spada e stoppa il rimpasto: "Non c'è alcuna crisi, si va avanti così". Le reazioni

Bandecchi torna a Palazzo Spada e stoppa il rimpasto: "Non c'è alcuna crisi, si va avanti così". Le reazioni

er sfatare l'immagine dell'uomo solo assediato nel Palazzo che brucia, Stefano Bandecchi sceglie la strada del sarcasmo e dell'ironia. Dopo aver incontrato i cronisti che lo aspettavano sotto Palazzo Spada si è affacciato brandendo un fucile e una pistola giocattolo di legno e ridendo ha gridato alla stampa “Qui è tutto a posto!”. Il sindaco di Terni ha allontanato ipotesi di rimpasti e di modifiche alla squadra di governo e ha chiarito che per lui la nascita di un gruppo che porta il suo nome “Bandecchi per Terni” non cambia la sostanza del numero dei consiglieri che sostengono la sua amministrazione. Accanto alla reazione del primo cittadino si collocano quelle dell'ex vicesindaco Riccardo Corridore, che ribadisce di non aver chiesto alcun reintegro nell'esecutivo, e quella del capo di gabinetto alla Provincia e consigliere comunale di AP Raffaello Federighi, che chiede un confronto chiaro tra vertice e assemblea per blindare l'azione amministrativa.

Il blitz a Palazzo Spada tra polo, bermuda e il veto tombale sul rimpasto di giunta

Rientrato dalle ferie in Croazia, Stefano Bandecchi è salito nella sede municipale per una visita ufficiosa in polo e bermuda. Nessun vertice programmato, ma un rapido punto sull'agenda con il capo di gabinetto Aldo Bernocco e due incroci casuali sotto i portici: l'imprenditore del settore cooperativo Sandro Corsi e l'ex sindaco Leonardo Latini. Uno, cioè, che di problemi con la propria maggioranza ne ha vissuti parecchi, tanto da non essere ricandidato per il secondo mandato e da aver messo mano diverse volte alla composizione della sua giunta.

Una specie di consuetudine quella dei rimpasti e dei mal di pancia dei gruppi consiliari a Palazzo Spada che arriva da lontano, fin dalle giunte di centrosinistra e, addirittura, dalla seconda sindacatura di Gianfranco Ciaurro. Trent'anni sull'ottovolante della politica anche per via degli effetti stessi della legge elettorale che vede nel sindaco il traino e nelle compagini consiliari quei fenomeni tipici derivanti dalla difficoltà di gestire gli equilibri di potere tra esecutivo e organi di indirizzo e controllo.

Davanti ai taccuini, il sindaco di Terni ha affrontato direttamente la scissione dei quattro consiglieri ex AP: “Questo nuovo gruppo si chiama Bandecchi per Terni, giusto? Sono stati eletti con la lista che mi sosteneva. Il significato di questa scissione dovete chiederlo a chi l'ha fatta. Per me il significato sta in altre cose che non mi appartengono e non appartengono a quello che mi interessa per la politica di questa città”. Sul fronte giunta il blocco è categorico: “C'è aria di un nuovo rimpasto? No, non si cambiano assessori. Avrei voluto cambiare un assessore ma ora non si cambiano più assessori, proprio perché è avvenuta questa vicenda e quindi non ci sarà mai un rimpasto”.

I numeri della maggioranza a quota 18 e il capitolo chiuso sul ritorno di Riccardo Corridore

Respingendo le tesi delle opposizioni su una coalizione in frantumi, il capo dell'amministrazione di Palazzo Spada rivendica la stabilità dell'aula: “In maggioranza ci sono 18 consiglieri che evidentemente, come tutti gli esseri umani, hanno troppi mal di pancia tra loro. Ma io non c'entro nulla. Alcuni consiglieri creano un gruppo che porta il mio nome, segno che vogliono sostenermi: non mi sembra che siano passati al PD o a Fratelli d'Italia. Sapevo già tutto. Questi rituali della politica politicante non fanno parte di me: io devo mettere a terra i risultati, altrimenti mi sarei iscritto al PD o ad altre formazioni politiche per non concludere niente”.

Interpellato dall'emittente Am Television sui rumors relativi a un rientro in squadra dell'ex vicesindaco Riccardo Corridore, revocato nel rimpasto di febbraio, Stefano Bandecchi ha chiuso la porta: “No, non tornerà Corridore”.

La replica dell'ex numero due è arrivata poco dopo via social, confermando la linea del sindaco: “Con il sindaco sempre in sintonia - scrive Corridore - Bandecchi oggi: ‘Corridore non torna’, Corridore venerdì: ‘...le minestre riscaldate non piacciono. Ho voltato pagina da tempo...’. Le cose lineari a qualche ternano non piacciono, si fanno sempre voli pindarici con tanto di Mangiafuoco e Pinocchio. A Terni ci sono molti psicoterapeuti”.

L’intervento di Raffaello Federighi tra centralità dell'aula consiliare e primato del consenso elettorale

Sulle dinamiche di maggioranza prende posizione anche il consigliere comunale di AP e capo di gabinetto alla Provincia Raffaello Federighi. Il suo intervento è un richiamo esplicito alla necessità di un riallineamento dei ruoli tra poteri. Pur derubricando la scissione a evento non determinante per le sorti dell'ente, Federighi individua la radice dei malumori in un cortocircuito procedurale: il mancato dialogo organico tra chi amministra e chi è stato eletto per rappresentare i cittadini.

Il nodo cruciale sollevato da Raffaello Federighi è la difesa delle prerogative dell'aula contro ogni tentativo di scavalcamento. “Il gruppo consiliare esercita funzioni di indirizzo e controllo nei confronti della giunta e non viceversa”, rimarca il consigliere, tracciando un confine netto. Per questo motivo, diventa “impensabile che la giunta assuma iniziative importanti senza un preventivo confronto con i consiglieri”. L'appello è a un tavolo di confronto strutturale e sereno tra il sindaco di Terni e la sua maggioranza, che ripristini la responsabilità collegiale dell'iniziativa politica e neutralizzi influenze sull'azione politica.

È in questa cornice di rispetto per i pesi istituzionali che Federighi legge anche le dinamiche passate, salvando però con forza la qualità dell'azione di governo. I risultati sul fronte del dissesto finanziario, risolto “tenendo i conti in ordine e senza contrarre nuovi debiti”, sono considerati inoppugnabili. Sul piano personale, il capo di gabinetto provinciale ribadisce la propria coerenza istituzionale: concluderà il mandato nel gruppo in cui è stato eletto oppure si dimetterà nel silenzio, condividendo infine la netta chiusura al ritorno degli ex assessori e chiosando: “Non mi piacciono le minestre riscaldate, come ha detto qualcuno”.

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Federico Zacaglioni
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